Bari, il Conservatorio Niccolò Piccinni spegne 101 candeline
Soffia 101 candeline il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Dal 1925 al 2026, il Conservatorio ‘Niccolò Piccinni’ continua a rappresentare un punto di riferimento per l’alta formazione musicale in Italia, tra memoria storica, produzione artistica e nuove opportunità per i giovani talenti. Tagliare il traguardo dei 101 anni significa non soltanto celebrare una lunga storia istituzionale, ma ribadire il proprio ruolo nella vita culturale della città e dell’intero territorio pugliese.
Nato il 14 maggio 1925 per iniziativa di Giovanni Capaldi, musicista, pubblicista e critico musicale barese, il ‘Piccinni’ è il primo istituto musicale privato della Puglia e il più longevo della regione. La sua storia affonda le radici nel cuore di Bari: dalla prima sede di via Melo al trasferimento del 1957 a Villa Lindemann, nei primi anni l’istituto si distinse per la qualità della didattica e dell’organizzazione, attraverso un percorso di crescita portò nel 1932 alla trasformazione in Liceo Musicale e, pochi anni dopo, alla trasformazione in Conservatorio di Musica di Stato nel 1959 tra i primi in Italia. Il percorso dell’Istituzione è stato segnato da tappe decisive che ne hanno consolidato il prestigio: tra le figure centrali della sua crescita spicca Nino Rota, che ne fu Direttore per oltre venticinque anni e contribuì in modo determinante a definirne l’identità artistica e didattica, lasciando un’eredità ancora oggi profondamente viva.
Parliamo oggi con Valter Nicodemi, attuale Direttore del Conservatorio di Bari per il triennio accademico 2025-2028 e già docente di Sassofono presso il medesimo Istituto. “I 101 anni del Conservatorio ‘Niccolò Piccinni’ rappresentano molto più di un anniversario: segnano simbolicamente l’inizio di un nuovo centenario. È un traguardo che racconta la solidità di un’Istituzione capace di attraversare epoche, cambiamenti culturali e trasformazioni della musica, continuando però a rimanere fedele alla propria missione formativa e artistica. La vera forza del Conservatorio sta proprio nell’equilibrio tra tradizione, storia e innovazione. Da un lato custodisce un patrimonio culturale immenso, fatto di grandi maestri, studenti illustri e memoria musicale; dall’altro continua ad aprirsi ai linguaggi contemporanei, alle nuove tecnologie e alle esigenze delle nuove generazioni. Arrivare a 101 anni in questa forma significa dimostrare che la musica, quando è sostenuta da passione, studio e visione, non invecchia mai: si rinnova continuamente”.
Nonostante l’età, infatti, il Conservatorio ‘Niccolò Piccinni’ non mostra alcun segno di cedimento, godendo di ottima salute e continuando ad essere molto più di una scuola: è un laboratorio di cultura, una casa per i talenti e un presidio creativo capace di reinventarsi e modellarsi sulla base dei cambiamenti storico-sociali. “Ogni compleanno del Piccinni conserva un valore simbolico significativo e questo anniversario, come detto, assume un significato speciale perché rappresenta l’inizio del nuovo centenario dell’Istituzione”, dichiara il Direttore Nicodemi. Giovedì 14 maggio, in occasione dell’anniversario del ‘Piccinni’, l’Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari presenterà in concerto i vincitori del concorso ‘Talenti’ 2026, iniziativa promossa nell’ambito della Stagione Concertistica e dedicata alla valorizzazione dei giovani musicisti del territorio. Il progetto ha coinvolto gli studenti delle classi di strumenti a fiato del Conservatorio di Musica barese, offrendo fino a tre giovani interpreti la possibilità di esibirsi come solisti con l’Orchestra.
“Più che una celebrazione formale, dunque, questo momento vuole essere una conferma della continuità del Conservatorio nella sua missione culturale, artistica e formativa. L’esibizione dei vincitori dell’audizione ‘Talenti’ assume un’importanza particolare: i giovani musicisti rappresentano concretamente il futuro del Conservatorio e il ponte tra la grande tradizione del ‘Piccinni’ e ciò che l’Istituto continuerà a costruire nei prossimi cento anni. Dare loro spazio e visibilità significa investire sulle nuove generazioni e ribadire che il Conservatorio non vive soltanto della propria storia, ma soprattutto della sua capacità di creare nuove eccellenze”.
In una città che da sempre vive di musica, questo anniversario non segna soltanto il ricordo di un passato importante, ma apre una nuova fase, fatta di progettualità, visione e fiducia nelle nuove generazioni di artisti. L’istituto ha infatti attraversato un secolo di trasformazioni mantenendo intatta la propria missione: formare musicisti, interpreti, compositori, docenti e professionisti della musica capaci di dialogare con il presente senza perdere il legame con la tradizione. E oggi rappresenta una delle principali istituzioni di Alta Formazione Musicale del Mezzogiorno e in Italia confermandosi una realtà dinamica e attrattiva anche sul piano internazionale.
