Assunzioni da GPS ok, ma si rischia di farla diventare una “corsa a chi ha più titoli”. Lettera

inviata da Gabriele De Giorgi – Gentile Redazione, ho letto con interesse la proposta di riforma sul doppio canale di reclutamento e ritengo che il tema meriti una riflessione approfondita. L’introduzione di un canale di assunzione dalle GPS attenuerebbe uno dei principali limiti dell’attuale sistema concorsuale: la cosiddetta “livella” del concorso, nella quale un giovane appena abilitato e un docente con molti anni di servizio si trovano a partire dalla stessa linea, lasciando all’esperienza l’unico reale vantaggio per il precario storico.
Allo stesso tempo, però, un ricorso sempre più esteso alle GPS rischia di accentuare nuove disuguaglianze. Molti docenti investono già oggi migliaia di euro in percorsi abilitanti, corsi e titoli per cercare di migliorare la propria posizione in graduatoria, ma non tutti dispongono delle stesse possibilità economiche. Se i concorsi dovessero diventare sempre più rari, il rischio sarebbe quello di costruire un sistema nel quale il ruolo diventa più facilmente raggiungibile da chi può sostenere tali investimenti, mentre altri restano intrappolati nel precariato.
Non sorprende che la Lega sostenga una riforma ritenuta vicina alle aspettative del proprio elettorato. Tuttavia, la scuola è forse il settore che più di ogni altro risente degli effetti della crisi demografica, dell’aumento dei NEET, della fuga dei giovani qualificati all’estero, delle difficoltà nel raggiungere un’autonomia economica, dell’accesso sempre più complesso alla casa e del rallentamento del ricambio generazionale. Si tratta di problemi strutturali che richiederebbero una visione di lungo periodo.
Per questo motivo fatico a comprendere una scelta che sembra discostarsi da un principio sostenuto dalla stessa forza politica in altre circostanze. La Lega ha infatti difeso con convinzione la reintroduzione della bocciatura per gli studenti che rifiutano di sostenere il colloquio dell’esame di Stato, ribadendo che un titolo di studio debba essere conseguito superando tutte le prove previste.
Se questo è il principio, perché non dovrebbe valere anche per l’accesso al ruolo nella scuola? Se il concorso pubblico rappresenta la prova finale richiesta per ottenere un contratto a tempo indeterminato, quale ragione giustifica un’eccezione? Se, al contrario, si ritiene che anni di servizio siano già sufficienti a dimostrare le competenze professionali di un docente, allora sarebbe legittimo domandarsi perché un ragionamento analogo non possa valere anche per uno studente che abbia completato con profitto l’intero percorso scolastico.
Qualora si optasse comunque per il doppio canale, prescindendo dalle questioni di principio, risulterebbe indispensabile garantire una maggiore coerenza e meritocrazia nell’ambito delle GPS.
Sarebbe opportuno valorizzare esclusivamente i titoli realmente pertinenti alla specifica classe di concorso; rivedere il punteggio attribuito al servizio aspecifico svolto sul sostegno; ripensare l’attuale valorizzazione del TFA sostegno, che può incidere fino a 36 punti nelle graduatorie della materia; limitare o eliminare il passaggio dal sostegno alla disciplina senza il superamento di un concorso; mantenere la legge 104 come unica forma di riserva; e, soprattutto, programmare il numero dei percorsi abilitanti sulla base del reale fabbisogno del sistema scolastico, evitando di autorizzare migliaia di nuove abilitazioni in assenza di un corrispondente numero di posti disponibili.
I numeri delle abilitazioni autorizzate appaiono oggi difficilmente compatibili con il fabbisogno effettivo della scuola.
Se l’obiettivo è ridurre progressivamente le assunzioni dalle GPS, anche la programmazione universitaria dovrebbe essere coerente con tale scelta…altrimenti la prima fascia rischia di diventare una platea di ‘clienti’ prima ancora che di futuri docenti.
Mi duole ricordare nel 2026 che il sistema pubblico dovrebbe garantire pari opportunità a tutti, indipendentemente dalla condizione economica di partenza.
La scuola dovrebbe continuare a essere uno dei principali strumenti di mobilità sociale e non trasformarsi nel luogo in cui le differenze economiche finiscono per consolidarsi ulteriormente.
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