Bonifica di Crotone, il Tar accoglie il ricorso di Eni e la palla sul destino dei veleni passa al Ministero
Dopo l’accoglimento del ricorso Eni da parte del Tar si teme l’addio allo smaltimento dei rifiuti della bonifica di Crotone fuori Calabria
CROTONE – Il Tar Calabria ha stabilito che spetterà al ministero dell’Ambiente pronunciarsi sulla destinazione finale dei veleni di Crotone. Accogliendo il ricorso di Eni Rewind, i giudici amministrativi di Catanzaro hanno superato il blocco procedurale che si era generato nei mesi scorsi tra istituzioni centrali, Regione Calabria, Comune e Provincia di Crotone. La decisione riapre di fatto l’istruttoria ministeriale sulla gestione dei materiali contaminati provenienti da decenni di industrializzazione selvaggia e impone una nuova valutazione tecnica della proposta presentata dalla multinazionale.
La vicenda
La vicenda affonda le sue radici nella complessa storia ambientale del litorale crotonese, contrassegnata storicamente dalla presenza di un imponente polo chimico e industriale le cui attività hanno lasciato sul terreno un grave carico di contaminazione. Il sito di Crotone, Cassano e Cerchiara, riconosciuto come area da bonificare con decreto ministeriale nel settembre 2001, comprende al suo interno ampie porzioni di terreno, discariche prospicienti il mare e residui di lavorazioni industriali da sottoporre a messa in sicurezza permanente e bonifica. Tra questi materiali figurano scorie storiche, residui contenenti amianto e sostanze caratterizzate dalla presenza di nuclidi radioattivi di origine naturale, note come Tenorm, che richiedono specifiche modalità di trattamento, trasporto e smaltimento.
Il veto della Regione
Per gestire un intervento di dimensioni ed elevate complessità tecniche, Eni Rewind, in qualità di soggetto proprietario di una parte delle aree e responsabile dell’attuazione delle opere, aveva articolato la bonifica in più fasi progettuali. Nell’ambito della Fase 2, inerente le discariche fronte mare e le aree industriali, la realizzazione dei depositi preliminari e delle strutture di trattamento necessitava del rilascio del Provvedimento unico in materia ambientale da parte della Regione Calabria. Nel rilasciare il titolo regionale nel 2019, l’amministrazione calabrese allora guidata dal governatore Mario Oliverio aveva inserito una specifica prescrizione, stabilendo che i rifiuti estratti dovessero trovare collocazione finale esclusivamente al di fuori del territorio regionale. Il vincolo era stato successivamente recepito dal Ministero nel decreto di approvazione del Progetto operativo di bonifica nel marzo 2020.
La discarica di scopo
Il quadro operativo si è tuttavia modificato in seguito all’entrata in vigore del decreto legislativo 101 del 2020, che ha ridefinito la normativa sulla radioprotezione e reso estremamente rigidi i parametri per la gestione dei materiali Tenorm associati all’amianto. Evidenziando la difficoltà, se non l’impossibilità, almeno dal suo punto di vista, di individuare impianti idonei a ricevere questa tipologia di rifiuti al di fuori dei confini regionali, Eni Rewind aveva presentato nell’ottobre 2022 una richiesta di variante al progetto originale. La proposta prevedeva la realizzazione di una discarica di scopo interna al perimetro del sito industriale di Crotone, destinata ad accogliere in sicurezza i materiali provenienti dalla bonifica della discarica ex Fosfotec dell’area Farina-Trappeto.
Il blocco decisionale
L’avvio dell’iter sulla variante ha tuttavia innescato un prolungato blocco decisionale tra gli enti coinvolti. Il ministero dell’Ambiente, nel corso della conferenza di servizi istruttoria del febbraio 2023, aveva chiuso i lavori sostenendo che il destino dei rifiuti fuori regione fosse un elemento immodificabile in quanto stabilito dal titolo ambientale regionale, giungendo poi nel maggio successivo alla formale conclusione negativa del procedimento. La Regione Calabria aveva archiviato l’istanza di autorizzazione ambientale per la variante, affermando che la competenza a modificare le scelte sulla destinazione finale dei residui spettasse unicamente alla procedura di bonifica nazionale guidata dal Ministero.
