Agrivoltaico “Casetta” approvato a Massa Finalese, Rifondazione: “Transizione da governare”

Il 30 luglio 2026, Arpae ha rilasciato l’autorizzazione unica per la realizzazione di un grande impianto agrivoltaico avanzato nelle campagne di Massa Finalese, nel comune di Finale Emilia. L’impianto, denominato “Casetta”, ha una potenza superiore a 76 MW e interessa quasi 98 ettari di territorio agricolo.
Le caratteristiche tecniche
L’impianto si estende su una superficie recintata di circa 98 ettari suddivisa in quattro macro aree
L’infrastruttura elettrica necessaria per la raccolta e la distribuzione dell’energia si articola in una rete sotterranea che collega 277 string combiner, 28 power station e una cabina centrale di smistamento
Un territorio sotto pressione
La notizia ha riacceso il dibattito politico locale: Rifondazione comunista, che aveva espresso contrarietà al progetto fin dall’inizio, torna a prendere posizione pur prendendo atto della decisione.
Il caso “Casetta” non è isolato. Secondo quanto riportato da Rifondazione comunista Finale Emilia, il nuovo Piano urbanistico generale (PUG) in fase di elaborazione da parte del comune contiene un dato significativo: tra gli impianti agrivoltaici già presentati e quelli ancora in corso di valutazione, la superficie potenzialmente interessata potrebbe arrivare a circa 430 ettari, a fronte di 640 ettari di territorio urbanizzato. La stessa relazione generale del PUG definisce questa prospettiva con l’espressione “una città di fotovoltaico”.
La posizione di Rifondazione comunista
Il partito chiarisce di non essere contrario alle energie rinnovabili in quanto tali. “La crisi climatica impone di accelerare la produzione di energia da fonti rinnovabili e di abbandonare progressivamente i combustibili fossili. Ma proprio perché crediamo nella transizione ecologica, riteniamo che debba essere governata nell’interesse pubblico, tutelando il territorio, il suolo agricolo e le comunità locali. Le energie rinnovabili sono indispensabili. Ma non basta cambiare la fonte dell’energia: conta anche come, dove e nell’interesse di chi la produciamo”, si legge nella nota firmata da Stefano Lugli.
La proposta è di privilegiare tetti di edifici pubblici e privati, capannoni industriali, aree dismesse e superfici già impermeabilizzate, “limitando il più possibile la trasformazione del suolo agricolo”.
Il nodo del dissenso comunale
Durante l’iter autorizzativo dell’impianto “Casetta”, il consiglio comunale di Finale Emilia aveva votato contro la variante urbanistica necessaria per le opere di connessione dell’impianto. Arpae ha però ritenuto che quel dissenso non fosse sufficiente a impedire l’autorizzazione, anche perché nella conferenza dei servizi erano stati acquisiti i pareri favorevoli degli altri enti, compreso il parere tecnico positivo con prescrizioni del servizio urbanistica del comune. Nel provvedimento finale viene quindi considerato acquisito anche l’assenso del comune di Finale Emilia.
Rifondazione comunista annuncia che chiederà di utilizzare il confronto sul PUG come occasione “per definire criteri chiari e condivisi sulla localizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, privilegiando le superfici già urbanizzate e limitando il consumo di suolo agricolo”.
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