Aiuti per Gaza, sbloccate le 240 tonnellate di cibo: Music for Peace le consegna ai palestinesi sfollati

Genova. Le 240 tonnellate di aiuti umanitari raccolte da Music for Peace a Genova, frutto della straordinaria operazione di solidarietà messa a segno l’anno scorso, stanno arrivando finalmente alla popolazione palestinese. Lo annuncia l’associazione in una conferenza stampa a Palazzo Tursi con la sindaca Silvia Salis e l’arcivescovo Marco Tasca. In questi giorni è iniziata la distribuzione dei 9mila pacchi, uno per uno, direttamente alle famiglie di sfollati ospitati nei campi profughi al confine tra Giordania e Cisgiordania.
“Dopo nove mesi siamo riusciti a ottenere il permesso di distribuire gli aiuti bloccati in Giordania dal settembre scorso – spiega Valentina Gallo di Music for Peace -. Questo è l’unico risultato che siamo riusciti a ottenere, ma viene restituito prima di tutto alla cittadinanza italiana, che tra il 25 e il 30 agosto scorso si è mobilitata per raccogliere oltre 500 tonnellate di generi di prima necessità: 180 tonnellate distribuite già un mese dopo in Sudan, 50 sul territorio italiano, e le restanti 240 che in queste settimane stanno raggiungendo, una famiglia dopo l’altra, la popolazione palestinese sfollata nei campi. L’obiettivo però continua a essere l’ingresso a Gaza, quindi non ci fermeremo”.
“Ad oggi abbiamo distribuito un migliaio di pacchi ed entro il 10 luglio continuiamo di distribuire tutti quelli che erano stati raccolti per la Flotilla e per la popolazione palestinese – spiega il presidente Stefano Rebora in un video messaggio -. Non dobbiamo spegnere i riflettori perché la situazione a Gaza e in tutta la Palestina è devastante. I bombardamenti continuano, scarseggia tutto e alle Ong non è permesso operare”.
“Come Comune di Genova abbiamo sostenuto questa iniziativa – ricorda la sindaca di Genova Silvia Salis -. Da sindaca devo dire che questa solidarietà mi ha sempre riempito d’orgoglio e noi vogliamo ringraziare Music for Peace per questa incessante richiesta di giustizia per questi 9mila pacchi. Ci siamo fatti parte attiva con richieste dirette al ministro degli Esteri per fare tutto il possibile. Sappiamo che alcune posizioni non ci hanno visto allineati”
La distribuzione avviene in collaborazione con l’associazione hashemita Jhco che gestisce gli aiuti in arrivo in Giordania. “Ricordiamo che il valico di Allenby è chiuso. Abbiamo seguito il canale istituzionale, come ci ha suggerito la presidente del Consiglio, e abbiamo dimostrato che anche Food for Gaza non entra“, continua Gallo.
Ma in tutti questi mesi di attesa alcuni generi alimentari non sono deperiti? “Assolutamente no – prosegue la rappresentante di Music for Peace -. Con qualche anno di esperienza avevamo previsto che si sarebbero allungati i tempi. Le prime scadenze sono da settembre 2026 in poi. I box sono integri e non sono stati tolti né biscotti né miele“. Il riferimento è alle regole che Israele avrebbe imposto per poter consegnare gli aiuti quando ancora era in corso il conflitto.
“La maggior parte dell’opinione pubblica crede che la tregua garantita dal Board of Peace abbia aperto un accesso umanitario a Gaza. Non è così – sottolinea l’associazione -. A Gaza non si entra, non si esce, e i convogli che transitano sono limitatissimi. A Gaza la gente muore ogni giorno di bombe, di armi da fuoco, di fame, sete e malattie. Il risultato è che, a seguito di un genocidio in atto, alle Ong, gli enti preposti per definizione a contrastare le sofferenze di guerre e massacri, viene negata la possibilità concreta di intervenire. Si tratta di un fallimento collettivo dell’umanità del proteggere le vite di chi fugge dalla guerra. Nonostante questo non ci siamo mai arresi, e non abbiamo mai accettato compromessi sul modo di operare. Le distribuzioni stanno avvenendo con il metodo che da sempre contraddistingue l’azione di Music for Peace, e che l’organizzazione non ha mai tradito in trent’anni di missioni: la consegna diretta, famiglia per famiglia, con la presenza sul campo del proprio staff dimissione. È questa la massima garanzia che una Ong può offrire a chi ha contribuito alla raccolta: la certezza che ogni materiale arrivi davvero a chi ne ha necessità”.
Poi una risposta “ai pochi che in questi mesi hanno messo in dubbio il valore di quella raccolta” e a chi “ha associato Music for Peace a presunte forme di continuità con associazioni terroristiche: ben prima del 7 ottobre 2023 la base logistica era la Holy Family Church di Gaza City, con cui sono stati realizzati progetti per i disabili, gli anziani e la popolazione. Da quella chiesa sono sempre partite le distribuzioni di materiale. A chi non ha mai abbandonato la causa in nove mesi di attesa e di incertezza, e a chi continua a chiedere un corridoio umanitario che sia davvero degno di questo nome, l’associazione chiede ora che siano i governi a fare la loro parte“.
“È una missione che nasce da un gesto semplice e straordinario – commenta Marco Tasca, arcivescovo di Genova -. È molto più di un aiuto materiale, è il segno di una comunità che non vuole restare indifferente davanti al dolore degli altri. Il rischio più grande è assuefazione al conflitto. le immagini da zone di guerra rischiano di scivolare davanti ai nostri occhi lasciandoci indifferenti. Continuiamo a chiedere con forza che si aprano percorsi dialogo e pace”. E ha ribadito la denuncia di papa Leone XIV: “Le armi vengono fatte passare, il cibo e gli aiuti umanitari no”.




