Friuli Venezia Giulia

attacchi e diplomazia tra Mosca e Kiev

10 agosto 2026 – ore 16:30 – Premessa – Mentre l’attenzione dei media nazionali sembra maggiormente concentrarsi sulle dinamiche relative all’immigrazione, il conflitto in Ucraina si trascina, evidenziando un chiaro irrigidimento da parte di Mosca che continua ad avanzare nella vasta regione del Donbass e a colpire, con l’impiego di missili balistici, Kiev, Odessa e altri centri nevralgici della martoriata ucraina. La risposta di Kiev viene affidata a sciami di droni diretti contro centri abitati e impianti petroliferi russi. Tuttavia, in questi ultimi giorni abbiamo anche assistito a dichiarazioni quantomeno ambigue espresse sia dal generale Valerii Zaluzhnyi e sia dall’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, entrambi personaggi ostracizzati da Zelensky e amati non solo dalla popolazione, ma anche dalle stesse forze armate ucraine. Le dichiarazioni trionfalistiche di gran parte dei media europei circa la capacità di reazione ucraina all’avanzata russa sono scomparse dagli “schermi radar”, e le notizie dall’Ucraina trovano sempre meno spazio nei consueti notiziari.

La realtà, come tutti sappiamo, appare decisamente drammatica e contraddistinta da una Ucraina distrutta non solo e non tanto dalle porzioni di territorio perso, ma soprattutto dal collasso della sua fragile architettura statale, economica e industriale, minata da una corruzione pervasiva e dilagante. Stiamo incominciando a parlare di uno “failed state”, come affermano da alcune settimane numerosi analisti americani, che riesce a sopravvivere grazie al continuo flusso finanziario da parte principalmente dei donatori europei che, al di là del sostegno strettamente militare, consentono il parziale funzionamento dell’elefantiaco apparato burocratico ucraino. La Russia, in questi lunghi anni di guerra, appare anch’essa logorata, pienamente consapevole di aver perso i legami con l’Europa, costretta ad “appoggiarsi pericolosamente” alla Cina e, aspetto assolutamente meritevole di attenta riflessione, pervasa da un senso profondo di frustrazione in relazione ai rapporti con gli Stati Uniti. In tale cornice, comprendiamo meglio l’irrigidimento di Mosca nel conflitto in Ucraina, la chiara volontà di portare a termine l’”operazione militare speciale”, l’accresciuta esposizione di Mosca in Africa e Asia, in seno ai BRICS e in tutti i principali consessi internazionali.

Un possibile futuro ulteriore consolidamento dell’asse Russia-Cina-India preoccupa le cancellerie occidentali, il mondo arabo, Israele e ovviamente anche gli Stati Uniti che sembrano al momento limitarsi ad osservare gli eventi e a tentare di individuare una soluzione accettabile nei confronti della disastrosa campagna contro l’Iran.

La dichiarazione dell’UNICEF fa infuriare il ministro degli esteri ucraino

La stampa ucraina in queste ore riporta con grande enfasi le dichiarazioni sferzanti rilasciate il 9 agosto dal ministro degli Esteri Andrii Sybiha il quale ha condannato l’Organizzazione delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari all’infanzia (UNICEF) per non aver riconosciuto la responsabilità della Russia per le vittime civili ucraine. “È profondamente deplorevole che l’UNICEF abbia tralasciato il punto essenziale nella sua dichiarazione del 4 agosto: la morte di tutti questi bambini è una diretta conseguenza della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. Presentando queste vittime senza questo contesto fondamentale, l’UNICEF crea una falsa equivalenza tra aggressore e vittima”, ha affermato più volte Sybiha in un post su X.

Questo nervosismo ucraino deriva dalla evidenziazione per la prima volta da parte delle Nazioni Unite della efferatezza anche ucraina nel conflitto, ponendo l’opinione pubblica di fronte a una realtà scomoda perché incidente sulla narrazione e sulla propaganda imperante.

