Bomba a Monaco, è giallo. Guerra di spie o ritorsioni
Il boato è arrivato quando il Principato stava già indossando il suo abito della notte. Montecarlo, città che ha fatto della sicurezza una delle sue insegne, ha scoperto che anche i paradisi possono essere violati. Una borsa abbandonata nell’androne di un elegante condominio, pochi passi lungo il confine con la Francia, un uomo che si allontana ripreso dalle telecamere, poi l’esplosione.
Il bilancio è pesantissimo. Tre cittadini ucraini della stessa famiglia sono rimasti feriti. I due adulti versano in condizioni gravissime; il tredicenne che era con loro è stato colpito in modo meno grave. Tra le vittime figura Vadym Ermolaev, imprenditore originario di Dnipro, residente da anni a Monaco e titolare di un patrimonio costruito tra immobiliare, logistica, materiali da costruzione e industria degli alcolici. La moglie ha riportato ferite devastanti, con l’amputazione di entrambe le gambe. L’attacco presenta caratteristiche che difficilmente autorizzano a parlare di casualità. Le immagini della videosorveglianza mostrano un individuo mentre deposita uno zaino all’ingresso dell’edificio e si allontana rapidamente verso Beausoleil, in territorio francese. L’ordigno era caricato con bulloni e schegge metalliche, una configurazione studiata per massimizzare gli effetti sulle persone. Pochi istanti dopo il passaggio della famiglia ucraina, la detonazione. Il procuratore generale Thibault esclude per ora la pista terroristica. L’indagine, condotta da Monaco e Francia, procede per tentato omicidio mentre proseguono le ricerche del responsabile.
La figura di Ermolaev rende inevitabile una lettura che supera la semplice cronaca nera: 58 anni, cittadinanza cipriota dopo aver rinunciato a quella ucraina, vive da tempo sulla Costa Azzurra. Nel dicembre 2023 è stato colpito dalle sanzioni promulgate da Zelensky, con l’accusa di aver mantenuto attività economiche in Crimea dopo l’occupazione russa. L’imprenditore ha sempre respinto ogni addebito, ma il suo nome è rimasto sospeso in quella zona grigia dove si intrecciano grandi capitali, interessi geopolitici e rivalità personali. La vicenda resta senza responsabili accertati: non esistono prove che colleghino l’attentato ai servizi segreti russi (il Cremlino punta il dito contro l’Sbu di Kiev) e le autorità francesi e monegasche sembrano orientate su una pista che porta ai servizi ucraini. Sebbene il contesto europeo sia segnato da un aumento di operazioni clandestine attribuite a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, resta plausibile anche l’ipotesi della criminalità organizzata, legata agli interessi economici di Ermolaev e alle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto persone a lui vicine, incluso il figlio Artur.
Resta però un dato politico destinato a pesare. Se davvero il bersaglio era Ermolaev, qualcuno ha dimostrato di poter organizzare un attentato esplosivo in uno dei luoghi più sorvegliati d’Europa. Il principe Alberto II parla di «crimine efferato» e ha ribadito l’impegno per la sicurezza. Ma la sensazione è che qualcosa si sia incrinato più profondamente delle mura di un condominio è palpabile.
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