Bambole Di Pezza – 5
Con le Bambole Di Pezza eravamo rimasti alla loro partecipazione sanremese, con un brano, a nostro giudizio, dal sound un po’ troppo appesantito e gonfio, un andamento troppo cadenzato e un testo confusionario. Non un gran biglietto da visita per un disco che rappresenta necessariamente un punto nodale per la carriera del quintetto, e questo lo si capisce già dal titolo, che è semplicemente la cifra che rappresenta il numero di componenti e proprio dei dischi pubblicati.

Visto che, nonostante la personale delusione legata al pezzo sanremese, facciamo ancora parte di coloro che apprezzano la band, siano stati molto contenti di essere stati invitati alla presentazione per la stampa del disco, avvenuta qualche giorno prima dell’uscita a Milano. In quell’occasione, le 5 Bambole hanno risposto alle domande dei giornalisti e hanno poi suonato un paio di brani dell’album, oltre al singolo già uscito e al classicone “Favole”.
Eravamo, ovviamente, interessati a rapportare ciò che le musiciste avrebbero detto e il modo in cui avrebbero suonato con ciò che avremmo poi ascoltato su album qualche giorno dopo. Ebbene, possiamo dire che con alcune cose ci siamo ritrovati, con altre un po’ meno e che il risultato finale non ci entusiasma particolarmente, ma poteva andare peggio.
L’affermazione che ci è rimasta più impressa è quella secondo cui le cinque ora si sentono davvero delle professioniste della musica, e in effetti il disco è chiaramente prodotto con i più alti standard di professionalità che si possano riscontrare. Non mancano impatto, profondità, varietà, cura dei dettagli, attenzione a ogni minima sfumatura. Purtroppo, però, il confine tra professionalità e standardizzazione è più sottile di quanto ci si possa immaginare e il rischio di cadere nel già sentito o, comunque, nel troppo studiato, è reale e, in questo caso, le musiciste superano questo confine in più di un’occasione, ovvero proprio quando si propongono con una veste simile a quella del singolo, ovvero troppo robusta, muscolare, quasi tronfia. Tutti quegli effetti nell’iniziale “Effetto Collaterale” non servono, quel basso così sparato in “Nuda Ma Alla Moda” è un numero fine a sé stesso, persino nella versione in studio di “Occhi Di Gatto” c’è un timbro di chitarra che i più giovani definirebbero “sparaflashato” e che non ha senso, era venuta così bene a Sanremo…
Anche perché, quando invece si punta su una maggior leggerezza, il risultato è decisamente più gradevole. Brani come “Orizzonte Verticale”, “Siderale” (la migliore del disco, di gran lunga) e la semi-ballad “Settembre” hanno decisamente minori pretese ma una maggior resa. Insomma, il professionismo dovrebbe anche comportare la capacità di fare le scelte giuste in funzione della propria natura di band, non di cadere nella tentazione di sovraprodurre perché si hanno a disposizione i mezzi per farlo.
Un’altra dichiarazione importante è stata quella sul nome della band, nel senso che le bambole di pezza sono, per loro natura, dei pezzi unici, di artigianato, e quindi il nome scelto si porta dietro un intento di non omologarsi. Ascoltando il disco, abbiamo visto che non sempre il quintetto ha rispettato il proprio manifesto dal punto di vista del suono, però va detto che intanto almeno metà disco è gradevole da questo punto di vista, e soprattutto la cifra stilistica principale della band, ovvero i testi, rispettano quasi sempre la storia del progetto e la sua natura.
Il “quasi” è riferito, come detto, al singolo e a un’impalpabile “Antiproiettile”, una chiusura di album tutt’altro che memorabile. Però sono solo due cadute su undici, con le restanti nove canzoni che suonano, invece, convincenti e incisive da questo punto di vista. Le citate “Orizzonte Verticale” e “Siderale” sono altrettante buone rappresentazioni di quello stato d’animo sospeso tra il sentirsi in difficoltà e la voglia di ripartire; “Glitter!” è una convincente presa di coscienza di aver fatto la scelta giusta; “666 Sulla Mia Pelle” analizza in modo altrettanto lucido la chimica perfetta e ineluttabile con un’altra persona.
Se, infine, pensiamo a come le ragazze hanno suonato, rimaniamo un po’ stupiti dal fatto che “Glitter!” e “Nuda Ma Alla Moda” abbiano dato l’impressione opposta rispetto all’ascolto del disco, visto che la prima è stata interpretata con una batteria troppo invadente, mentre la seconda scorreva bene. Ma, in fondo, è anche giusto che una band non copi dal vivo ciò che ha fatto in studio e, in questo caso, è il segnale che le Bambole sono ancora lontane dall’omologarsi, ma che hanno semplicemente fatto alcune scelte che sarebbe stato meglio non fare.
Niente di tragico, in fondo: il classico “speravo meglio ma temevo peggio“.
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