In realtà, come vedremo, nel suo comunicato ufficiale, l’UNICEF invita le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario, senza distinzioni di alcun tipo.

Leggiamo insieme: “Negli ultimi giorni, bambini sono stati nuovamente uccisi e feriti in attacchi nella Federazione Russa e in tutta l’Ucraina. Nella Federazione Russa, si segnalano la morte di una ragazza di 13 anni e il ferimento di altre due bambine, di sette e nove anni, in seguito all’impatto di un drone vicino a un parco giochi nella regione di Belgorod domenica scorsa. Tre bambini sarebbero tra le sette persone uccise ieri nell’attacco nella regione di Krasnodar, che ha causato anche il ferimento di circa 40 persone. In Ucraina, almeno sei bambini sarebbero stati uccisi in attacchi negli ultimi sette giorni: un bambino di otto anni, almeno tre bambini uccisi con le loro famiglie nella regione di Dnipropetrovsk e due bambine di 5 e 10 anni nella regione di Sumy. Almeno 19 bambini sarebbero rimasti feriti nello stesso periodo. “Un parco giochi. Una spiaggia. Una casa di famiglia. I bambini hanno il diritto di essere al sicuro nei luoghi in cui vivono e giocano, ovunque si trovino. L’UNICEF esorta nuovamente tutte le parti a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, compresa la protezione dei bambini e delle infrastrutture civili. Gli attacchi che uccidono e feriscono i bambini devono cessare.”

https://www.unicef.org/press-releases/unicef-statement-children%E2%80%AFreportedly%E2%80%AFkilled-and-injured-attacks-russian-federation

https://kyivindependent.com/sybiha-condemns-unicef-after-agency-fails-to-hold-russia-accountable-for-ukrainian-civilian-deaths/

Ogni attacco russo riceverà la nostra risposta – Discorso del Presidente Zelensky

Il consueto discorso serale del Presidente ucraino appare decisamente diverso dal consueto, ed estremamente breve. Vengono citati gli scioperi in diverse aree industriali del paese e le difficoltà di riavviare le attività portuali nella strategica Odessa. Nel discorso non vengono menzionate conquiste militari di alcun genere. Si percepisce, in sintesi, l’estrema difficoltà ucraina, forse l’impossibilità, di arginare gli attacchi missilistici russi. Si cerca di rassicurare una popolazione stremata e si esalta la resilienza delle unità al fronte. Una situazione sempre più drammatica.

Leggiamo insieme: “A Odessa, i lavori proseguono a seguito dello sciopero di ieri sera. Si sono verificati blackout elettrici e idrici: tutti i servizi sono al lavoro per ripristinare le forniture. Questa mattina, oltre 300.000 famiglie a Odessa e nella regione erano ancora senza corrente. Ad oggi, l’elettricità è stata ripristinata per un terzo di esse e i lavori continuano. Desidero ringraziare tutte le squadre di riparazione, il Servizio statale di emergenza dell’Ucraina e tutti coloro che sono stati coinvolti.

Ci sono stati scioperi anche a Kharkiv e nella regione, a Pavlohrad, Kherson, nella regione di Sumy e di Zhytomyr. È importante che le persone ovunque ricevano un aiuto concreto.

Nel corso della giornata, ci sono stati rapporti del Primo Ministro Koretskyi. Ho parlato anche con il Comandante in Capo Drapatyi in merito alla difesa delle nostre città e alle nostre risposte alla Russia. Forniamo risposte pienamente giustificate e ogni attacco russo riceverà una nostra risposta. La guerra della Russia si farà sentire sempre di più in casa loro, in Russia.

Oggi ringrazio le Forze Armate e i Servizi di Sicurezza dell’Ucraina: l’operazione contro le raffinerie petrolifere russe continua e ne subiscono le conseguenze. Sono stati colpiti anche i sistemi missilistici antiaerei e le stazioni radar russe, e abbiamo risposto con attacchi alle infrastrutture russe nelle regioni del Mar d’Azov e del Mar Nero. L’unica ragione per cui tutto questo continua è la riluttanza della Russia a porre fine a questa guerra.

