Ascoltare, condividere, educare: il ruolo dei genitori nell’era digitale | isNews
I consigli della psicologa Francesca Capozza per costruire un dialogo che protegge
di R.Francesca Capozza*
ISERNIA. Il mondo digitale si è inserito ormai a gamba tesa nei confini familiari e nelle dinamiche di comunicazione genitori – figli.
Ecco alcune accortezze su come possono i genitori invogliare i figli ad avere un dialogo con loro, ricordando però che il lavoro sulla comunicazione, sulla condivisione di emozioni e pensieri, deve avvenire da subito, sin dall’infanzia:

- Fornire un ascolto attivo, senza distrazioni (guardare a nostra volta il cellulare o la tv o fare altro), empatico e non giudicante
- Mostrare reale interesse per ciò che nostro figlio ci racconta
- Non fare interrogatori per ricavare informazioni o fare la morale
- Condividere per primi la propria giornata, parlando di ciò che si è fatto ed esprimendo i propri pensieri
- Chiedere come la pensa su argomenti che lo appassionano o come si sente in certe circostanze (con domande aperte che stimolano la conversazione)
- Convalidare ciò che esprime, non bocciare o rettificare
- Non forzare la conversazione
- Creare occasioni di condivisione e confronto quotidiani
- Dare un feedback positivo quando vi racconta di se’: “Sono felice che tu abbia parlato con me di questo”, ciò rafforza la fiducia e incoraggia il dialogo.
La tecnologia diventa dipendenza nel momento in cui avviene un uso esclusivo, compulsivo e incontrollato dello strumento, che non rappresenta più il mezzo per raggiungere obiettivi formativi e di divertimento, ma diventa il centro della sua vita. I segnali di allarme sono l’isolamento sociale, la crisi d’astinenza (rabbia o ansia), un calo del rendimento scolastico, abbandono di hobby e sport in favore dello schermo.
Come insegnare ai figli il corretto uso della tecnologia?
Innanzitutto fornendo noi per primi il buon esempio nell’utilizzo della stessa; inserendo regole chiare e condivise (limiti di tempo, parental control, zone libere da schermi – es. durante pasti, partecipazione a eventi esterni, compiti scolastici – , spegnere i dispositivi almeno una ora prima di dormire); promuovendo attività offline (sport, letture e attività all’aperto, musica, attività manuali); educando all’uso (il cellulare è uno strumento e non il centro della sua vita), sviluppandone il senso critico; non agendo impulsivamente con sequestri o divieti assoluti (questo genera ansia e incrementa il desiderio, meglio invece accordi negoziati che sviluppano nel figlio senso di autonomia e resilienza).
Resta fondamentale mantenere sempre alta la sorveglianza discreta per tutelare i minori dalle minacce di contenuti inadatto e cyberbullismo, adescamento on line, ecc.
*psicologa, psicoterapeuta, specialista in Psicologia della salute
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