Bisogna aiutarle a diventare più forti

Rimini conferma la sua forte vocazione imprenditoriale, ma dietro l’elevato numero di attività economiche emerge un tessuto produttivo composto in larghissima parte da realtà di piccole e piccolissime dimensioni. A richiamare l’attenzione sui punti di forza e sulle fragilità del sistema economico locale è la consigliera regionale del Partito democratico Emma Petitti, che parte dai dati del nuovo Cruscotto Italia realizzato dall’Agenzia per l’Italia digitale per sottolineare la necessità di rafforzare gli strumenti a sostegno delle imprese, puntando su innovazione, reti, formazione e qualità del lavoro.
“Rimini è una città con una straordinaria vocazione imprenditoriale. Lo confermano i dati del nuovo Cruscotto Italia realizzato dall’Agenzia per l’Italia digitale, che raccoglie e incrocia le principali banche dati pubbliche nazionali. Nel territorio comunale sono presenti 17.894 unità locali, pari a quasi 119 ogni mille abitanti. Un dato superiore a quello di Ravenna, Forlì e Pesaro, che testimonia una diffusa propensione a fare impresa e a mettersi in gioco. Dietro questa vitalità, tuttavia, emerge anche un elemento di fragilità: le attività economiche riminesi occupano mediamente appena 3,47 addetti e il 94,4% delle unità locali ha meno di dieci lavoratori. Solo una quota minima supera i cinquanta addetti”.
“Non è una sorpresa. Il tessuto produttivo riminese è storicamente costituito da piccole e piccolissime imprese, spesso a carattere familiare, cresciute attorno al turismo, al commercio e ai servizi. Questo modello ha garantito per decenni flessibilità, capacità di adattamento e una forte diffusione dell’iniziativa privata. Ha permesso a Rimini di reagire alle crisi e di trasformarsi più volte. Oggi, però, la piccola dimensione rischia di diventare un limite. Le imprese meno strutturate incontrano maggiori difficoltà nell’investire in innovazione e digitalizzazione, nel reperire credito, nell’affrontare i costi energetici, nel trovare personale qualificato e nel garantire continuità occupazionale durante tutto l’anno. Anche il passaggio generazionale può diventare un ostacolo difficile da superare”.
“I numeri descrivono con chiarezza la struttura dell’economia riminese. Il commercio al dettaglio è il primo settore per numero di addetti, con quasi 6.850 lavoratori. Seguono la ristorazione, con oltre 6.100 addetti, le strutture ricettive, con poco più di 5.000, il commercio all’ingrosso e le costruzioni. Turismo, commercio e servizi continuano dunque a rappresentare l’ossatura economica della città. Ma proprio per questo dobbiamo chiederci come rendere questi settori più solidi, innovativi e capaci di produrre lavoro di qualità. Il problema non sono le piccole imprese, che costituiscono una ricchezza economica e sociale da difendere. Il problema è lasciarle sole davanti a trasformazioni che nessuna azienda di pochi addetti può affrontare efficacemente in modo isolato”.
“Servono politiche che favoriscano le reti d’impresa, i consorzi, la condivisione di servizi e competenze, la digitalizzazione, l’accesso al credito e gli investimenti nella sostenibilità ambientale ed energetica. Occorre rafforzare il rapporto tra imprese, università, formazione professionale e mondo della ricerca, aiutando le aziende a reperire le professionalità di cui hanno bisogno. È altrettanto necessario affrontare il nodo della qualità del lavoro. Non possiamo pensare a un’economia competitiva fondata su salari bassi, precarietà e stagioni sempre più brevi. Le imprese hanno bisogno di lavoratori preparati e motivati; i lavoratori, a loro volta, devono poter contare su retribuzioni dignitose, formazione, sicurezza e prospettive di stabilità”.
“La sfida riguarda in particolare il turismo. Rimini non può competere soltanto sul numero delle presenze o sul prezzo. Deve puntare sulla qualità dell’offerta, sull’innovazione delle strutture, sulla rigenerazione urbana, sulla sostenibilità, sulla cultura e sulla capacità di essere attrattiva durante tutto l’anno. Una destinazione turistica più forte può sostenere imprese più solide e occupazione meno stagionale. La Regione Emilia-Romagna ha messo in campo strumenti importanti per l’innovazione, l’internazionalizzazione, la formazione e il sostegno agli investimenti. Queste politiche devono essere ulteriormente rafforzate e rese facilmente accessibili anche alle aziende più piccole, che spesso non dispongono delle strutture necessarie per orientarsi tra bandi e procedure”.
“Rimini possiede energie imprenditoriali straordinarie. Il numero delle attività economiche lo dimostra. Ora dobbiamo compiere il passo successivo: aiutare queste imprese a crescere, collaborare e innovare. Non necessariamente diventando tutte grandi, ma diventando più forti. Perché da un sistema produttivo più solido dipendono la qualità del lavoro, i redditi delle famiglie e il futuro economico della nostra comunità” conclude Petitti.
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