Politica

>>>ANSA/ La destra globale assedia Sanchez. L’irritazione dell’Ue sull’Italia – Altre news

(di Michele Esposito)
Le vacanze estive in arrivo. Una
nuova crisi migratoria. Al centro della bufera, l’ultimo samurai
del socialismo europeo. Bastano questi tre fattori per spiegare
perché le terribili scene dei migranti di Ceuta, per la destra
globale, siano immediatamente diventate una formidabile arma
politica. In perfetto coordinamento, da Donald Trump a Jordan
Bardella, da Giorgia Meloni ai falchi del Nord, è partito
l’ultimo assedio a Pedro Sanchez. Una mossa politica ma anche
fattuale, visto che ha portato alla chiusura di Schengen da
parte dell’Italia nei confronti della Spagna. Un assedio che,
tuttavia, rischia di portare Roma e la Commissione Ue allo
scontro.

   
Mancano sei mesi al 2027 ma l’avvicinarsi dell’anno
elettorale più importante della recente storia europea – si
voterà in Francia, Italia, Spagna e Polonia, tra gli altri – sta
già disseminando le sue tossine. Sulla migrazione l’Unione
europea ormai da tempo, sulla scia dell’Italia, ha adottato una
linea durissima. Non a caso la reazione di Ursula von der Leyen
alla crisi di Ceuta, più che alla solidarietà, ha fatto
riferimento al concetto di Fortezza Europa. “Quelle immagini
sono inaccettabili. Non possiamo permettere a nessuno di entrare
nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole. I
rimpatri devono essere rapidi, come permettono le nostre
regole”, ha sottolineato la presidente della Commissione. Per
tutta la giornata dall’esecutivo Ue – in campo sono entrati i
commissari Markus Brunner e Dubravka Suica – hanno ripetuto che,
da Ceuta, “non c’è alcun flusso di migranti verso il continente
o altri Paesi membri”. Non solo. Ceuta e Melilla sono
considerate “frontiere esterne” dell’Unione, chi parte da lì non
lo fa senza passare dai controlli alle frontiere, come previsto
dalle regole ad hoc contenute per le due enclave dal Codice
Schengen.

   
Le destre sono andate comunque oltre. I governi falchi sulla
migrazione – dalla Finlandia alla Danimarca, fino all’Austria –
si sono immediatamente affiancati a Giorgia Meloni evocando la
chiusura di Schengen. Anche se, al momento, l’Italia è stato
l’unico Paese ad azionarla. Parallelamente Patrioti,
Conservatori e ultra-destre hanno avviato la loro ridda di
attacchi contro Madrid. “I popoli europei non possono essere
vittime collaterali della politica del primo ministro socialista
spagnolo Pedro Sánchez”, è stato il colpo sferrato da Jordan
Bardella. “Sanchez ha messo a rischio tutta l’Unione”, gli ha
fatto eco la Lega. “La Germania deve prepararsi: i confini
devono essere messi in sicurezza e i respingimenti devono essere
applicati con rigore”, ha avvertito dal canto suo AfD.

   
Il coordinamento delle destre non è sembrato solo europeo, ma
transatlantico. “In Spagna sembra un’invasione. E’ il risultato
di leggi deboli, cattiva gestione e norme molto liberal”, sono
state le parole di Donald Trump mentre, su X, Elon Musk derideva
la Spagna paragonando i migranti di Ceuta all’arrivo degli
zombie, attraverso la pubblicazione di uno spezzone del film
‘World War Z’. La sinfonia della destra globale è stata così
immediata e omogenea che, a Bruxelles, è sorto un dubbio: e se
la crisi di Ceuta non fosse frutto di un attacco ibrido
attraverso la strumentalizzazione della migrazione, su modello
di quanto fece la Bielorussia qualche tempo fa? Ma un attacco
ibrido di chi? Qualcuno, a taccuini chiusi, ha fatto notare
quanto sia stretta l’alleanza tra Marocco e Usa, quanto sia
grande la distanza tra Sanchez e Trump e quanto siano comunque
delicati i rapporti tra Rabat e Madrid. “Non facciamo
speculazioni. La mobilitazione del Marocco per collaborare con
la Spagna è stata immediata”, hanno frenato fonti dell’Ue. A
fine giornata, però, la sensazione era che Ceuta rischia di
diventare una crisi politica europea. La Francia è stata tra i
primi Paesi a offrire supporto alla Spagna. E quando nel
pomeriggio Antonio Costa ha messo nero su bianco “la solidarietà
alla Spagna”, plaudendo alla risposta di Madrid, la voce del
presidente del Consiglio europeo è sembrata quasi quella di una
Unione che rischia di non esserci più.

   

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