Economia

Shipping, la rivoluzione parte nel 2027


Nei prossimi sei anni il trasporto marittimo mondiale dovrà adattarsi a una delle più profonde trasformazioni normative della sua storia recente. Dalla decarbonizzazione ai nuovi carburanti, dalla digitalizzazione delle navi alla sicurezza degli equipaggi, fino all’arrivo delle batterie come fonte primaria di alimentazione e ai sistemi di cattura della CO2 a bordo. Più che una serie di singole modifiche, si tratta di una vera roadmap destinata a ridisegnare il settore tra il 2027 e il 2032.

A ricostruire questo calendario è il rapporto Future Imo and Ilo Legislation – Summer 2026 di Lloyd’s Register, che raccoglie tutte le principali norme approvate o in fase di definizione presso l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) e l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). Le prime novità entreranno in vigore già nel 2027 e riguarderanno soprattutto sicurezza e lavoro marittimo. Saranno operative le modifiche alla Maritime Labour Convention, che rafforzeranno le tutele degli equipaggi introducendo nuove disposizioni sul rimpatrio dei marittimi, sul diritto al congedo a terra, sulle procedure di reclamo e sul contrasto a molestie, bullismo e violenze a bordo. Nello stesso anno arriveranno anche nuove regole sulla sicurezza della navigazione, con l’introduzione del sistema digitale VHF Data Exchange System (Vdes), nuove prescrizioni sulle comunicazioni radio, sui mezzi di salvataggio e sulle tecniche di ispezione da remoto delle navi.

Il 2028 rappresenterà invece il primo vero spartiacque della transizione energetica dello shipping. Se il Net Zero Framework dell’Imo sarà approvato entro la fine del 2026, come previsto, entrerà in vigore nella seconda metà del 2028, introducendo il nuovo quadro globale per la riduzione delle emissioni del trasporto marittimo. Nello stesso periodo sono attesi anche gli aggiornamenti ai codici internazionali dedicati ai combustibili gassosi, destinati a facilitare l’impiego di Gnl, metanolo, idrogeno e altri carburanti alternativi sulle nuove navi.

Dal 2030 la stretta riguarderà soprattutto le emissioni. Diventeranno operativi nuovi obblighi di raccolta e condivisione dei dati ambientali, l’estensione dell’area di controllo delle emissioni (Eca) nell’Atlantico nord-orientale e ulteriori modifiche alla convenzione Marpol, mentre proseguirà la revisione degli strumenti per ridurre l’intensità carbonica delle flotte commerciali.

La roadmap prosegue poi fino al 2031-2032, quando dovrebbero arrivare alcune delle innovazioni oggi ancora in fase di sviluppo. Tra queste figurano nuove norme per consentire l’utilizzo delle batterie come principale fonte di alimentazione elettrica delle navi, lo sviluppo di un quadro regolatorio per i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 a bordo (Occs), nuove regole sul biofouling e ulteriori aggiornamenti dedicati ai combustibili a basse emissioni e ai sistemi di propulsione di nuova generazione.

Nel complesso, il rapporto di Lloyd’s Register mostra come la competitività degli armatori non dipenderà più soltanto dall’efficienza delle flotte, ma anche dalla capacità di anticipare un quadro regolatorio sempre più articolato, nel quale innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e sicurezza operativa procederanno sempre più di pari passo.


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