Questa settimana avremo nuovi contatti con i mediatori, in particolare riguardo alle misure e alle proposte necessarie. L’Ucraina è sempre attiva sul piano diplomatico. Ci saranno anche nuovi contatti per garantire i pacchetti di difesa aerea, al fine di proteggere il nostro Paese e il nostro popolo.

E un’ultima cosa. Qualunque cosa accada, ricordiamoci che tutto si basa sulla resilienza delle nostre unità, dei nostri guerrieri al fronte. Questa settimana, la nostra 14ª Brigata della Guardia Nazionale, impegnata nella zona di Dobropillia, merita un riconoscimento. Grazie, guerrieri! Il settore di Kostiantynivka: grazie alla 100ª Brigata Meccanizzata Indipendente. Grazie! Il settore di Kramatorsk: grazie alla 24ª Brigata Meccanizzata Indipendente. E nelle aree di operazioni attive delle Forze Aviotrasportate, ringrazio la 79ª Brigata Aviotrasportata Indipendente. Ben fatto, guerrieri!

E ringrazio tutti coloro che difendono il nostro Paese, difendono le nostre posizioni, tutti coloro che ricordano che il destino dell’Ucraina e dell’indipendenza ucraina è determinato dal contributo che ognuno di noi dà concretamente per difendere l’Ucraina e sostenere chi è al nostro fianco. Prendiamoci cura dell’Ucraina.”

Conferenza stampa tenuta dal vicedirettore del dipartimento Informazione e Stampa, Alexey Fadeev.

La posizione di Mosce è affidata al vicedirettore del dipartimento Informazione e Stampa, Alexey Fadeev che in un lungo briefing, aperto anche alla stampa estera, ha voluto tracciare alcune linee programmatiche di politica estera meritevoli di attenzione informativa. L’intera conferenza stampa può essere letta nel link in descrizione.

Desidero proporvi unicamente alcune delle risposte fornite da Fadeev alle numerose domande formulate dai giornalisti intervenuti, perché ci aiutano a comprendere perfettamente il clima politico esistente, l’irrigidimento di Mosca e alcune linee di politica estera assolutamente meritevoli di approfondimento. Si parla infatti di Ucraina, Medio Oriente, di Europa orientale e dei rapporti tra Mosca e Washington.

Leggiamo insieme:

Domanda: Come commenterebbe la richiesta di Vladimir Zelensky ai diplomatici ucraini di ostacolare il riavvicinamento tra Russia e Cina?

Alexey Fadeev: In effetti, abbiamo preso atto di questa affermazione. C’è un noto proverbio cinese: una mantide religiosa che cerca di fermare un carro con le zampe anteriori. Il significato è evidente: un’impresa destinata al fallimento fin dall’inizio, e del tutto al di là delle capacità di chi la intraprende. Il regime terroristico di Kiev affida ai diplomatici ucraini compiti utopici di natura distruttiva, invariabilmente incentrati su “distruggere”, “ostacolare” e “fare a pezzi”. Evidentemente, sono incapaci di agire diversamente.

Abbiamo preso atto delle significative dichiarazioni dell’ex ambasciatore ucraino a Cipro, Sergey Nezhinsky, diffuse dai media, secondo cui il novanta per cento dei diplomatici ucraini, al termine delle loro missioni all’estero, non fa ritorno in patria. Ciò rivela in modo lampante il loro reale atteggiamento nei confronti del regime che rappresentano, dal quale fuggono alla prima occasione.

Per quanto riguarda le relazioni russo-cinesi, abbiamo ripetutamente affermato che esse si trovano a un livello senza precedenti e continuano a svilupparsi dinamicamente in conformità con gli accordi raggiunti dai leader dei due Paesi. Il fondamento delle relazioni tra Mosca e Pechino è, come è noto, ancorato a un solido e ampio quadro giuridico e di trattati.

