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Londra sblocca i fondi per il GCAP: così il caccia di sesta generazione resta in corsa

Dopo settimane di tensione all’interno del governo britannico, Londra è riuscita a sbloccare i fondi da indirizzare nel GCAP (Global Combat Air Programme), il progetto italo-anglo-nipponico per un caccia di sesta generazione e ultimo rimasto in Europa dopo la fine del franco-tedesco spagnolo SCAF (Système de Combat Aérien du Futur).

Il Regno Unito ha faticato a trovare i fondi

Media specializzati britannici riportano che il consorzio industriale trinazionale responsabile del programma per il caccia GCAP si appresta a ottenere il prossimo importante contratto prima del salone aeronautico di Farnborough, in programma questo mese.

Questo è stato reso possibile proprio grazie allo stanziamento di fondi essenziali da parte del Regno Unito, ultimo ad averlo fatto, avvenuto proprio nel giorno in cui le risorse finanziarie destinate al progetto stavano per esaurirsi. Secondo fonti vicine al programma, il nuovo contratto è stato reso possibile dall’impegno inglese a investire 8,6 miliardi di sterline (11,4 miliardi di dollari) nell’arco di quattro anni in un accordo formalizzato nel tanto atteso Piano di Investimenti per la Difesa (DIP), pubblicato martedì.

Il GCAP è rimasto l’unica alternativa possibile in Europa per un velivolo di sesta generazione dopo che il progetto SCAF è stato definitivamente chiuso per incompatibilità tra l’industria francese e quella tedesca. Un’incompatibilità che era ben nota agli addetti ai lavori, e che si è palesata immediatamente con lancio del progetto nel lontano 2017. Definito erroneamente “l’unico caccia europeo del futuro”, lo SCAF non poteva che cadere sotto i colpi reciproci di Dassault Aviation e Airbus, che hanno aperto una diatriba sulla distribuzione del lavoro – e dei brevetti – che non si è mai risolta nemmeno dopo il pesante intervento della politica.

Al contrario, il GCAP – erede del progetto “Tempest” e rinominato dopo l’ingresso del Giappone – ha un’architettura industriale paritaria, con BAE Systems, Leonardo e Mitsubishi Heavy Industries che detengono ciascuna il 33% della progettazione del sistema d’arma aeronautico.

Proprio questa soluzione sta provocando l’interesse della Germania, che sta cercando di “salvare il salvabile” di quanto già progettato per lo SCAF: le industrie tedesche stavano infatti sviluppando il software di nuova generazione per il caccia, e sarebbero interessate a partecipare allo sviluppo di quello del GCAP previa valutazione di compatibilità.

Il Giappone accelera per restare nelle tempistiche

Tornando allo sblocco dei finanziamenti inglesi, esso arriva dopo che Londra ha faticato non poco a trovare la quadra del bilancio della Difesa, generando preoccupazione soprattutto in Giappone. Tokyo, infatti, sta premendo sull’acceleratore della progettazione del velivolo per restare esattamente nelle tempistiche preventivate, avendo necessità di contrastare e soprattutto surclassare i velivoli di nuova generazione del suo ingombrante vicino: la Repubblica Popolare Cinese.

Giappone, Regno Unito e Italia, proprio nelle ore in cui Londra si affannava a trovare gli stanziamenti necessari, hanno deciso di prorogare il contratto per il GCAP fino alla fine del 2027 proprio perché il ritardo nella pubblicazione del piano britannico per la spesa della Difesa aveva creato una situazione di stallo, costringendo il progetto trinazionale a operare con finanziamenti provvisori sin dallo scorso aprile.

La proroga ha dato il tempo di gestire la crisi inglese della definizione del Piano di Investimento per la Difesa. Questo ritardo aveva privato i partner industriali del GCAP delle certezze finanziarie a lungo termine necessarie per mantenere l’organico e il ritmo di sviluppo, ma ora che il piano è stato pubblicato, i governi di Italia, Regno Unito e Giappone possono impegnarsi in un contratto di durata maggiore che consentirà di rispettare la tabella di marcia per la costruzione del velivolo dimostratore, il cui volo inaugurale è previsto entro la fine del 2027.

Il GCAP ha suscitato notevole interesse in potenziali nazioni partner oltre alle tre iniziali. Oltre alla già citata Germania, anche il Canada ha iniziato a partecipare in qualità di osservatore nel marzo 2026, a seguito di colloqui avviati alla fine del 2025, mentre in passato si è parlato dell’interessamento dell’Arabia Saudita, che nella sua aeronautica militare già utilizza velivoli europei come il “Tornado” e l’Eurofighter “Typhoon”.

Il Giappone però ha espresso più volte e chiaramente la propria contrarietà all’ingresso di nuovi partecipanti, temendo che questo possa portare a ritardare l’obiettivo di entrata in servizio previsto per il 2035.

I progressi compiuti dal GCAP sono imputabili, oltre alla soluzione paritaria di partenariato e alle reciproche ottime relazioni politico/industriali, anche alla partecipazione di seconda linea di Italia, Regno Unito e Giappone nel programma JSF (Joint Strike Fighter) che ha dato vita all’F-35, in forza nelle rispettive aeronautiche militari.

Le industrie aeronautiche dei tre Paesi, infatti, partecipano attivamente – sebbene non in modo paragonabile a quelle statunitensi – alla costruzione del caccia stealth di quinta generazione; inoltre in Italia e in Giappone ci sono gli unici due stabilimenti di assemblaggio finale (FACO – Final Assembly and Check Out) al di fuori del territorio statunitense, che certificano l’importanza del progetto per la filiera industriale aeronautica.


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