Salute

“Al liceo ho subito bullismo. Avevano creato un gruppo e scritto tutte le cose che volevano farmi: la leghiamo a una sedia, la lanciamo giù dalle scale”: così Alice De Andrè

Il cognome è già sinonimo di una famiglia di artisti: dal nonno, Fabrizio, che ha fatto la storia della musica italiana, al papà Cristiano, anche lui cantautore e musicista. Quelle orme, Alice De Andrè le ha seguite a modo suo: sul palco ci sale anche lei, ma a teatro. Intanto, il cognome che porta è stato amore e odio. “So quante aspettative crea, ho visto la sofferenza di mio papà. C’è stata una fase di rifiuto, di volermi staccare completamente. Nel farlo mi sono resa conto di quanto in realtà quella parte lì sia fondamentale per me”, ha spiegato in una lunghissima intervista concessa a Vanity Fair.

De Andrè è abituata a guardarsi dentro e non si prende troppo sul serio: “È il mio modo di proteggermi da certe cose da certi dolori, dal non dare troppa importanza a determinate cose che sfuggono dal mio controllo tipo portare un cognome così, l’aspettativa che questa cosa genera, il preconcetto, il pregiudizio“. Al liceo, ha subito bullismo. E da lì ha imparato che anche arrabbiarsi è “fondamentale perché ti fa capire che cosa ti sta bene e che cosa no”.

Nella sua scuola avevano creato un gruppo “che si chiamava ‘vendetta contro Alice De Andrè’”. Lei al primo anno, i bulli al quinto. “Hanno scritto tutte le cose che volevano farmi: la leghiamo a una sedia, la lanciamo giù dalle scale“, ha ricordato. Lei si distaccava: ascoltava musica, leggeva i libri, aveva pochi amici. “Il preside ha sottovalutato la cosa, io sono andata in polizia. Mi sono presentata quel giorno a scuola con una maglietta con la scritta ‘Sono cattiva’, e una pistola d’acqua. Ho cercato di metterci una buona dose di sdrammatizzazione”.


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