Restiamo pienamente fiduciosi nel futuro della nostra partnership globale, della nostra interazione strategica e dei secolari legami di amicizia tra i popoli di Cina e Russia.

In realtà, nessun tentativo da parte dei nostri detrattori potrà alterare questa scelta sovrana compiuta da Mosca e Pechino.

Domanda: In precedenza, la Romania ha dichiarato persona non grata un diplomatico russo e ha richiamato il proprio ambasciatore da Mosca per consultazioni. La Russia intende richiamare il proprio ambasciatore da Bucarest?

Alexey Fadeev: Se ho ben capito, vi riferite alla nostra risposta alla protesta rumena del luglio di quest’anno, nell’ambito della quale hanno dichiarato un diplomatico russo persona non grata e richiamato il loro ambasciatore a Bucarest. Se è effettivamente questo il punto, vorrei ribadire che le necessarie dichiarazioni in merito sono state rilasciate il 28 luglio di quest’anno. Sono pronto a ripeterlo: respingiamo le accuse avanzate dalla parte rumena e non vediamo alcun motivo per imitare i gesti teatrali di altri. Non intendiamo richiamare il nostro ambasciatore da Bucarest per consultazioni. Per quanto riguarda le conseguenze dell’espulsione del diplomatico russo dalla Romania, come già affermato, a questa mossa ostile verrà data una risposta adeguata, nei modi e nei tempi che il Ministero degli Esteri russo riterrà opportuni e ottimali.

Domanda: Qual è la sua risposta alle recenti dichiarazioni di alti funzionari armeni in merito alle relazioni russo-armene e all’integrazione eurasiatica?

Alexey Fadeev: In effetti, abbiamo notato una serie di recenti dichiarazioni della leadership armena. Yerevan ha intrapreso una campagna di riflessione, il cui evidente scopo è quello di scaricare la responsabilità su altri. Sostengono che i problemi nei rapporti con l’UEE e la Russia siano sorti perché l’Armenia si stava “semplicemente sforzando di trovare alternative” sia sul piano politico che economico.

Naturalmente, il perseguimento di uno sviluppo multidimensionale è prerogativa della leadership politica di qualsiasi Stato. Tuttavia, non bisogna confondere i concetti. Non bisogna celare dietro l’attraente termine “diversificazione” un allontanamento fondamentale dall’integrazione eurasiatica e da un alleato tradizionale, a favore di un’Unione Europea apertamente anti-russa, che sta seriamente valutando la possibilità di uno scontro diretto con il nostro Paese. La conclusione è evidente.

Questo costituisce un vero e proprio inganno non solo nei confronti dei partner nell’integrazione eurasiatica, ma anche nei confronti degli stessi cittadini armeni. Non è un caso che le conseguenze socio-economiche di un simile passo verso l’Europa vengano celate alla società armena, mentre le attuali difficoltà con le esportazioni vengono presentate come una sorta di “restrizioni imposte da Mosca”. Eppure, è fondamentale comprendere che queste non sono restrizioni imposte da noi, ma la realtà che attende la repubblica qualora decidesse di recidere i legami tradizionali.

Abbiamo ripetutamente sollecitato la leadership armena a parlare francamente di tutti i vantaggi e gli svantaggi di un riorientamento verso l’UE. Purtroppo, ciò non è avvenuto. Inoltre, la stessa leadership armena ha riconosciuto pubblicamente problemi relativi alla qualità di alcune categorie di merci.

