Avverto grandi aspettative, non voglio deluderle

A poche ore dalla proclamazione ufficiale, Giovanni Legnini si prepara a entrare pienamente nel ruolo di sindaco di Chieti. Dopo la vittoria al ballottaggio e la lunga serata di festa culminata tra gli applausi dei sostenitori lungo corso Marrucino e in piazza Valignani, il nuovo primo cittadino guarda già alle sfide che attendono la città. Dall’uscita dal dissesto finanziario alla riorganizzazione della macchina comunale, dal recupero del ruolo di capoluogo al rapporto con il territorio, fino alla formazione della giunta e al futuro del Chieti Calcio. Nell’intervista a ChietiToday Legnini racconta le emozioni dei primi giorni, le priorità del mandato e la sua idea di città: «Avverto grandi aspettative da parte dei cittadini. Non voglio deluderle».
Sindaco Legnini, lei ha ricoperto incarichi istituzionali di primo piano, dal Parlamento alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura. Eppure quella passeggiata tra la gente di Chieti, appena eletto sindaco, sembrava avere un significato particolare. Che posto occupa quel momento nella sua vita pubblica e personale?
«Le sensazioni che ho avvertito sono state innanzitutto quelle di una grande partecipazione, anche emotiva, da parte dei cittadini. Non solo dei candidati e dei sostenitori impegnati nella campagna elettorale, ma dei cittadini in generale. È un sentimento che accompagna spesso l’elezione di un sindaco, ma io l’ho percepito in modo molto forte. Questa sensazione l’ho avvertita anche nei giorni successivi, incontrando le persone. Ho visto molti sorrisi, molte manifestazioni di affetto, ma anche tante aspettative. Non voglio né deluderle né ridimensionarle. Al contrario, sento tutto il peso della responsabilità che ne deriva e questo mi spinge a lavorare fin dal primo giorno con il massimo impegno».
Lei ha parlato di una stagione di rinascita per Chieti. Durante la campagna elettorale ha più volte sottolineato la necessità di affrontare contemporaneamente le emergenze e il rilancio della città. Da dove si parte concretamente?
«Il cuore della nostra proposta programmatica è proprio questo: far convivere due esigenze che non possono essere affrontate una dopo l’altra. Da una parte c’è la necessità di uscire dalle emergenze e dalle difficoltà nelle quali si trovano la città e il Comune: penso al dissesto finanziario, al dissesto idrogeologico e alla debolezza organizzativa della struttura comunale. Dall’altra c’è la necessità di avviare subito una stagione di rilancio. Non credo in una politica dei due tempi, che rischierebbe di rinviare continuamente il momento della ripartenza. Bisogna invece procedere parallelamente, affrontando le criticità e costruendo contemporaneamente le condizioni per la crescita e lo sviluppo della città».
Tra dissesto finanziario, frane, macchina amministrativa, centro storico, ospedale e università, qual è oggi la questione che la preoccupa maggiormente e che richiederà più energie da parte sua?
«Senza dubbio tutto ciò che riguarda l’uscita dal dissesto finanziario e il rafforzamento della macchina comunale. È una sfida meno visibile rispetto ad altre, ma probabilmente la più importante. Senza una struttura amministrativa efficiente diventa difficile dare risposte ai cittadini, realizzare opere pubbliche, intercettare finanziamenti e programmare il futuro. Per questo considero prioritario innovare, rafforzare ed efficientare l’organizzazione comunale. Da questo passaggio dipenderà gran parte della capacità del Comune di recuperare efficacia e funzionalità».
La sera della sua elezione in piazza c’erano amministratori regionali, provinciali e sindaci del territorio. In molti hanno letto quella presenza come il segnale di una volontà di fare squadra. Quanto può essere importante questa rete di rapporti per il futuro della città?
«Credo che costituisca una delle caratteristiche della mia candidatura e anche della mia esperienza istituzionale. Ho sempre svolto ruoli che mi hanno portato a confrontarmi con territori diversi e a lavorare in una logica di collaborazione. Ho insistito molto sul recupero della funzione di Chieti quale capoluogo di provincia e quindi sulla sua capacità di attrarre, interloquire e guidare processi che interessano un territorio più ampio. Le relazioni istituzionali possono essere molto importanti per affrontare temi strategici come la sanità, l’università, le infrastrutture e lo sviluppo economico».
Negli ultimi anni si è parlato spesso di una città frammentata. Da una parte il centro storico, dall’altra Chieti Scalo, poi i quartieri e le contrade come Brecciarola, senza dimenticare un rapporto non sempre semplice con il resto della provincia. Lei ha parlato di comunità e di recupero del ruolo di capoluogo. Come si costruisce una città che torni a sentirsi unita e a svolgere una funzione di guida per il territorio?
