Marche

ai 7 figli oltre 2 milioni di risarcimento



SASSOCORVARO AUDITORE Un risarcimento di oltre due milioni di euro ai sette figli per la morte del padre, avvenuta più di un anno dopo un incidente stradale sulla Fogliense. È quanto ha stabilito il Tribunale di Urbino con una sentenza destinata a pesare soprattutto per il riconoscimento del legame tra lo schianto e il decesso, nonostante i dodici mesi trascorsi tra ricoveri, interventi chirurgici e complicanze.

La decisione

Il giudice onorario Laura Trebbi, con la decisione del primo ottobre, ha condannato la conducente del veicolo, la proprietaria e la compagnia assicuratrice, nei limiti di legge e di polizza, a risarcire i familiari della vittima. La cifra principale è di due milioni e 15mila euro per la perdita del rapporto parentale, suddivisi tra i sette figli con importi individuali compresi tra 285mila e 290mila euro. A questi si aggiungono 57.330 euro per il danno biologico terminale, oltre al risarcimento per la perdita del contributo economico paterno, rivalutazione monetaria e interessi. Una somma considerevole, riconosciuta al termine di una causa civile avviata dai familiari, assistiti dall’avvocato Roberto Mastalia.

Perdita di controllo

La vicenda risale al 2 febbraio 2018.

L’uomo viaggiava come passeggero su un Opel Vivaro lungo la provinciale 3 Fogliense, nel territorio di Sassocorvaro, quando la conducente perse il controllo del mezzo in curva, provocandone il ribaltamento. Pioveva e il fondo stradale presentava una ridotta aderenza, ma per il Tribunale queste condizioni non esoneravano chi era alla guida dall’obbligo di mantenere il controllo del veicolo. Le conseguenze furono gravissime. Il passeggero riportò un trauma toraco-addominale, fratture costali multiple, una contusione polmonare e insufficienza respiratoria. Si resero necessari intubazione, ventilazione meccanica e tracheostomia.

Successivamente venne diagnosticata una dissezione aortica post-traumatica, affrontata con un intervento di sostituzione dell’arco aortico. Seguirono mesi di ricoveri, immobilizzazione e complicanze infettive e respiratorie, fino alla morte, sopraggiunta il 27 febbraio 2019 all’ospedale di Urbino. Proprio il collegamento tra incidente e decesso ha rappresentato il passaggio decisivo del procedimento.

La consulenza medico-legale disposta dal Tribunale ha accertato che le lesioni iniziali determinarono il prolungato allettamento e la necessità di procedure invasive, creando le condizioni per lo sviluppo delle infezioni e il progressivo deterioramento della funzione respiratoria. Né le patologie pregresse né un precedente certificato di «guarigione clinica con esiti permanenti» sono stati ritenuti sufficienti a interrompere questa catena causale.

Il rapporto familiare

La sentenza affronta anche il rapporto tra il padre e i sette figli. L’uomo viveva da anni in strutture protette e non conviveva con loro, ma il giudice ha chiarito che la distanza e la difficoltà dei contatti non cancellano il vincolo affettivo né il diritto al risarcimento per la perdita del genitore. Respinta invece la richiesta relativa al danno morale catastrofale, non essendo stata dimostrata la lucida consapevolezza della vittima dell’avvicinarsi della morte. Riconosciuto, al contrario, il danno biologico maturato durante il lungo periodo di sopravvivenza.




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