Bolzano, studio dell’Università: «L’impronta digitale di uno smartphone può aiutare a risolvere un crimine» – Cronaca
BOLZANO. I dati di movimento raccolti da smartphone e smartwatch possono aiutare a identificare il modello specifico di dispositivo utilizzato per commettere un crimine informatico. Lo conferma uno studio della facoltà di ingegneria della Libera Università di Bolzano. Sul mercato esistono già diverse soluzioni per associare un dispositivo intelligente (come un computer o uno smartphone) a uno specifico crimine digitale. Un esempio è l’indirizzo Mac (Media Access Control), un numero di identificazione univoco assegnato alla scheda di rete di un dispositivo che consente l’identificazione di uno specifico dispositivo connesso a una rete.
Questi sistemi, però, sono vulnerabili e possono essere facilmente alterati dai criminali informatici. Il gruppo di ricerca del “User Experience Laboratory” della facoltà di ingegneria di unibz ha sviluppato un sistema più difficile da manipolare rispetto ai tradizionali metodi di associazione tra dispositivi e incidenti forensi, che quindi può supportarli nelle indagini per crimini informatici. Il sistema si chiama Sentinel-Dl e sfrutta i dati generati dall’accelerometro di un dispositivo per identificarlo.
Gli accelerometri sono sensori presenti in tutti i dispositivi intelligenti che misurano il movimento e le variazioni di velocità o direzione. Consentono al dispositivo di rilevare se viene inclinato o mosso, come succede quando un telefono ruota lo schermo. La ricerca si basa sul fatto che modello del dispositivo (hardware), modalità d’uso e condizioni ambientali generano delle piccole variazioni nelle letture dell’accelerometro che possono essere utilizzate come “impronte digitali del sensore” e possono essere utilizzate per collegare un’attività criminale a uno specifico modello di dispositivo.
“Il sistema che abbiamo sviluppato non è pensato come soluzione univoca, ma da utilizzare come sistema aggiuntivo per migliorare l’accuratezza complessiva dell’analisi – spiega Attaullah Buriro, che ha condotto la ricerca ed è ora professore alla University of Essex – I risultati ottenuti mostrano un grande potenziale: abbiamo raggiunto un tasso di veri positivi (corretta associazione con il modello originale del dispositivo) superiore al 93% e un’accuratezza complessiva superiore al 98%”.