Allo stesso tempo, Yerevan rifiuta le “relazioni esclusive” con Mosca, sostenendo che tali relazioni avrebbero ostacolato la ricerca di percorsi alternativi. Al contrario, al cittadino medio viene offerta una profusione di dichiarazioni firmate sull’interazione di alleanza con i paesi occidentali. Tuttavia, è fondamentale riconoscere che questi documenti, ricchi di frasi altisonanti, non sono giuridicamente vincolanti. In pratica, queste dichiarazioni non valgono nulla, a differenza della serie di trattati e accordi russo-armeni. Né Bruxelles, né Londra, né Parigi investiranno seriamente nell’economia armena. Questo è del tutto evidente. Ricordiamo perfettamente che, ancora nel 2024, il consulente freelance di Yerevan – l’ex Segretario Generale della NATO, il danese Anders Fogh Rasmussen – aveva affermato, nero su bianco, nel rapporto della Rete degli Amici dell’Armenia, che la repubblica rappresenta un’impresa a basso costo per l’Occidente.

Nel contesto delle relazioni russo-armene, invece di impegnarsi in un dialogo costruttivo, assistiamo ai tentativi di Yerevan di alzare la posta in gioco o semplicemente di ricorrere al ricatto. Ciò include la persecuzione di figure filo-russe, le minacce di procedimenti arbitrali contro aziende russe operanti in Armenia – aziende che contribuiscono in modo significativo al bilancio statale della repubblica – e le richieste a Mosca di pagare miliardi di dollari per beni che le attuali autorità si sono rifiutate di cedere all’inizio della loro carriera politica.

Per inciso, prima di rilasciare dichiarazioni così altisonanti, sarebbe opportuno familiarizzarsi con il trattato e il quadro giuridico, che delineano chiaramente chi deve a chi e in che misura. In ogni caso, la suddetta linea d’azione (che, ovviamente, include ostentati flirt con il regime neonazista di Kiev) solleva seri dubbi sulla volontà dei circoli dirigenti armeni di impegnarsi in un’autentica alleanza con la Russia.

Se Yerevan desidera che i suoi interessi vengano presi in considerazione, perché Mosca non dovrebbe aspettarsi un approccio reciproco dai suoi partner armeni? Al momento, constatiamo che la leadership armena percepisce le prospettive delle nostre relazioni come una “strada a senso unico”. Auspichiamo un atteggiamento più pragmatico ed equilibrato.

Domanda: Il Giappone ha recentemente pubblicato il Libro Bianco della Difesa 2026. Il documento afferma che l’interazione strategica tra Russia e Cina sta destando preoccupazione nella regione e che le esercitazioni militari congiunte tra Russia e Cina mirano a dimostrare la forza nei confronti del Giappone e rappresentano una seria minaccia alla sua sicurezza. Come commenteresti queste affermazioni?

Alexey Fadeev: Per quanto riguarda il cosiddetto Libro Bianco sulla Difesa giapponese, ne abbiamo esaminato il contenuto. A nostro avviso, non è necessario rispondere singolarmente alle falsificazioni prodotte dagli analisti e dagli strateghi militari giapponesi. In generale, come già affermato oggi, osserviamo una traiettoria accelerata da parte del governo di Tokyo verso la rimilitarizzazione, accompagnata dall’invocazione di pretesti politici artificiosi – come le presunte minacce provenienti dalla Russia e dalla Repubblica Popolare Cinese – per legittimare tali azioni. Desidero ribadire, ancora una volta, che non è l’interazione costruttiva tra Russia e Cina, bensì le misure adottate dalla leadership giapponese per abbandonare i principi pacifisti della Costituzione giapponese, per rivedere gli impegni assunti dal Giappone – in particolare i “tre principi non nucleari” – e per ignorare sia gli esiti che gli insegnamenti della Seconda Guerra Mondiale, a rappresentare i veri fattori che incidono negativamente sulla sicurezza globale e regionale.

Confidiamo che l’anniversario dei bombardamenti atomici statunitensi su Hiroshima e Nagasaki – che si sta commemorando in questi giorni e a cui abbiamo già accennato oggi – serva a ricordare al governo di Tokyo l’imperativo di aderire con fermezza a un percorso di sviluppo pacifico.