“Il Conservatorio continua a distinguersi a livello nazionale e internazionale grazie ai risultati dei suoi studenti e docenti – continua Nicodemi – Negli ultimi anni numerosi allievi hanno ottenuto premi prestigiosi in concorsi italiani. Tra i risultati recenti, solo per citarne alcuni, possiamo ricordare Cesare Caramuscio terzo premio più premio del pubblico al concorso di Barletta, il Premio Marco Tamburini assegnato allo studente jazz Vincenzo Di Gioia, il riconoscimento ottenuto da Marie Nezdarilová al ‘LAMS Matera Award’, il successo di Paride Losacco al Premio Nazionale delle Arti nella sezione violino, di Tozzi Flavio Domenico, si è classificato quinto al Concorso Pianistico Nazionale ‘Premio Venezia’ 2025, e di Maria Serena Salvemini, ha vinto la XII edizione del Concorso ‘Giovani talenti femminili della musica – Alda Rossi da Rios, la cui finale si è svolta presso il Conservatorio ‘Scarlatti’ di Palermo”.
Nel corso degli anni ‘la musica è cambiata’ e il Piccinni ha adattato la propria offerta formativa per rimanere al passo con i tempi, avvicinare i ragazzi allo studio della musica e immaginare ampliamenti o modifiche alla struttura affinché possa ospitare sempre più addetti ai lavori, così come amanti della musica. “La musica cambia continuamente e un Conservatorio deve avere la capacità di evolversi senza perdere la propria identità. Oggi, accanto alla formazione classica, convivono jazz, musica elettronica, nuove tecnologie del suono, composizione contemporanea, produzione musicale. Il Piccinni ha ampliato negli anni i suoi dipartimenti proprio per rispondere alle trasformazioni artistiche e professionali del nostro tempo. Stiamo lavorando molto anche sull’internazionalizzazione, sulle masterclass con artisti stranieri e sui progetti interdisciplinari che mettono in dialogo musica, teatro, cinema e arti digitali”.
La crescita del Conservatorio si è riflessa anche nelle strutture: dall’ampliamento della sede con la scuola media annessa alla realizzazione dell’Auditorium Nino Rota, fino alla nascita della sezione di Monopoli e all’esperienza di Casa Piccinni nel borgo antico di Bari, pensata come centro di ricerca musicale e museo della musica. “Per quanto riguarda gli spazi, ogni investimento strutturale ha un obiettivo preciso: rendere il Conservatorio sempre più aperto, accessibile e vivo, non soltanto per gli addetti ai lavori ma per tutta la città – spiega il Direttore Valer Nicodemi – Stiamo lavorando con grande impegno per riuscire a dotare il Conservatorio di un nuovo plesso, così da trasformarlo in un polo ancora più accogliente, moderno e funzionale, capace di rispondere alle esigenze di studenti, docenti e attività artistiche sempre più numerose e diversificate. Sarebbe un passo importante non solo per il ‘Piccinni’, ma per tutta la vita culturale del territorio. L’auspicio è che questo progetto possa concretizzarsi presto, permettendo al Conservatorio di continuare a crescere e ad affrontare le sfide future con strumenti e spazi adeguati alla sua storia e alla sua vocazione”.
Così come tra ogni territorio e i propri abitanti esiste un Genius loci, esiste una sorta di legame affettivo e antropologico tra la Puglia e i suoi musicisti, come dimostrano le musiche popolari locali e tipiche che esistono solo ed unicamente nella regione. “La musica popolare pugliese rappresenta una memoria collettiva preziosa e non deve essere considerata ‘minore’ rispetto alla tradizione colta. La pizzica, i canti rituali, le musiche del Gargano o della Murgia raccontano una storia profonda del nostro territorio e della nostra identità”.
In quest’ottica, trova spazio l’idea di inserire lo studio delle musiche popolari e dei loro strumenti. Chiediamo al Direttore Nicodemi se, dopo 101 anni di ‘avventure’, possa valere un ritorno alle origini, senza escludere nessun componente di quella che è ‘la grande famiglia’ della musica. “Oggi molti Conservatori italiani stanno riscoprendo il valore delle tradizioni popolari, non solo come patrimonio folklorico ma come linguaggio musicale vivo, da studiare, analizzare e reinterpretare. Sarebbe molto importante sviluppare ulteriormente percorsi dedicati agli strumenti e ai repertori popolari del Sud Italia, anche in dialogo con il jazz, la composizione contemporanea e la world music. Non sarebbe un ritorno nostalgico al passato, ma un modo intelligente di trasformare le radici in futuro”.
La domanda più complessa la riserviamo per ultima e non possiamo che rivolgerla proprio al Direttore del nostro Conservatorio barese: Cosa significa e quanto è importante la musica nella vita umana? “La musica è una delle forme più profonde attraverso cui l’essere umano dà significato alle proprie emozioni. È memoria, identità, relazione, conforto, ricerca spirituale. Ci accompagna nei momenti più felici e in quelli più difficili, spesso riuscendo a dire ciò che le parole non riescono a esprimere. ‘La musica è respiro’ perché, in effetti, la musica ha qualcosa di vitale: segue il ritmo del corpo, del cuore, del tempo umano. Respirare significa vivere, e la musica ci ricorda continuamente che vivere non vuol dire soltanto esistere, ma sentire”, conclude il Direttore.