«Credo che ci sia effettivamente la necessità di ricostruire e rafforzare un senso di appartenenza comune. Chieti è una città composta da identità diverse che vanno rispettate e valorizzate. Penso alla città alta, allo Scalo, ai quartieri e alle contrade, che rappresentano una ricchezza e non un limite. Le parole chiave che utilizzo spesso sono identità e inclusività. Identità significa custodire la storia e le caratteristiche di ogni parte della città, ma guardando al futuro. Inclusività significa invece costruire una comunità capace di non lasciare indietro nessuno, di sostenere le fasce più fragili e di accogliere chi sceglie Chieti per vivere, studiare o lavorare. È una sfida culturale prima ancora che amministrativa».
In campagna elettorale qualcuno l’ha definita uno “straniero”. Lei invece ha sempre rivendicato il suo legame con Chieti.
«Mi sento teatino a tutti gli effetti. Ho vissuto qui gran parte della mia vita personale e professionale e considero questa città una parte fondamentale della mia storia. Credo inoltre che Chieti abbia sempre avuto una vocazione all’accoglienza e all’apertura. Una città capoluogo deve saper attrarre persone, idee, competenze e opportunità. È questa la direzione nella quale vorrei andare».
Nei prossimi giorni si aprirà una delle partite politicamente più importanti, quella della composizione della giunta. Lei ha già detto di non voler applicare un Manuale Cencelli rigido. Quali saranno i criteri che guideranno le sue scelte?
«Vorrei costruire una squadra che metta insieme competenze, entusiasmo e capacità amministrativa. Penso a un equilibrio tra esperienze consolidate e nuove energie, con una particolare attenzione al rinnovamento generazionale. Naturalmente dovrà essere garantita una adeguata rappresentanza delle donne e una composizione armonica dal punto di vista anagrafico. Non sarà un esercizio semplice perché bisogna tenere insieme diversi fattori, ma il criterio principale resterà quello dell’efficacia e della capacità di affrontare le sfide che attendono la città».
Quando pensa di chiudere la partita della giunta?
«Da subito inizierò ad ascoltare tutte le liste e i gruppi che mi hanno sostenuto. L’obiettivo è arrivare alla composizione della giunta prima della seduta di insediamento del consiglio comunale e comunque nel più breve tempo possibile. Voglio prendermi il tempo necessario per fare le valutazioni migliori».
I cittadini chiedono soprattutto risposte concrete. Penso allo scuolabus, alla scala mobile, al tunnel pedonale, alla mobilità e ai tanti cantieri aperti in città. Da dove partirà?
«Uno dei primi incontri sarà con il settore dei lavori pubblici. Ci sono diversi cantieri aperti e altri da avviare. Alcuni sono legati alle scadenze del Pnrr e richiedono un monitoraggio costante. Dall’analisi di questi dossier trarrò l’ordine delle priorità e delle urgenze da affrontare. È importante avere un quadro chiaro della situazione e intervenire con metodo».
Università e ospedale rappresentano due pilastri fondamentali per il futuro della città. Quale ruolo dovranno avere nella Chieti dei prossimi anni?
«Università e ospedale sono due asset strategici fondamentali. Attorno a queste due realtà si gioca una parte importante del futuro della città. Dovranno essere sempre più integrati con il territorio e con le strategie di sviluppo di Chieti. Sono elementi essenziali per attrarre giovani, professionalità, ricerca, servizi e opportunità economiche».
I tifosi del Chieti Calcio hanno chiesto un segnale alla politica. Quale può essere il ruolo del Comune in questa fase così delicata?
«Mi occuperò anche di questo tema, che so essere molto importante per la città. Incontrerò una delegazione della tifoseria e definiremo un percorso per restituire a Chieti una squadra capace di riprendere il cammino interrotto. Molto dipenderà dalla situazione societaria e dagli esiti delle procedure in corso, ma il confronto partirà immediatamente».
Se dovesse immaginare Chieti alla fine del suo mandato, quale fotografia le piacerebbe consegnare ai cittadini tra cinque anni?
«Mi piacerebbe vedere una città in salute sotto il profilo organizzativo, finalmente capace di lasciarsi alle spalle molte delle difficoltà che ne hanno limitato lo sviluppo negli ultimi anni. Una città che attragga giovani, imprese, attività commerciali, turisti e iniziative culturali. Una città che torni a essere un punto di riferimento per il territorio e che valorizzi pienamente le proprie potenzialità. Se riusciremo a raggiungere questi obiettivi sarò ampiamente soddisfatto».
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