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Anna Kendrick ha girato questo thriller su Netflix che ha un punteggio di 91% su Rotten Tomatoes

Se stai cercando un thriller che ti tenga incollato allo schermo dall’inizio alla fine, Woman of the Hour è la risposta che non sapevi di cercare. Uscito su Netflix il 18 ottobre 2024, questo film diretto e interpretato da Anna Kendrick rappresenta non solo un esordio alla regia di tutto rispetto, ma anche uno dei thriller più sottovalutati dell’anno. Con un impressionante 91% di gradimento su Rotten Tomatoes e la certificazione Certified Fresh, il film merita tutta l’attenzione che finora non ha ricevuto. La storia che Woman of the Hour racconta non è frutto della fantasia di uno sceneggiatore particolarmente ispirato. È realtà, ed è proprio questo che rende tutto ancora più inquietante. Il film si concentra su Rodney Alcala, un serial killer che nel 1978 partecipò come concorrente a The Dating Game, il popolare quiz televisivo americano dedicato agli appuntamenti. Mentre milioni di spettatori lo vedevano sorridere e corteggiare davanti alle telecamere, nessuno sapeva che quell’uomo aveva già ucciso diverse donne e ne avrebbe uccise altre.

Anna Kendrick interpreta Sheryl Bradshaw, un’attrice che diventa concorrente in un episodio dello show. Rodney, interpretato con maestria da Daniel Zovatto, è uno dei tre scapoli tra cui Sheryl deve scegliere. La tensione nasce dal fatto che lo spettatore, a differenza dei partecipanti al programma, conosce già la verità su Rodney. Questa scelta narrativa trasforma quello che dovrebbe essere un momento di intrattenimento leggero in qualcosa di profondamente sinistro. La vera forza del film sta nella sua capacità di costruire la suspense attraverso un montaggio intelligente. Woman of the Hour mostra Rodney mentre commette alcuni dei suoi crimini prima che inizi The Dating Game. Questa struttura permette al pubblico di essere testimone della doppia vita del killer: da un lato, l’uomo affascinante che conquista il pubblico televisivo; dall’altro, il predatore spietato che caccia le sue vittime.

La tensione cresce inesorabilmente mentre Rodney diventa un candidato sempre più popolare davanti alle telecamere, con gli spettatori in sala che urlano mentalmente a Sheryl di stare lontana da lui. La performance di Kendrick è, come sempre, impeccabile. L’attrice sa gestire con naturalezza sia i momenti più leggeri del game show sia le conversazioni più oscure e cariche di tensione. Il suo personaggio è scritto con sfumature che vanno oltre la semplice vittima designata: Sheryl è una donna intelligente, con aspirazioni e fragilità, che si trova inconsapevolmente a interagire con un mostro. Zovatto, dal canto suo, riesce nell’impresa di essere contemporaneamente affascinante e terrificante. Il suo Rodney oscilla tra il charme televisivo e gli sguardi agghiaccianti che tradiscono la sua vera natura. Quello che rende Woman of the Hour ancora più interessante è il fatto che si tratti del debutto alla regia di Anna Kendrick.

L’attrice, nota principalmente per ruoli in commedie romantiche e musical come Pitch Perfect, dimostra di avere una visione cinematografica matura e uno spiccato senso del ritmo narrativo. La scelta di dirigere un thriller basato su una storia vera così oscura è coraggiosa, e il risultato finale le dà ragione. Kendrick sa esattamente come dosare le informazioni allo spettatore, quando mostrare la violenza e quando suggerirla, come costruire un climax emotivo senza mai scadere nello sfruttamento gratuito della cronaca nera. Il film si inserisce perfettamente nel filone del true crime, un genere che negli ultimi anni ha conquistato milioni di appassionati in tutto il mondo. Netflix, in particolare, ha dimostrato di saper intercettare questo interesse con serie come Monster, Inventing Anna, The Night Agent e You. Woman of the Hour condivide con questi titoli la capacità di trasformare fatti reali in narrazione coinvolgente, mantenendo però un rispetto fondamentale per le vittime e per la complessità delle storie che racconta.

La sceneggiatura di Ian MacAllister McDonald evita le trappole più comuni del genere. Non glorifica il killer, non spettacolarizza la violenza, non trasforma le vittime in semplici comparse funzionali alla storia del carnefice. Al contrario, Woman of the Hour cerca di restituire umanità a chi ha subito queste violenze, mostrando come vite normali siano state intersecate e distrutte da un predatore che si nascondeva in piena vista. Con una durata di appena 94 minuti, il film non si perde in divagazioni inutili. Ogni scena serve a costruire il mosaico complessivo, ogni dialogo aggiunge un tassello alla comprensione dei personaggi. È un thriller che rispetta l’intelligenza dello spettatore, che non spiega troppo e non sottovaluta la capacità del pubblico di leggere tra le righe.

Per chi ama il genere thriller, per chi è affascinato dalle storie vere di crimine, per chi vuole vedere Anna Kendrick in una veste completamente diversa dal solito, Woman of the Hour è una visione imperdibile. È il tipo di film che ti resta addosso anche dopo i titoli di coda, che ti fa riflettere su come il male possa nascondersi dietro il sorriso più innocente, su come la società possa essere cieca di fronte ai segnali più evidenti. Se ancora non hai visto Woman of the Hour, questo è il momento giusto per recuperarlo. Che sia durante la settimana o in una serata tranquilla del weekend, preparati a un’esperienza cinematografica che ti terrà con il fiato sospeso dall’inizio alla fine. Un thriller che sa esattamente cosa vuole raccontare e come farlo, firmato da una regista che ha dimostrato di avere molto da dire dietro la macchina da presa.


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