Come abbiamo ripetutamente sottolineato, il partenariato strategico russo-cinese è del tutto autosufficiente e non è diretto contro alcun paese terzo. La cooperazione tra Mosca e Pechino non solo promuove gli obiettivi di sviluppo nazionale globale dei nostri rispettivi stati, ma è anche pienamente in linea con gli interessi di garantire la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo sostenibile in tutta la regione Asia-Pacifico e nella comunità internazionale nel suo complesso, contribuendo all’emergere di un ordine mondiale multipolare più equo e autenticamente democratico. Russia e Cina hanno un interesse diretto a salvaguardare la sicurezza e la prosperità dei paesi situati lungo il nostro confine esterno comune e il coordinamento tra le nostre due parti sulla scena internazionale, come sapete, è orientato, tra l’altro, alla realizzazione di questi obiettivi.

Domanda: Mikhail Podolyak, consigliere del capo dell’ufficio del Presidente dell’Ucraina, ha dichiarato lunedì che Vladimir Zelensky sta proponendo alla Russia di valutare la possibilità di garantire la sicurezza dello spazio aereo e delle infrastrutture, una reciproca rinuncia agli attacchi contro gli impianti energetici e il congelamento delle ostilità lungo l’attuale linea di contatto. A suo avviso, un ulteriore passo verso una potenziale ripresa di una soluzione politico-diplomatica potrebbe essere rappresentato dai contatti diplomatici. Qual è la posizione della Russia su tali proposte? Ci sono stati forse degli approcci da parte di Kiev, attraverso i canali diplomatici, riguardo alla ripresa dei contatti?

Alexey Fadeev: Non abbiamo ricevuto alcuna proposta di questo tipo dalla parte ucraina. Va notato che, quando questi contatti si svolgevano a Istanbul alla fine dello scorso anno, l’Ucraina si è ritirata unilateralmente dai negoziati, abbandonando il formato di Istanbul senza fornire alcuna spiegazione per la sua azione.

Sarebbe inutile commentare narrazioni così artefatte, soprattutto quando provengono da un individuo che non fa parte del team negoziale ucraino. Gran parte di ciò che sta accadendo attualmente a Kiev è orchestrato per fini mediatici, e questo ne è l’ennesimo esempio.

Per quanto riguarda i principi su cui dovrebbe fondarsi la risoluzione del conflitto ucraino, questi furono inizialmente enunciati qui, proprio in questa sala del Ministero degli Esteri russo, dal Presidente russo Vladimir Putin nel giugno 2024 e rimangono pienamente validi. Accoglieremmo con favore qualsiasi iniziativa volta a raggiungere una soluzione politica e diplomatica al conflitto che circonda l’Ucraina, a condizione che tenga in debita considerazione i legittimi interessi della Russia, compresi quelli in materia di sicurezza.

Domanda: La campagna contro la lingua russa continua nei Paesi baltici. Il Comune di Vilnius non accetta più richieste o reclami scritti in russo. In Estonia, di recente, si è verificato un caso in cui un’azienda locale si è rifiutata di rimuovere una pubblicità che i russofoni consideravano offensiva.

I casi portati dinanzi alle Nazioni Unite spesso richiedono anni per essere risolti, mentre i Paesi occidentali hanno la possibilità di ostacolare le indagini. Si sta discutendo della creazione di istituzioni indipendenti che possano realmente tutelare i diritti umani, contrapponendosi alla macchina burocratica di New York?

Alexey Fadeev: Abbiamo ripetutamente commentato la situazione relativa alla discriminazione nei confronti della lingua russa e alle molestie subite dalle comunità russofone nei Paesi baltici. Questo problema rimane una priorità costante per il Ministero degli Esteri.

Portiamo regolarmente queste violazioni all’attenzione degli organi competenti delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali. Sebbene vi siano effettivamente dubbi e lamentele sull’efficacia di alcuni meccanismi internazionali, è importante comprendere che la creazione di istituzioni alternative raggiungerebbe i risultati desiderati solo se un numero sufficiente di Stati unisse le forze per sostenerle.