I motivi aggiunti
Accogliendo i motivi aggiunti proposti da Eni Rewind nel ricorso, la prima sezione del Tar Calabria ha smontato la tesi dell’immodificabilità della prescrizione ministeriale. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di un Sito di interesse nazionale regolato dall’articolo 252 del Codice dell’ambiente, la competenza primaria ad esprimersi sul progetto di bonifica e sulle relative varianti risiede in capo al ministero dell’Ambiente. Di conseguenza, l’amministrazione centrale non poteva giustificare la chiusura negativa della procedura adducendo l’impossibilità di superare il vincolo regionale, ma era tenuta ad esercitare i propri poteri di riesame e valutazione tecnica nell’ambito del procedimento di sua spettanza.
Riaperta l’istruttoria
La sentenza non autorizza in modo automatico la realizzazione della discarica di scopo a Crotone, materia sulla quale la magistratura amministrativa non può sostituirsi alle discrezionalità della Pubblica Amministrazione. La decisione impone tuttavia al ministero dell’Ambiente di riaprire il confronto tecnico e procedimentale, riassumendo la regia dell’intervento di bonifica e valutando la variante presentata alla luce dell’evoluzione normativa, delle esigenze di tutela ambientale e delle posizioni di tutti gli enti territoriali coinvolti.
Si teme l’addio allo smaltimento fuori regione
Tuttavia, il verdetto dei giudici amministrativi spalanca la strada a dubbi angosciosi e profonde preoccupazioni che lacerano il territorio. Se da un lato lo sblocco formale delle procedure evita che la bonifica rimanga impantanata in un limbo infinito, dall’altro riapre la spaccatura sociale sull’impatto ambientale finale. La prospettiva che cade con l’annullamento del vincolo regionale è proprio quella del trasferimento definitivo dei veleni altrove. Il timore diffuso tra i cittadini e i comitati ambientali è che la soluzione della discarica di scopo trasformi Crotone, da territorio da bonificare, a deposito permanente per le scorie tossiche e radioattive. Una ferita aperta per una popolazione che per decenni ha pagato un prezzo altissimo in termini di salute e contaminazione, e che ora vede sfumare la garanzia di una liberazione totale da quei residui industriali.
Ok del Corap agli scarichi di acque reflue
Accanto alla partita giudiziaria sul destino dei rifiuti, l’operatività del cantiere va avanti a colpi di autorizzazioni ordinarie. Tra queste c’è il nulla-osta idraulico rilasciato dal Consorzio regionale per lo sviluppo delle attività produttive. Il Consorzio ha autorizzato Eni Rewind a scaricare e trattare le acque reflue prodotte dal cantiere della variante al progetto di bonifica all’interno della rete fognaria consortile e della linea chimico-fisica del depuratore industriale di Crotone.
Il nulla-osta vincola la società a un rigoroso piano di autocontrollo continuo focalizzato su parametri altamente inquinanti e caratteristici del sito, tra cui tallio, boro, organoalogenati, solfati e cloruri.
Promesse mai mantenute
Tra i vincoli più stringenti viene inoltre stabilito il divieto tassativo di immettere acque pulite, meteoriche o di falda non contaminate al solo scopo di diluire e abbattere artificialmente le concentrazioni dei contaminanti prima dello scarico. Si tratta di un atto che possiede una valenza propedeutica fondamentale per consentire al Ministero di concludere la Conferenza di Servizi decisoria.
Il vero confine di questa storia non corre tra Roma e la Calabria, e neppure tra i codici di legge e le perizie ambientali. Corre lungo la linea invisibile che separa la responsabilità dal disinteresse. Lo Stato ha riavuto indietro la sua autorità, ma con essa ha ereditato l’obbligo morale di guardare negli occhi una comunità stanca di promesse mai mantenute.
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