Toscana

Attrazione investimenti: Regione, Confindustria e Confindustria Toscana consolidano intesa

Scritto da Federico Taverniti, giovedì 2 luglio 2026 alle 15:48

Promuovere, rafforzare e favorire la presenza ed il radicamento di attività a capitale estero in Toscana. Regione, Confindustria e Confindustria Toscana hanno rinnovato oggi a Roma il protocollo d’intesa per lo sviluppo e l’attrazione degli investimenti esteri, firma che arriva dopo i due precedenti patti firmati nel 2019 e nel 2022. 

Il presidente Eugenio Giani, la vice presidente di Confindustria per l’export e l’attrazione degli investimenti Barbara Cimmino ed il coordinatore commissione multinazionali di Confindustria Toscana Paolo Ruggeri hanno firmato l’intesa nell’ambito dell’Annual Meeting 2026 del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere, organizzato in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Mantenere le attività a capitale estero che già operano sui territori e favorirne il radicamento nel tessuto economico, istituzionale e sociale. Diffondere e potenziare a livello locale la conoscenza di ruolo e le potenzialità non solo a livello economico ma allargandole ai programmi di sostenibilità ambientale, economia circolare e welfare. Promuovere lo scambio di esperienze tra Regioni e istituzioni nazionali (migliori procedure amministrative e autorizzative, accordi di mantenimento e consolidamento delle attività, proposte legislative, fiscali e promozionali). Questi in estrema sintesi i punti principali dell’intesa che delinea anche i compiti dell’Advisory Board di Invest in Tuscany, il comitato consultivo regionale deputato a favorire il confronto e la risposta istituzionale alle esigenze delle imprese estere o di rilevanza nazionale presenti o che intendono investire in Toscana. Sempre secondo l’accordo, Irpet ed il Centro Studi di Confindustria Toscana provvederanno periodicamente a realizzare un’indagine per conoscere e monitorare le dinamiche delle imprese estere e di quelle di grandi dimensioni (legami con le Pmi nelle singole filiere produttive, misura degli indotti, segnali preventivi di criticità, fabbisogni di formazione, innovazione, servizi alle imprese, vantaggi derivanti dall’interazione tra le realtà locali e le catene di valore globali).

“Siamo state una delle prime regioni in Italia – ha spiegato il presidente Eugenio Giani – a creare nel 2010 un ufficio dedicato, Invest in Tuscany, e a delineare una strategia regionale per il mantenimento e l’attrazione di investimenti italiani ed esteri. I numeri ci hanno dato ragione: con 303 investimenti per un valore complessivo di 12,4 miliardi di euro nel periodo 2019-2025 abbiamo raggiunto il quinto posto a livello nazionale. Si tratta di realtà che non generano solo valore economico diretto, ma aiutano ad accelerare i processi di innovazione e promuovono la diffusione di competenze e tecnologie alle imprese locali, favorendo anche l’attivazione di collaborazioni che coinvolgono il tessuto imprenditoriale locale, università, centri di ricerca e soggetti aggregatori. Col rinnovo del protocollo – ha concluso Giani -, oltre a potenziare la collaborazione, puntiamo a dar vita a nuove misure di sostegno, anche alla luce delle risorse provenienti dai fondi europei”.

“Il rinnovo di questo Protocollo – ha sottolineato Paolo Ruggeri, coordinatore della commissione multinazionali di Confindustria Toscana – conferma il valore di una collaborazione che ha dato nel tempo concretezza e continuità al rapporto tra istituzioni e impresa e che oggi si rafforza adattandosi all’evoluzione del contesto economico e alle nuove esigenze degli investitori internazionali . Un’intesa resa possibile da un dialogo istituzionale costante e da una solida collaborazione, fondata sulla condivisione di competenze, sulla complementarità delle rispettive esperienze e su una visione comune dello sviluppo. È proprio questa sinergia che ha permesso di consolidare la capacità della nostra regione di attrarre e accompagnare investimenti di qualità. Le imprese a capitale estero sono una risorsa strategica per la crescita e la competitività del territorio. Il loro contributo non si misura soltanto negli investimenti che realizzano, ma anche nella capacità di generare innovazione, valorizzare le filiere produttive e creare nuove opportunità per i territori, facendo emergere un potenziale di sviluppo ancora ampio”.


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