Riconosciamo inoltre che i mandati di numerosi organismi per i diritti umani, originariamente istituiti per operare in modo imparziale ed efficace, sono stati, nella pratica, appropriati dai paesi occidentali, spesso in modi che contrastano con gli interessi della Russia. Di conseguenza, le posizioni di leadership in queste organizzazioni sono occupate da rappresentanti di stati occidentali che promuovono la propria agenda a scapito degli interessi di altri paesi.

Per quanto riguarda i Paesi baltici, il Ministero degli Esteri proseguirà i suoi sforzi a tutto campo per proteggere i diritti dei nostri compatrioti, avvalendosi appieno di tutti i meccanismi internazionali disponibili. Ciò include la preparazione di ricorsi formali contro questi Stati dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, come discusso pubblicamente negli ultimi mesi. Sebbene la Corte non possa essere considerata un meccanismo di risposta rapida, rimane una delle poche istituzioni internazionali che continua a difendere l’imparzialità politica e la fedeltà ai suoi principi fondanti.

Domanda: Il presidente russo Vladimir Putin ha nominato Dmitry Dogadkin ambasciatore russo in Siria. Quali saranno i suoi obiettivi nel Paese e in che modo ciò contribuirà a rafforzare le relazioni con Damasco? Avete preso in considerazione l’apertura di un consolato o di un ufficio di rappresentanza nel nord e nell’est del Paese?

Alexey Fadeyev: Per quanto riguarda l’apertura di nuove missioni diplomatiche russe nella Repubblica Araba Siriana, qualora si decidesse di prendere tale decisione, la annunceremo secondo la procedura stabilita.

Per quanto riguarda la nomina di Dmitry Dogadkin ad ambasciatore russo in Siria, partiamo dal presupposto che tale nomina contribuirà a rafforzare e sviluppare ulteriormente l’intera gamma dei nostri rapporti di partenariato con questo importante Stato mediorientale.

Il nuovo capo della missione diplomatica russa a Damasco è un diplomatico di grande professionalità ed esperto di affari arabi, con una vasta esperienza. In precedenza, ha ricoperto l’incarico di ambasciatore in Oman e Qatar. La decisione del presidente russo Vladimir Putin di nominarlo ambasciatore in Siria è un’ulteriore conferma dell’eccezionale reputazione di cui gode Dmitry Dogadkin. Non abbiamo dubbi che la sua prossima missione sarà un successo.

Domanda: In un’intervista a Fox News, Marco Rubio ha messo in guardia contro alcuni “sforzi” che gli Stati Uniti avrebbero intrapreso per fare pressione su Mosca con l’obiettivo di porre fine al conflitto in Ucraina. Rubio ha anche affermato che gli Stati Uniti stavano valutando se gli attacchi ucraini in profondità nel territorio russo avessero aperto nuove opportunità per la ripresa dei negoziati.

Due citazioni. La prima: “Gli ucraini sono ora in grado di condurre attacchi a lungo raggio in profondità nel territorio russo, portando la guerra più vicina al popolo russo”. La seconda: “Nelle prossime settimane assisteremo a degli sforzi per cercare di riavviare i colloqui tra le due parti e porre fine a questa guerra. Ma comprendiamo anche che entrambe le parti hanno delle linee rosse piuttosto rigide. E finché non riusciremo ad avvicinare un po’ queste linee rosse, non saremo ancora arrivati a una soluzione”.

Come commenterebbe queste dichiarazioni? Come interpreta la Russia quello che sembra essere un riconoscimento da parte degli Stati Uniti del loro coinvolgimento e della pianificazione di attacchi in profondità nel territorio russo?

