>ANSA-FOCUS/L’Ue in crisi sulle sanzioni, a rischio il price cap al petrolio russo – Altre news
(di Michele Esposito)
Stallo e rinvio. Il diritto di
veto che resta una spada di Damocle per alcuni, un’ancora di
salvezza per altri. Il 21/o pacchetto di sanzioni contro la
Russia, annunciato dalla presidente della Commissione Ursula von
der Leyen a inizio giugno, si è trasformato in una sorta di
prigione estiva per i diplomatici dei 27 Paesi membri. L’atteso
via libera che avrebbe dovuto concretizzarsi alla riunione dei
Rappresentanti Permanenti (Coreper II) non è arrivato. Un nuovo
tentativo verrà fatto nelle prossime ore. L’ultimo, prima che il
price cap al petrolio russo subisca il rialzo automatico fin
sopra i 60 dollari. Portando inaspettati soldi freschi nelle
casse del Cremlino.
Il più stretto riserbo vige a Bruxelles su una discussione
che pare essersi pericolosamente insabbiata sotto i colpi di un
dato politico sempre più evidente: l’uscita di scena di Viktor
Orban ha moltiplicato l’esposizione degli altri Paesi membri,
costretti ora a difendere i propri interessi senza più celarsi
dietro i veti politici dell’Ungheria. Il principale nodo del
21/o pacchetto di sanzioni sta nel divieto di trasporto del Gnl
russo ai Paesi terzi. Ed è un nodo figlio di un equivoco
destinato a fare scuola. Il bando di import, acquisto e
trasporto di gas naturale liquefatto russo è infatti contenuto
nel diciannovesimo pacchetto di sanzioni, approvato nell’ottobre
scorso. Secondo il regime vidimato dai Paesi membri il bando
diventerà totale a gennaio del 2027 per tutti i contratti,
compresi quelli a lungo termine. Il punto è che, quel bando, per
un Paese come la Grecia in buona parte forgiato sull’industria
marittima, ora è diventato irricevibile.
In partenza, sul 21/o pacchetto, non pendeva solo il veto
greco. Italia e Francia avevano messo sul tavolo tutte le loro
perplessità sul divieto di ingresso in Ue dei veterani russi che
hanno combattuto in Ucraina. Una mossa che, secondo Roma e
Parigi, avrebbe tagliato nettamente i flussi dei ricchi turisti
russi nei rispettivi Paesi. Il lavoro di ‘drafting’ ha portato a
mantenere il principio del divieto di ingresso, rimandando però
il lavoro tecnico al prossimo futuro. Anche il bando dell’import
del pollack, il merluzzo russo, sebbene fosse stato annunciato
da von der Leyen, ha avuto vita breve. Portogallo, Germania e
Francia – tra gli altri – si sono opposti, visto che quel tipo
di pesce è largamente usato per i prodotti ittici di quei Paesi.
A quel punto la discussione si è spostata sull’ultimo, delicato
nodo: il divieto di trasporto del Gnl russo. Gli armatori
ellenici, a cominciare dal potente George Prokopiou, patron
della Dynagas, hanno alzato la voce, sfruttando la loro storica
influenza sul governo di Atene. Dynagas, tanto per fare un
esempio, ha la principale flotta di metaniere che trasporta Gnl
del colosso russo Yamal, in Siberia. E l’allarme degli armatori
greci, con la parallela nuova chiusura dello Stretto di Hormuz,
è diventato assordante.
Su tutto ciò, nonostante ad un certo punto si sia optato
per il più confidenziale formato ristretto, si è arenata la
riunione del Coreper II. Prima dell’ultima chiamata, giovedì
mattina. Il 23 luglio, infatti, scade il congelamento
provvisorio a a 44 dollari al price cap al greggio di Mosca.
Sarebbe dovuto scadere il 15 luglio, ma i 27 la settimana scorso
hanno optato per un congelamento settimanale in attesa del via
libera alle sanzioni. Ora però si torna a navigare a vista. E
chi, come i Baltici e i Nordici, non vuole abbandonare la linea
dura contro Mosca, comincia a dare forti segnali di malcontento.
“Ormai non ci sono più obiettivi facili da raggiungere, visto
che sono stati completati 20 pacchetti. Ci si imbatterà sempre
più spesso negli interessi dei singoli Stati membri, quindi è
necessario trovare un equilibrio”, ha ammesso una fonte
diplomatica a Politico.
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