Calo ossigeno nelle acque dolci. Lo studio su 21mila fiumi

I fiumi di tutto il mondo stanno progressivamente perdendo ossigeno a causa dell’aumento delle temperature legato al cambiamento climatico. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances, che ha esaminato l’evoluzione di 21.439 corsi d’acqua nel periodo compreso tra il 1985 e il 2023. Secondo lo studio, il fenomeno della deossigenazione rappresenta una minaccia crescente per gli ecosistemi di acqua dolce. La riduzione dell’ossigeno disciolto nelle acque può infatti compromettere gli habitat naturali, provocare la morte di pesci e altri organismi acquatici e favorire la diffusione di alghe tossiche.
La ricerca è stata coordinata dall’Istituto di Geografia e Limnologia di Nanjing dell’Accademia Cinese delle Scienze, sotto la guida di Qi Guan. Per realizzare l’analisi, gli studiosi hanno utilizzato dati satellitari e climatici raccolti nell’arco di 38 anni grazie alla costellazione statunitense Landsat, il cui primo satellite venne lanciato nel 1972. Dai risultati emerge che la concentrazione di ossigeno nelle acque fluviali è diminuita mediamente di 0,045 milligrammi per litro ogni dieci anni. Alla base del fenomeno vi sarebbero soprattutto il progressivo aumento delle temperature globali e le ondate di calore di breve durata ma particolarmente intense.
Un ruolo significativo sarebbe stato svolto anche dalla costruzione di nuove dighe, che alterano il naturale trasporto dei sedimenti e modificano gli equilibri degli ecosistemi fluviali. Tra le aree più colpite figurano i fiumi dell’India e della parte orientale degli Stati Uniti, dove il processo di deossigenazione è risultato particolarmente rapido nel corso degli ultimi decenni.
Gli autori dello studio hanno inoltre elaborato scenari previsionali per il resto del XXI secolo. Secondo le stime, in assenza di misure efficaci contro il cambiamento climatico, la perdita di ossigeno nei fiumi continuerà ad aumentare, con un tasso di deossigenazione previsto pari al 4,7%. Per i ricercatori, i risultati evidenziano la necessità di sviluppare strategie specifiche per limitare la riduzione dell’ossigeno nelle acque interne e prevenire conseguenze ecologiche potenzialmente gravi su scala globale.
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