Società

Babbo Natale esiste? Che cosa rispondere ai bambini

Che cosa sta chiedendo

La stessa frase può voler dire due cose. Alcuni bambini cercano una conferma per continuare a crederci ancora un po’. Altri vogliono la verità, e intanto controllano se tu gliela dirai. Secondo un sondaggio dell’Università di Exeter, coordinato dallo psicologo Christopher Boyle, si smette di credere in media intorno agli otto anni; molti continuano a stare al gioco anche dopo averlo capito.

I bambini non sono più creduloni degli adulti. Le psicologhe Jacqueline Woolley e Maliki Ghossainy hanno osservato che credono a Babbo Natale perché gli adulti glielo raccontano e le prove sembrano confermarlo, e cominciano a dubitare quando le prove contrarie aumentano. Quello di tua figlia è un ragionamento: Luca ha detto una cosa, tu ne hai detta un’altra, e lei deve decidere a chi credere.

Le risposte

Il gioco vale la pena

Per molti genitori Babbo Natale è un gioco di immaginazione che si fa in famiglia, come la fatina dei denti o l’amico immaginario, e i bambini ci entrano e ne escono più facilmente di quanto pensiamo. La difesa più famosa è del 1897. Una bambina di otto anni, Virginia O’Hanlon, scrisse al quotidiano The Sun di New York perché i suoi amici dicevano che Babbo Natale non esiste. Il giornalista Francis Church le rispose in un editoriale che Babbo Natale esiste come esistono l’amore e la generosità, anche se non si vedono.

Una frase possibile«Babbo Natale esiste come esistono le storie più belle: finché le raccontiamo insieme. Tu vuoi continuare a raccontarla?»

Una bugia resta una bugia

Immanuel Kant sosteneva che mentire non è mai lecito, nemmeno a fin di bene. Su questa linea, nel 2016, gli psicologi Christopher Boyle e Kathy McKay hanno scritto su The Lancet Psychiatry un articolo intitolato «Una meravigliosa bugia»: chiedono ai genitori se, dopo aver mentito su una cosa così importante, potranno ancora essere considerati i custodi della verità. Nel sondaggio di Exeter un terzo degli intervistati ricordava di essere rimasto molto turbato dalla scoperta, e circa uno su sette di essersi sentito tradito.

Una frase possibile«No, Babbo Natale è una storia. I regali li portiamo noi, ed è bello lo stesso. Anzi, adesso che lo sai, puoi aiutarci a preparare quelli per il tuo fratellino.»

Conta come lo si scopre

Una terza posizione guarda alle conseguenze. Le psicologhe Candice Mills e Thalia Goldstein, in uno studio del 2024 con 48 bambini e 383 adulti, hanno trovato che circa la metà aveva provato tristezza o rabbia alla scoperta, ma di solito per poco. I ricordi peggiori erano di chi l’aveva scoperto tardi, all’improvviso e da qualcun altro, in famiglie che avevano costruito il mito con grande impegno. Chi ci era arrivato da solo, ragionando o trovando la carta dei regali nell’armadio, ricordava soprattutto orgoglio. Il consiglio che ne ricavano è non esagerare con le prove false e rispettare l’indipendenza di pensiero che il bambino sta conquistando.

Una frase possibile«Tu che cosa ne pensi? Hai ragionato bene. Sì, è una storia che i grandi raccontano ai bambini piccoli. Adesso che l’hai capito da sola, fai parte di quelli che la sanno.»

Altre storie, altre famiglie

In Italia Babbo Natale convive con figure più antiche. In molte zone del Nord i doni li porta Santa Lucia, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre; in altre famiglie li porta Gesù Bambino, la notte di Natale; e il 6 gennaio arriva la Befana. Babbo Natale stesso discende da san Nicola, vescovo di Myra nel IV secolo, le cui reliquie sono a Bari. Alcune famiglie cristiane preferiscono Gesù Bambino, che lega i regali alla festa religiosa; famiglie di altre fedi spiegano che è una tradizione di chi festeggia il Natale.

Una frase possibile«Da noi i regali li porta Santa Lucia, una storia di tanto tempo fa. Babbo Natale è la storia che si racconta in altre famiglie. Sono storie diverse per la stessa festa.»

Chi non ha deciso

Una frase possibile«È una bella domanda. Prima di risponderti voglio sapere che cosa pensi tu, e perché.»


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