Puglia

Bari, avance sessuali e crack dietro l’omicidio Dogna

Avance sessuali, di tipo fisico, sarebbero state la molla che avrebbe fatto scattare Antonio Rizzi, 43enne reo confesso dell’omicidio di Francesco Dogna, il 63enne informatico ucciso nella sua abitazione a Santo Spirito il 7 gennaio 2025 con con 85 colpi inferti da varie armi da taglio. Lo ha spiegato lui, nell’ultima udienza, rispondendo alle domande della pm Carla Spagnuolo, del suo difensore, l’avvocato Saverio Ingraffia e del presidente della Corte d’Assise di Bari, Sergio Di Paola. La sua reazione al secondo episodio dello stesso tipo – il primo si era verificato prima di Natale 2024 – sarebbe stata fortemente alterata dall’aver assunto pesanti quantità di crack mentre era a casa di Dogna. “Quando ti droghi vedi cose – ha detto – quadri che diventano a forma di facce di mostri, non so neanche io. Vedi cose che non devi vedere. Se vedi una statua di un cane te la vedi che cammina, ma quella statua sta sempre là”.

E poi ha ricostruito i momenti della colluttazione conclusasi con l’omicidio: “È venuto e mi ha messo la mano avanti, una mano in faccia e faceva fsss, si avvicinava con il pisello sulla mia coscia. Quando io lo spinsi, che lui mi disse quella parola, ‘mò te na da scì’, io poi lo iniziai ancora a spingere di più, dicendo ‘mò, aspè, fammi finire di fumare che me ne vado’. E lui dice: ‘no, mò te na da scì, che deve venire zitm’. Il tempo che mi girai di nuovo, che lui mi ritirò per cacciarmi, mi vidi questo coltello”. Rizzi ha spiegato di essersi ferito disarmandolo: “Come gli misi la mano che tirai, che sentii questa scossa forte, mi misi la mano veloce sul dito, premendo. Come tolsi la mano, mi schizzò il sangue in faccia, come mi pulii, mi vidi tutto il sangue in faccia, là… non ho visto più niente, da terra mi salivano le vampate di caldo, tipo delle pungiture di stellette congelate, non lo so. I mobili che si spostavano, la porta, quando me ne scappai, che si spostava dalla porta, da una parte, la trovai al posto della finestra. Andavo lì per aprire la porta e la trovavo sul tavolo, sopra il soffitto, volevo salire sul tavolo per aprire la porta, la porta la trovavo di nuovo al posto, è stato un incubo”.

E poi, rivolgendosi alla famiglia della vittima: “Se potrei dare la mia vita per far ritornare Franco in vita, lo farei. Se io posso dare la mia vita tuttora per farlo ritornare in vita, io abbandono i miei figli per far ritornare la vita di Franco. Anzi, è una cosa che non accetteranno mai, io voglio anche chiedere scusa e perdono alla famiglia. Però so che è giusto che non mi vogliono perdonare – ha detto piangendo – Ed è giusto, che ho tolto la vita anche al fratello della signora. Io non sono un animale. Specialmente adesso che devo diventare nonno”.




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