altare imbrattato e locali devastati
Una nuova ondata di vandalismo torna a colpire i luoghi di culto della Capitale, riaccendendo l’allarme sulla sicurezza delle parrocchie di frontiera.
Nel pomeriggio di mercoledì 27 maggio, la chiesa di San Paolo della Croce al Corviale, situata in via Poggio Verde (all’interno del territorio del Municipio XI Arvalia), è stata teatro di un fulmineo raid vandalico e di una pesante profanazione.
L’azione, condotta da un gruppo composto da almeno quattro persone, ha lasciato dietro di sé una scia di danneggiamenti e una profonda indignazione tra i residenti del quartiere.
Gli autori del blitz si sono introdotti nella struttura sacra approfittando di una finestra temporale di scarsa affluenza di fedeli, muovendosi rapidamente tra le navate.
Il sacrilegio all’altare e la fuga davanti al sacerdote
Una volta all’interno, la banda ha dato il via a una serie di devastazioni mirate: l’olio santo è stato interamente sversato sul pavimento, le tovaglie liturgiche dell’altare maggiore sono state imbrattate e vandalizzate con scritte a pennarello, mentre un’effigie sacra raffigurante la Madonna è stata seriamente danneggiata.
I vandali non si sono fermati alla zona di preghiera, estendendo i danneggiamenti e gli imbrattamenti anche ai limitrofi locali di servizio della parrocchia.
Il bilancio dei danni avrebbe potuto essere ben più pesante se non fosse stato per il tempestivo intervento del viceparroco.
Allertato dai rumori e dai forti tonfi provenienti dall’aula ecclesiale, il sacerdote si è diretto verso la navata centrale e ha immediatamente composto il 112 per richiedere l’invio delle pattuglie.
La sua presenza ha interrotto l’azione del gruppo, costringendo i quattro responsabili a una fuga precipitosa per le vie del quartiere.
Le indagini della Scientifica
Sul posto sono confluiti gli agenti della Polizia di Stato, con il supporto operativo del Commissariato San Paolo e gli specialisti della Polizia Scientifica.
Gli esperti hanno eseguito i rilievi biologici e dattiloscopici sulle superfici imbrattate e sugli oggetti repertati, nel tentativo di isolare impronte digitali o tracce utili all’identificazione dei fuggiaschi.
Per consentire lo svolgimento dei sopralluoghi giudiziari e la successiva pulizia dei locali, l’edificio sacro è stato temporaneamente sbarrato al pubblico.
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