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>ANSA-FOCUS/ La variabile spagnola irrompe sul ‘midterm’ dei vertici Ue – Altre news

(di Michele Esposito)
Doveva cominciare all’inizio del
2027, invece è già cominciato. L’anno elettorale che secondo gli
analisti del continente potrebbe cambiare l’Europa avrà il suo
calcio di inizio il 29 novembre. E’ questa la prima, importante
conseguenza della decisione di Pedro Sanchez di andare al voto
anticipato. Una decisione che, comunque vada a finire, potrebbe
avere ripercussioni tangibili sugli equilibri politici europei,
già terremotati dall’ascesa dell’estrema destra. E a rendere il
tutto ancor più complesso c’è il timing delle elezioni iberiche:
a poco più di un mese dal ‘midterm’ dei vertici comunitari,
cruciale cartina di tornasole per capire quale sarà la
maggioranza all’Europarlamento da qui al 2029.

   
Sanchez è considerato una sorta di ultimo samurai del
socialismo europeo. Sulle politiche green, così come su quelle
migratorie, la posizione del primo ministro spagnolo negli
ultimi mesi si è progressivamente distaccata dal blocco di Paesi
europei guidati da un centrodestra dove il ruolo della destra ha
acquisito via via più vigore. La presidente della Commissione
Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo
Antonio Costa (socialista come Sanchez) finora hanno provato a
tenere un certo equilibrio all’interno dei summit dei 27. Ma con
una Spagna governata dal Partido Popular e dalla destra Vox il
trend potrebbe cambiare. I Socialisti si ritroverebbero con soli
tre leader seduti al tavolo dell’Europa Building: la danese
Mette Frederiksen, il lituano Mindaugas Sinkevičius, il maltese
Robert Abela. Gli effetti potrebbero essere visibili già al
vertice di dicembre, decisivo per il bilancio pluriennale
2028-2034.

   
L’addio di Sanchez alla Moncloa potrebbe provocare un
terremoto al Parlamento europeo, dove la maggioranza Ursula,
composta da Ppe, Socialisti, Liberali e Verdi è appesa a un filo
da tempo. Con una Spagna passata al centrodestra la tentazione,
per il gruppo guidato da Iratxe Garcia Perez, potrebbe essere
quella di passare stabilmente all’opposizione, provando così a
rompere la strategia dei “due forni” messa in campo dal gruppo
di Manfred Weber, che più volte si è affidato alla cosiddetta
maggioranza Venezuela, con Ecr e Patrioti. Il momento della
verità, in questo senso, potrebbe essere quello appunto del
‘midterm’, quando l’Eurocamera sarà chiamata a confermare o meno
la presidente Roberta Metsola e i 14 vice. La proroga di Metsola
finora è data come l’esito più alla portata, con i Socialisti
che non hanno fatto alcun nome alternativo. Ma il clima, tra i
filo-Ue, resta teso. Con i Socialisti che, assieme a Renew, da
tempo chiedono ai Popolari di tornare più stabilmente nel
binario europeista che ha sostenuto il secondo mandato di Ursula
von der Leyen. Se nelle prossime settimane le trattative sui
principali dossier dovessero naufragare anche i negoziati sul
‘midterm’ potrebbero franare. Senza contare la spinta dei
Patrioti ad entrare nel novero dei 14 vicepresidenti.

   
Formalizzando, così, la rottura del cordone sanitario.

   
Per ora i Socialisti europei si preparano alla battaglia
iberica. “Votare per la democrazia, votare per i diritti, votare
per la gente. Che nessuno ci porti via i sogni, la speranza e la
lotta”, ha scritto su X Garcia Perez. Il dossier alloggi, del
resto, è uno dei pilastri di S&D anche in Europa. Il 9 settembre
la Commissione ha presentato un primo atto legislativo sugli
alloggi accessibili, proponendo una parziale stretta agli
affitti brevi. Ma il piano, a buona parte del centrodestra
europeo, non è piaciuto. E anche su queste misure la tenuta
della maggioranza Ursula, nei prossimi giorni, sarà chiamata ad
una prova molto difficile.

   

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