ascolano condannato a 4 anni. In casa aveva anche dell’hashish
ASCOLI È stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione il 56enne ascolano finito al centro di un’inchiesta dei carabinieri per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, dopo essere stato sorpreso con cocaina occultata nelle confezioni di pandoro. L’uomo, difeso dagli avvocati Umberto Gramenzi e Silvia Morganti, era stato arrestato dai militari del Nucleo radiomobile alla vigilia delle festività natalizie. Il pubblico ministero aveva chiesto una pena di sei anni; il giudice Domizia Proietti ha stabilito al termine del processo di primo grado una condanna a quattro anni di carcere.
La storia
La vicenda risale al 23 dicembre, quando i carabinieri avevano notato il 56enne scendere da un autobus proveniente da Roma vicino alla stazione di Ascoli e muoversi con atteggiamento sospetto verso uno scooter parcheggiato poco distante.
Un comportamento che aveva insospettito i militari, già a conoscenza di precedenti dell’uomo in materia di droga. Fermato per un controllo, l’uomo aveva inizialmente consegnato spontaneamente un piccolo contenitore in plastica con due dosi di cocaina ed eroina. Ma è stato il successivo approfondimento a far emergere un quadro più ampio. All’interno di una busta della spesa, i carabinieri avevano trovato due pandori ancora confezionati. All’interno dei dolci natalizi erano stati nascosti quattro panetti di cocaina, accuratamente avvolti nel cellophane, per un peso complessivo superiore ai 200 grammi.
Altra droga
La perquisizione era poi stata estesa all’abitazione dell’uomo, dove erano stati rinvenuti ulteriori quantitativi di sostanza stupefacente, tra hashish e materiale utilizzato per il taglio della droga, oltre a circa 130 grammi di sostanza da taglio, presumibilmente mannite. Tutto il materiale era stato sequestrato dai militari, che avevano proceduto all’arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. La mattina della vigilia di Natale il 56enne era comparso davanti al gip per l’udienza di convalida, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Il giudice aveva convalidato l’arresto disponendo gli arresti domiciliari, con alcune autorizzazioni all’uscita per esigenze quotidiane.




