Friuli Venezia Giulia

Camper sul Carso, la replica: «La sosta è consentita, il problema è far rispettare le regole»

16 agosto 2026 – ore 13:00 – «La sosta di un camper, quando viene effettuata nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, è perfettamente legittima». Arriva in redazione una precisazione in merito all’articolo dedicato alla presenza sempre più numerosa di camper, van e tende sul Carso, nato dalla segnalazione di un lettore che nei giorni scorsi aveva raccontato di aver contato 12 camper in una sola mattina sulla Napoleonica, quasi tutti con targa straniera.  A scrivere è un lettore che conosce il mondo del turismo itinerante e che propone una lettura differente del fenomeno, richiamando innanzitutto la normativa che disciplina la sosta delle autocaravan.

Il riferimento è all’articolo 185 del Codice della strada, che stabilisce che gli autocaravan, ai fini della circolazione e dei divieti e delle limitazioni alla sosta, sono soggette alla stessa disciplina degli altri veicoli. La stessa norma precisa che la sosta, «dove consentita», non costituisce campeggio, attendamento o simili quando il mezzo poggia sul suolo esclusivamente con le ruote, non emette deflussi propri e non occupa la sede stradale oltre il proprio ingombro.

Una distinzione che, secondo il lettore, è fondamentale per evitare di mettere sullo stesso piano chi parcheggia un camper e trascorre la notte all’interno del mezzo e chi invece allestisce una vera e propria area di campeggio.

La differenza non è soltanto teorica. Le indicazioni dell’Automobile Club d’Italia ricordano infatti che, quando vengono rispettate le condizioni previste dall’articolo 185, è consentito anche pernottare all’interno dell’autocaravan. Al contrario, l’occupazione dello spazio esterno al veicolo, l’installazione di elementi che trasformino la semplice sosta in un allestimento e lo scarico abusivo dei reflui possono far scattare violazioni.

Ed è proprio qui che, secondo il lettore, dovrebbe concentrarsi il problema sollevato dalla presenza dei camper sul Carso: non sulla presenza dei mezzi in sé, ma sul rispetto delle regole. «Non vi è alcun bisogno di introdurre nuove regole o divieti speciali», sostiene, perché la normativa già distingue chiaramente la sosta dal campeggio abusivo. Il tema, semmai, sarebbe quello di controllare e sanzionare le situazioni nelle quali la sosta si trasforma concretamente in campeggio.

Una posizione che sposta quindi il punto di osservazione rispetto alla segnalazione originaria. Se un camper occupa regolarmente uno stallo, rimane sulle proprie ruote, non invade lo spazio circostante e non scarica reflui, non può essere automaticamente considerato un campeggio abusivo soltanto perché al suo interno qualcuno ha trascorso la notte.

Anche sul fronte economico il lettore respinge l’idea che il camperista rappresenti necessariamente un turista alla ricerca di una vacanza «a scrocco». L’acquisto e il mantenimento di un camper comportano investimenti significativi e, una volta arrivati sul territorio, i viaggiatori itineranti possono contribuire all’economia locale attraverso ristoranti, bar, negozi, attività commerciali e acquisti di prodotti del territorio. «Ovunque si fermino, i camperisti portano ricchezza consumando nei ristoranti, acquistando nei negozi di vicinato e valorizzando le specialità enogastronomiche del territorio», osserva.

C’è poi un altro argomento sollevato nella lettera: il pagamento del bollo non dà però un diritto indistinto a parcheggiare ovunque, ma il camper, in quanto autoveicolo, è soggetto alle regole generali della sosta. Dove la sosta è consentita, non può essere discriminato semplicemente perché si tratta di un’autocaravan. Le amministrazioni possono comunque regolamentare la circolazione e la sosta attraverso gli strumenti previsti dal Codice della strada.

Ed è probabilmente proprio su questo terreno che si trova il punto di equilibrio tra le due posizioni. Da una parte c’è l’esigenza di tutelare il Carso, evitando che piazzole, parcheggi e aree naturali si trasformino progressivamente in campeggi improvvisati, con conseguenze sul decoro, sulla gestione dei rifiuti e sull’ambiente. Dall’altra c’è il diritto di chi viaggia in camper a utilizzare gli spazi pubblici nel rispetto delle regole, senza essere considerato automaticamente un campeggiatore abusivo.

La stessa normativa prevede, peraltro, specifici impianti igienico-sanitari e consente ai Comuni di istituire aree attrezzate riservate alla sosta e al parcheggio delle autocaravan. Il tema, quindi, potrebbe essere meno quello di «mandare i camper nei campeggi» e più quello di capire se Trieste e il suo Carso dispongano oggi di un’offerta adeguata per il turismo itinerante e, contemporaneamente, di controlli sufficienti per impedire gli abusi.

Perché le due cose possono convivere. Il camperista che parcheggia correttamente non è un campeggiatore abusivo. Chi trasforma invece una sosta in un insediamento all’aperto deve rispettare le regole previste per il campeggio.

La presenza dei 12 camper sulla Napoleonica resta dunque una fotografia interessante di un fenomeno turistico in crescita, ma da quella fotografia non è possibile stabilire quanti fossero semplicemente in sosta e quanti, invece, stessero effettivamente campeggiando.

Ed è forse proprio questa la distinzione dalla quale partire per affrontare il tema senza contrapporre residenti e camperisti: non una guerra a chi viaggia su quattro ruote, ma una discussione su regole, controlli, servizi e capacità del territorio di gestire un turismo che sta cambiando.

Articolo di Lorenzo Degrassi




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