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Spin Time, 120 persone ricollocate: la lettera di Ken Loach e l’opera di Laika

Mentre agli abitanti e agli attivisti di Spin Time a Roma è arrivata anche la solidarietà di Ken Loach, sono iniziate le operazioni per individuare i primi alloggi temporanei per le persone che abitavano all’interno del palazzo, sgomberato e sotto sequestro dopo un incendio. Al momento, grazie al confronto tra Roma Capitale e lo sportello di tutela sociale di Spin Time, è stato trovato un alloggio temporaneo per 120 persone, dando priorità ai nuclei più fragili, come si fa sapere dal Campidoglio. Ne restano almeno 150 che non intendono lasciare il presidio e chiedono di poter rientrare nello stabile.

Il Comune di Roma, alla fine della settimana scorsa, aveva avanzato una proposta d’acquisto alla società Investire a cui era stato svenduto l’immobile nel 2004. Una proposta che è stata rifiutata, sostenendo che “un sopralluogo avrebbe certificato l’inagibilità dello stabile”. Secondo Fdi invece, sarebbe stato il Viminale ha stabilire che non c’erano i presupposti di legalità e sicurezza per rientrare. Nel frattempo, le persone restano in strada senza una reale alternativa.

Le famiglie ricollocate

La maggior parte delle persone ricollocate in queste ore, fanno sapere gli attivisti di Spin Time, è stata trasferita lontano dall’Esquilino, nonostante la richiesta di non disperdere la comunità, anche per garantire la continuità scolastica dei bambini. Delle sette strutture individuate al momento, tre si trovano fuori dal Raccordo Anulare.

In via di Santa Croce in Gerusalemme, spiegano gli attivisti, restano ancora circa 150 persone, compresi alcuni bambini e anziani, che dormono accampati fuori dal palazzo di Spin Time. Molti degli ex occupanti si dichiarano contrari ad allontanarsi dal quartiere, dove lavorano e hanno costruito i loro affetti, e hanno rifiutato gli alloggi alternativi.

Domani 11 agosto alle 17 è previsto un nuovo incontro in Campidoglio tra i responsabili di Spin Time e gli assessori capitolini alle Politiche Abitative, Tobia Zevi, e alle Politiche Sociali, Barbara Funari, per gestire la transizione alloggiativa e la smobilitazione del presidio. Il presidio, spiegano da Spin Time, andrà avanti “finché anche l’ultima persona non avrà un tetto sopra la sua testa”.

La lettera di Ken Loach

Sul caso è intervenuto, in queste ore, anche il regista e attivista Ken Loach. “Mi è dispiaciuto moltissimo”, ha scritto in una lettera, “apprendere dell’incendio allo Spin Time, del successivo sgombero e delle terribili conseguenze che ha comportato: vivere per strada deve essere davvero difficile per tutti voi, soprattutto per i più piccoli”. Il regista ha anche rievocato il tempo trascorso proprio insieme agli attivisti dello stabile: “Ricordo con grande piacere l’incontro che abbiamo avuto, le idee che abbiamo condiviso e le canzoni che abbiamo cantato: Bella Ciao non mi è mai sembrata così bella! Ho potuto constatare che la vostra comunità è creativa e animata da uno spirito generoso, fondata sui principi della condivisione e della compassione”.

L’opera di Laika

Una nuova opera di Laika è apparsa a Roma nella notte tra il 9 e il 10 agosto, in via Po 16A, davanti alla sede del gruppo Investire, proprietario dell’immobile occupato fino allo scorso 31 luglio da Spin Time. L’opera, realizzata su una delle tende utilizzate dagli attivisti, raffigura una ragazza che impugna uno scudo con il logo di Spin Time, trafitto da tre frecce che rappresentano speculazione, repressione e abbandono. “Voglio dare un segnale alla proprietà dell’immobile- dichiara l’artista- La lotta per Spin Time non si ferma. Troverete tende ovunque se sarà necessario. Mettere fine a questa esperienza significherebbe uccidere un meraviglioso esempio di rigenerazione urbana, un progetto che offre una risposta concreta alle carenze sociali e culturali della città di Roma. Non possiamo permetterlo. Spin Time deve tornare pubblico!Tutto il mio sostegno va agli abitanti e agli attivisti che resistono”. Per Laika, Spin Time non rappresenta soltanto un’occupazione a scopo abitativo, ma un bene comune e un’alternativa a un sistema che privatizza le città, le rende accessibili a pochi, esclude la maggioranza delle persone e alimenta la speculazione sulle spalle della collettività.


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