>>>ANSA/ Cinque Paesi Ue pronti agli hub per i migranti in Africa – Altre news
(di Michele Esposito)
C’è una data, il 2027. Un gruppo
di Paesi ‘avanguardisti’, Danimarca, Olanda, Grecia, Austria e
Germania. E due possibili destinazioni: Ruanda e Uganda. In una
manciata di mesi gli hub per i rimpatri in Africa potrebbe
davvero essere una realtà. A dare il là a questa nuova
accelerazione sul binario della stretta sui migranti è stato il
vertice di Copenaghen, al quale hanno partecipato i ministro
dell’Interno o della Migrazione di Amsterdam, Berlino, Vienna e
Atene. La riunione è servita a mettere a punto uno schema che,
andando ben oltre i classici iter comunitari, renda i cosiddetti
‘return hub’ operativi già l’anno prossimo. “Sarà un passo
importante verso un sistema di asilo e migrazione più
efficiente”, ha detto il ministro dell’Immigrazione Morten
Bodskov.
Sui return hub nei Paesi terzi l’accelerazione dei
cosiddetti ‘falchi’ sulle politiche migratorie non è certo una
novità e ha preso forma già in occasione del Consiglio europeo
del giugno scorso. Il caso Ceuta ha fatto il resto, portando la
premier Giorgia Meloni e la sua omologa danese Mette
Frederiksen, lo scorso 10 agosto, a rilanciare l’idea degli hub
extra-Ue. La riunione che ha avuto luogo a Copenaghen ha
rappresentato, in questo senso, un sicuro passo avanti, ma con
alcuni distinguo. Innanzitutto, al tavolo erano seduti i
rappresentanti di 5 Paesi Ue, 17 in meno rispetto a quelli che
hanno aderito alla lettera che, nelle ore più calde
dell’emergenza a Ceuta, chiedeva a Bruxelles un intervento
coordinato e netto contro i flussi di irregolari.
In Danimarca era assente anche l’Italia, sebbene Meloni sia
stata una pioniera dell’esternalizzazione della migrazioni. I
motivi non sono stati chiariti ufficialmente ma, forse, dopo
aver installato già gli hub per i migranti in Albania, per
l’Italia sarebbe difficile giustificare ulteriori accordi con
Paesi terzi diversi, a meno che non avvengano sotto l’egida
europea. “L’accordo Italia-Albania è diventato un modello in Ue,
Meloni ha indicato la strada”, ha comunque rimarcato il
capodelegazione di FdI all’Eurocamera, Nicola Procaccini.
L’assertività mostrata dai 5 Paesi riuniti a Copenaghen è
tuttavia destinata a fare polemica. “In nome dei diritti e della
dignità delle persone, ci opporremo sempre a queste cosiddette
soluzioni innovative, la cui unica innovazione risiede nella
loro disumanità”, hanno avvertito i Verdi Ue con l’eurodeputata
francese Melissa Camara. Più delicata la situazione per i
Socialisti. La politica migratoria di Frederiksen, tra i pochi
leader in carica come premier nel Pse, sta mettendo in
difficoltà il partito che, a cominciare dalla componente
spagnola, ha posizioni molto differenti. Non certo inosservata è
passata anche la presenza della Germania che si avvia al voto –
e al probabile trionfo di AfD – in Sassonia Anhalt di domenica
prossima. E la presenza del rappresentante tedesco potrebbe
essere un nuovo tassello della rincorsa di Friedrich Merz
all’ultradestra tedesca.
Al vertice di Copenaghen nessuno ha indicato quali saranno i
Paesi africani che potrebbero ospitare gli hub. Da settimane,
tuttavia, si parla di Uganda e Ruanda come Stati in pole per un
accordo che, ovviamente, prevederà anche una serie di
facilitazioni e investimenti da parte dei governi europei. Un
principio fondamentale, precisa il governo danese, è che
l’intesa debba essere “reciprocamente vantaggiosa”, ha non a
caso sottolineato Bodskov.
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