Come vede la Russia gli sforzi degli Stati Uniti per esercitare pressioni, nonché le frequenti dichiarazioni sulla fine del conflitto in Ucraina? Qual è la visione della Russia per una reale ripresa dei negoziati? La Russia chiederà agli Stati Uniti di condannare gli attacchi terroristici compiuti dalle forze armate ucraine contro il territorio russo?

Alexey Fadeyev: Questa è una domanda complessa. Partiamo dal presupposto che la parte russa ha ripetutamente chiesto ai paesi della NATO di smettere di inondare Kiev di sistemi d’arma e attrezzature militari di vario tipo. Sottolineiamo che senza tale “assistenza” occidentale – da parte di coloro che continuano a cercare di infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia – il regime di Kiev non sarebbe stato in grado di compiere attacchi terroristici contro la popolazione e le infrastrutture civili.

Questa posizione è stata ribadita dal ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov al segretario di Stato americano Marco Rubio durante i colloqui tenutisi a Manila il 23 luglio.

Siamo convinti che la logica di un’escalation del conflitto attraverso il rafforzamento militare delle Forze Armate ucraine sia errata e possa portare a conseguenze imprevedibili. Chiediamo a tutte le parti, compresi gli Stati Uniti, di esaminare obiettivamente gli orribili crimini commessi da Kiev con armi occidentali, ampiamente discussi anche oggi, e di concentrare gli sforzi sul facilitare il processo politico e diplomatico piuttosto che sul prolungare lo spargimento di sangue.

Per quanto riguarda i parametri di un futuro accordo, se ne è già parlato ampiamente in numerose occasioni. Il punto chiave è che i legittimi interessi della Russia, anche in materia di sicurezza, devono essere pienamente presi in considerazione. Naturalmente, siamo favorevoli a una soluzione politica e diplomatica, ma raggiungeremo i nostri obiettivi in ogni caso.

È impossibile non notare una certa instabilità nelle dichiarazioni dei rappresentanti statunitensi riguardo al percorso negoziale con l’Ucraina. Chiaramente, ciò è dovuto in gran parte alla cronica riluttanza del regime di Zelensky a raggiungere un accordo.

Da parte nostra, restiamo aperti a un processo negoziale che, senza dubbio, deve basarsi sulla considerazione dei legittimi interessi della Russia. Lo abbiamo ripetutamente affermato: durante l’incontro tra i presidenti di Russia e Stati Uniti in Alaska, abbiamo accettato la proposta avanzata dalla parte americana. Ora, tuttavia, sembra che invece di un’interazione basata sull’approccio concordato, ci si aspetti da noi nuove iniziative o azioni. Partiamo dal presupposto che, qualora i negoziatori statunitensi avessero idee concrete e costruttive, siamo sempre pronti a discuterne.

Per quanto riguarda le attività terroristiche del regime di Kiev, vorrei ribadire che riteniamo che meritino la più ferma e severa condanna non solo da parte degli Stati Uniti, ma anche da parte dell’intera comunità internazionale e delle organizzazioni internazionali competenti”.

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2131743/

Conclusione

Desidero chiudere questo articolo ricordando le parole pronunciate dal Pontefice Leone XIV il 9 agosto, in relazione a quanto accade in Ucraina e in Russia. Si invoca la pace, la fine di una guerra drammatica nel cuore dell’Europa.

“Continuano a giungere notizie dolorose di persone innocenti uccise e ferite in Ucraina e in Russia. Tragici episodi si susseguono, anzi, si moltiplicano, provocando sempre più vittime civili, tra cui anche bambini. Sono vicino alle famiglie delle vittime, ai feriti e a tutti coloro che soffrono a causa del conflitto in atto. Di fronte a tanto dolore rinnovo un accorato appello affinché si rispetti il diritto umanitario e cessino da entrambe le Parti gli attacchi che coinvolgono obiettivi civili. La guerra non fa che generare altra guerra e provoca enormi sofferenze. È tempo di fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace”.

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260809-angelus.html

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in AlbaniaKosovoGhanaSomaliaRuanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »