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Approfondimenti – OndaFritta 2 – Tra dream-pop e ambient pop :: Gli Speciali di OndaRock


OndaFritta è un format ideato in partnership con Fritto FM per coniugare la divulgazione musicale con la mia attività di dj e selector. Ogni primo giovedì del mese alle 18:00, un set passato dal vivo con diretta streaming nella radio di Fritto FM: un’ora per esplorare un genere, un movimento o una tematica del panorama musicale contemporaneo. Per questo secondo episodio, la scelta è ricaduta sulle oniriche atmosfere del dream pop e dell’ambient pop. Parliamo di due generi dai confini spesso adiacenti; la selezione è basata su un criterio: offrire uno spiraglio a nomi talvolta meno discussi di Cocteau Twins, Sigur Ròs e Bel Canto, ma che ci hanno regalato momenti non per questo meno intensi.

Ad aprire l’episodio di ieri sono stati gli australiani Hydroplane, autori di una perfetta sintesi tra i due generi, rappresentata da un brano tratto da “Hope Against Hope” (1999). Immancabili gli Yo La Tengo in una playlist su dream-pop (o rock alternativo, in molti altri casi), qui presenti con un estratto dall’uggioso album “And Then Nothing Turned Itself Inside-Out” (2000), in cui si respira l’aria dello slowcore. Proseguono i Northern Picture Library con una ballad che ricorda i Mazzy Star ma in versione maschile, pubblicata originariamente sull’EP “Paris” e in seguito ristampata nella compilation “Postscript” (2005). E la nebbia dei Clientele, riconoscibili per quell’atmosfera lo-fi e il cantato filtrato e trasognante, con una tenera canzone inclusa in “Suburban Light” (2000). Nati da una costola degli Slowdive, i Mojave 3 continuano la selezione con un retaggio indie di scuola americana dall’album “Spoon And Rafter” (2003).

Giungiamo ai canadesi An April March con un brano dal loro “Lessons In Vengeance” (1995), figlio di quella scuola eterea composta da This Mortal Coil ed erede delle chitarre di Robin Guthrie. Il duo giapponese Sugar Plant continua il percorso con il loro raffinatissimo mix di downtempo e lounge (“Dryfruit”, 2000), per uno dei dischi più sottovalutati del decennio Zero. Torniamo al lo-fi pop con gli svedesi Radio Dept., forse tra i più rappresentativi del dreamy sound anni Duemila, protagonisti con una malinconia autunnale presa dalla raccolta “I Don’t Need Love, I’ve Got My Band” (2019). Gli Shoestrings portano un minimo di brio con le loro influenze jangle e il loro full-length “Wishing On Planes” (1997).

Cambiamo continente con il cantautore Naoki Asai e la sua neo-psichedelia stralunata, tratta da “アバ・ハイジ (Aber Heidschi)” (1988), salvo poi tornare negli Stati Uniti con la romanticheria di “You Will Never Know Why” degli Sweet Trip (2009). Ci avviciniamo al finale con i veterani His Name Is Alive e il loro ritmo ipnotico, adornato da un canto femminile sospeso (“Mouth By Mouth”, 1993). Gli Art Of Fighting sfiorano slowcore e post-rock, salvo poi trovare nel sogno pop la loro casa natìa (“Wires”, 2001). Faye Wong assorbe la lezione di “Treasure” e la rende propria, in una formula tanto devota quanto brillante (“Fúzào”, 1996) e, a chiudere questo secondo episodio, i Songs Of Green Pheasant, che con “Boats” da “Gyllyng Street” (2007) aprono una saudade di orizzonti intimi.

04/03/2026




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