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>ANSA-FOCUS/ Il caso Ceuta arriva al Parlamento Ue, strappo negli europeisti – Altre news

(di Michele Esposito)
L’emergenza Ceuta sembra via via
rientrare, il caso politico in Europa è destinato a tornare a
fare rumore. La commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari
Interni dell’Eurocamera ha infatti convocato per giovedì una
riunione straordinaria sulla vicenda, rispondendo alle richieste
arrivate nei giorni scorsi innanzitutto dalle destre, che
puntavano addirittura ad una riunione straordinaria dell’Aula.

   
Si tratterà, molto probabilmente, di un’ulteriore tappa della
battaglia politica che, solo martedì, con la videoconferenza dei
ministri dell’Interno dei 27, sembrava parzialmente rientrata.

   
Uno scontro nel quale potrebbe emergere, ancora una volta, la
profonda frattura che ormai divide i movimenti europeisti sulla
migrazione e non solo. Con il Ppe spesso e volentieri allineato
con i Conservatori e i Patrioti.

   
Non è un caso, forse, che i due ministri spagnoli invitati
all’audizione – Fernando Grande-Marlaska e Elma Saiz – sembrano
aver deciso di disertare la convocazione. “Si rifiutano di
partecipare. Quando l’Europa chiede spiegazioni il governo
spagnolo decide di non metterci la faccia”, è stato l’attacco
sferrato dal presidente della commissione Libe, Javier
Zarzalejos. Parole che non possono prescindere da un dato:
Zarzalejos è membro della delegazione iberica dei Popolari
europei, la componente che forse più di ogni altra sta spingendo
il presidente Manfred Weber verso posizioni sempre più vicini
alle destre. A parlare agli eurodeputati saranno invece il
commissario Ue agli Affari Interni Magnus Brunner e il
presidente-sindaco di Ceuta, Juan Jesus Vivas, anche lui membro
del Partido Popular. Toccherà probabilmente al solo Brunner
provare a mantenere un equilibrio in quella che si preannuncia
come una sessione ad altissima tensione.

   
Del resto, se nella videocall dei 27 l’Europa ha provato a
congelare lo scontro tendendo nettamente la mano al governo
Sanchez, sulle politiche migratorie è la linea dura sostenuta
dalle destre e dal Ppe che, da tempo, prevale nei consessi Ue.

   
E’ stato lo stesso Brunner a puntare il dito contro la
regolarizzazione dei migranti attuata da Madrid nelle scorse
settimane e additata come un ‘pull factor’ da diversi governi
del centrodestra europeo. Accuse che, tuttavia, secondo il
Financial Times, odorano di “ipocrisia”. “Anche l’Italia, la
Germania e altri Paesi che hanno accusato la Spagna di attirare
migranti con la sanatoria hanno a loro volta legalizzato
silenziosamente lo status delle persone giunte in modo
irregolare sul proprio territorio”, ha scritto il foglio
britannico spiegando ad esempio che tra il 2022 e il 2025
“l’Italia ha rilasciato 590.700 permessi di lavoro agli
immigrati attraverso il cosiddetto decreto Flussi”.

   
All’Eurocamera Brunner ribadirà la linea della Commissione:
rafforzare – anche attraverso i social – la sorveglianza delle
frontiere esterne, accelerare sulla cooperazione con i Paesi
terzi per i rimpatri, porre barriere fisiche se necessarie. Gli
hub nei Paesi terzi sono parte di questa ricetta ma rischiano di
non esserne il fulcro. Sui finanziamenti europei per gli hub la
partita resta in salita, anche perché si incrocerà con il
dibattito sul bilancio pluriennale, che vede i Frugali sul piede
di guerra. E poi c’è la questione dei Paesi ospitanti degli
eventuali hub, tutti da convincere. Il premier del Montenegro
Milojko Spajić attraverso i canali social ha già spento i rumors
che vorrebbero il Paese più prossimo ad entrare nell’Ue come
possibile sede dei centri. “Qualora tale iniziativa venisse
presentata, la nostra risposta sarà negativa, nell’interesse dei
cittadini del Montenegro”, ha sottolineato. Con i Paesi
dell’Africa – dall’Uganda al Ghana – la trattativa potrebbe
essere altrettanto difficile. E, soprattutto, potrebbe essere
costosa.

   

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