Arab Strap – Half-Told Tales
Aidan Moffat e Malcolm Middleton hanno ormai raggiunto quella zona della vita in cui il corpo comincia a presentare il conto, gli amici diventano memoria e il mondo esterno appare sempre più difficile da sopportare. Invece di trasformare tutto questo in una celebrazione della maturità, fanno quello che hanno sempre fatto meglio: lo raccontano nel modo meno dignitoso, meno consolatorio e più divertente possibile.

Gli Arab Strap non hanno bisogno di ricordarci chi sono. Hanno bisogno, piuttosto, di capire cosa significa essere ancora loro stessi nel 2026. E la risposta è: essere stanchi, arrabbiati, eccitati, terrorizzati, sarcastici e ancora incredibilmente vivi. La cosa più bella di “Half-Told Tales” è proprio questa contraddizione.
Musicalmente il disco continua a muoversi tra post-rock, elettronica, spoken word, chitarre abrasive e improvvise aperture melodiche. Ma rispetto alla cupezza quasi apocalittica dei lavori precedenti (peraltro cupezza che ho sempre adorato) emerge una nuova componente: il corpo. Il corpo che invecchia. Ingrassa. Prude. Si ammala. Desidera. Il corpo che un giorno non ci sarà più. Moffat lo tratta con la consueta ferocia comica, ma sotto la battuta c’è qualcosa di molto più serio: la paura. E forse è proprio questo il significato del titolo. Sono storie raccontate a metà perché nessuna storia arriva mai davvero alla fine. Rimangono frammenti, dettagli, episodi, pensieri, confessioni pronunciate a metà. Come la memoria. Come le conversazioni. Come la vita.
“I Get Noise”. Moffat è bombardato dal rumore del mondo e gli Arab Strap decidono di trasformare quel rumore in musica. Non c’è bisogno di costruire una grande metafora: notifiche, informazioni, tragedie, politica, paura, pubblicità, malattie, guerre. Tutto entra contemporaneamente nella testa. Il risultato è un brano che stabilisce immediatamente il clima dell’album. Non siamo più semplicemente depressi. Siamo sovrastimolati. “You You You”. Nasce come una forma di dance music, salvo poi lasciare che le chitarre entrino a distruggere la festa. Moffat parla di malesseri quotidiani, medicine, corpo, paranoia e deterioramento con quella straordinaria capacità di rendere il patetico irresistibilmente umano. Il mondo è pieno di persone orribili, certo. Ma è anche pieno di persone che stanno semplicemente cercando di arrivare alla fine della giornata. “Be a Man”. Probabilmente il brano più sorprendente e il mio preferito. Musicalmente gli Arab Strap costruiscono un’indietronica notturna, morbida, attraversata dal sax. È una canzone sulla paura di trasmettere ai propri figli qualcosa che abbiamo ricevuto senza averlo mai davvero scelto. Uno dei momenti più vulnerabili che Moffat abbia mai scritto. “Fighting For You”. Chitarre, ritmi e voce sembrano procedere in direzioni differenti, creando quella particolare tensione che gli Arab Strap hanno trasformato in una delle proprie firme. “Glamour Magick”. Il bersaglio è l’ossessione contemporanea per l’apparenza, per la chirurgia estetica, per l’idea di poter rimandare indefinitamente il momento in cui il corpo comincia a raccontare la verità. Il riff è circolare, ossessivo. L’elettronica aggiunge un tocco posticcio. La musica sembra sottoposta allo stesso trattamento cosmetico dei corpi di cui parla il testo. “Mr. Splitfoot” ha tonalità oscure ma mai prive di umorismo. Gli Arab Strap conoscono bene il confine sottilissimo tra il grottesco e il tragico. È uno dei motivi per cui, dopo trent’anni, continuano a essere così riconoscibili. “Ampersand”. Uno dei momenti migliori. Chitarre acustiche, inclinazioni folk e una malinconia più tradizionale riportano gli Arab Strap verso una dimensione domestica. L’ampersand è una “e”. Un simbolo di connessione. Di cose che rimangono insieme. Ed è difficile non leggerlo come una piccola dichiarazione sull’esistenza stessa degli Arab Strap: Aidan & Malcolm.
“Half-Told Tales” non è il miglior disco degli Arab Strap. E questa, paradossalmente, è una delle sue qualità. Perché non prova a competere con “Philophobia”, non tenta di replicare “As Days Get Dark”. La disperazione degli Arab Strap, dopo trent’anni, non è più soltanto disperazione. È diventata una forma di resistenza. Una resistenza molto scozzese, volgare, intelligente e spesso molto divertente.
*Half-Told Tales* è un disco a tratti eccessivo e non sempre indispensabile ma contiene alcuni ottimi pezzi e soprattutto contiene la sensazione di due persone che, dopo quasi trent’anni, continuano a non avere assolutamente idea di come funzioni la vita. Per fortuna.
Source link




