Cultura

Boy George nella bufera per il brano pro-Israele “We Will Dance Again”

Boy George è finito al centro di una violenta polemica dopo aver pubblicato sui propri profili X e Instagram una nuova canzone intitolata “We Will Dance Again”, condivisa con il titolo in ebraico “עוד נרקוד” (“Od Nirkod”) e accompagnata dalla parola “Shalom”. Il brano, che al momento non è disponibile sulle principali piattaforme di streaming, prende apertamente posizione a favore di Israele e contesta la definizione di “genocidio” riferita all’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza.
Il titolo richiama uno degli slogan diventati simbolo della resilienza israeliana dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 al festival musicale Nova, nel quale centinaia di persone furono uccise e numerosi partecipanti presi in ostaggio. La stessa espressione è stata utilizzata anche come titolo di un documentario del 2024 dedicato a quella tragedia.

I versi

La presa di posizione di Boy George è esplicita fin dai versi iniziali: “You say genocide / I say war / When you’re attacked / That’s what the army is for”, ovvero: “Tu dici genocidio, io dico guerra. Quando vieni attaccato, è a questo che serve un esercito”. Nel testo il leader dei Culture Club presenta quindi l’operazione militare israeliana come una risposta agli attentati del 7 ottobre e respinge le accuse di genocidio rivolte allo Stato ebraico.
Il cantante critica inoltre gli artisti che hanno espresso solidarietà alla causa palestinese, accusandoli di avere una memoria selettiva e di lasciarsi influenzare dalla propaganda online: “You condemn the Jews, with selective memory/ Musicians holding flags, mouthing like sheep/ Propaganda fuelled by the Internet feels so weak”. In altri passaggi ricorda le violenze compiute durante l’attacco di Hamas, citando gli stupri e gli omicidi avvenuti il 7 ottobre.

Le reazioni sul web

L’uscita del brano ha però provocato una durissima ondata di reazioni sui social. Molti utenti hanno accusato Boy George di ignorare la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza e di negare le conclusioni di numerose organizzazioni internazionali. Amnesty International, Human Rights Watch e diverse commissioni delle Nazioni Unite hanno infatti sostenuto che vi siano elementi riconducibili al genocidio o ad altri gravi crimini internazionali nelle operazioni militari israeliane, accuse che Israele continua a respingere con decisione. Le critiche online sono state particolarmente feroci. Un utente ha scritto: “Non lo sai che sono stati uccisi più di 20.000 bambini, che una popolazione è stata sottoposta a pulizia etnica e che oltre l’80% delle infrastrutture è stato distrutto? Vergogna”. Un altro ha definito la canzone “una repellente propaganda sionista pensata per giustificare il massacro dei palestinesi”. C’è chi ha attaccato anche la figura dell’artista inglese, commentando: “Musica orribile, persona orribile. Hai distrutto qualsiasi buona fede qualcuno potesse avere nei tuoi confronti”, mentre un altro fan deluso ha scritto: “Ha venduto la sua anima. I suoi parenti irlandesi che hanno combattuto per la libertà ne sarebbero inorriditi”.
Tra i commenti sono riemersi anche riferimenti al passato giudiziario del cantante: diversi utenti hanno ricordato la condanna inflitta a Boy George nel 2009, dopo che era stato riconosciuto colpevole di aver sequestrato e aggredito un escort nel suo appartamento londinese, episodio per il quale scontò una pena detentiva.
Non sono mancati comunque anche giudizi positivi da parte di alcuni fan. “Grazie per la tua lucidità morale e per aver fatto sentire la tua voce”, ha scritto una di loro, mentre un altro ha commentato: “Come artista israeliano, ho perso il coraggio di parlare. Ti sono davvero grato, perché gli attacchi sono stati troppo pesanti da sopportare”.

I precedenti

Non è la prima volta che Boy George interviene pubblicamente sul conflitto israelo-palestinese. In una recente intervista al Telegraph aveva raccontato il forte legame personale che lo unisce alla comunità ebraica. Dopo l’accoltellamento di due uomini ebrei a Golders Green, nell’aprile scorso, aveva inoltre espresso pubblicamente la propria solidarietà, dichiarando: “Dobbiamo far sapere alla nostra comunità ebraica che la sosteniamo”.
Solo pochi mesi fa, tuttavia, il cantante aveva adottato una posizione più sfumata. In occasione della sua partecipazione all’Eurovision Song Contest con San Marino, rispondendo alle polemiche sul boicottaggio della manifestazione da parte di alcuni Paesi contrari alla presenza di Israele, aveva affermato: “Mi chiedono, a me che ho dei principi, di voltare le spalle ai miei amici ebrei? Questo non accadrà mai. Fin dall’inizio della mia carriera ho indossato la Stella di David… Mi sento molto legato al popolo ebraico. Non sono necessariamente legato a Israele. Non ho un’opinione precisa al riguardo. Ma la missione della musica è unire le persone”.
Con “We Will Dance Again”, però, quella posizione appare decisamente cambiata: il nuovo brano rappresenta infatti un sostegno esplicito alle ragioni di Israele e segna una presa di posizione netta su uno dei temi più divisivi dell’attualità internazionale.




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