Toscana

ad Arezzo una grande mostra per il centenario del Patrono d’Italia





Arezzo celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco con una grande mostra iconografica, “L’immagine di Francesco – Dal Medioevo al Novecento”, che aprirà i battenti venerdì 2 ottobre per restare visitabile fino al 10 gennaio 2027. L’esposizione si distribuirà in due sedi: la Galleria d’arte moderna e contemporanea di piazza San Francesco 4, adiacente alla basilica di San Francesco, e l’ex chiesa di Sant’Ignazio, in via Giosuè Carducci 7.

Una mostra tra capolavori e prestiti internazionali

Circa sessanta opere tra quadri, miniature, statue e vetrate racconteranno la diffusione dell’iconografia francescana in Toscana, con significativi esempi italiani. Il percorso seguirà un andamento cronologico, arricchito da focus tematici, e includerà lavori di Margarito, Maestro della Crocifisso, Maestro di Figline, Tino di Camaino, Beato Angelico, Sandro Botticelli, Andrea della Robbia, Giorgio Vasari, Pietro da Cortona, Annibale Carracci, Guercino, Jacopo Ligozzi, Luca Giordano, Lorenzo Lippi, Antonio Ciseri, Libero Andreotti e Gerardo Dottori.

La maggior parte delle opere proviene dal territorio aretino, ma non mancheranno prestiti da istituzioni di rilievo internazionale: la National Gallery di Londra, l’Art Museum di Worcester, il Lindenau-Museum di Altenburg, la Pinacoteca Vaticana, le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Borghese di Roma, la Galleria dell’Accademia di Venezia, il Museo civico d’arte antica di Pistoia, il Convento dei Cappuccini di Foggia, il Museo Schifanoia di Ferrara e la chiesa di San Francesco a Locarno.

San Francesco con gli angeli, prestito della National Gallery di Londra

Il racconto per immagini di Francesco

L’esposizione seguirà la trasformazione dell’immagine del santo nel corso dei secoli, a partire dalle testimonianze più antiche. La tavola di Margarito d’Arezzo dal Museo civico di Montepulciano lo raffigura tonsurato e barbuto, con un saio marrone e il cappuccio: un’iconografia che si evolverà nei decenni successivi alla sua morte e alla canonizzazione del 1228. La pala del Maestro del Crocifisso, proveniente da Pistoia, introduce invece la dimensione narrativa degli episodi della vita del santo e dei miracoli post mortem.

Centrale, nella mostra, sarà il tema della Stigmatizzazione. Nella raffinata tavola del Beato Angelico “San Francesco riceve le stimmate”, proveniente dai Musei Vaticani, la luce divina investe la montagna notturna con effetti chiaroscurali. Eccezionale il prestito dalla National Gallery di Londra di un dipinto di Sandro Botticelli, “San Francesco con gli angeli”, che allude al conforto della musica angelica ricevuto dal santo sofferente.

Con la Controriforma, tra tardo Cinquecento e Seicento, l’iconografia si articola diversamente: il misticismo della meditazione solitaria si fa protagonista, come nel “San Francesco adorante il Crocifisso” di Annibale Carracci. Nel pieno barocco, Francesco entra nelle trionfali scenografie celesti, come nella “Stimmate di San Francesco” di Luca Giordano. In età contemporanea, artisti come Antonio Ciseri e Libero Andreotti ne accentuano invece la spiritualità essenziale.

Il legame tra Arezzo e il Poverello di Assisi

Il territorio aretino ha un rapporto antico e profondo con San Francesco. Nella Leggenda maggiore di Bonaventura da Bagnoregio è narrato un episodio ambientato proprio ad Arezzo: “Quando il beato Francesco vide sopra la città di Arezzo i demoni esultanti e al suo compagno disse: ‘Va’, e in nome di Dio scaccia i diavoli, così come dal Signore stesso ti è stato ordinato, gridando da fuori della porta’; e come quello obbedendo gridò, i demoni fuggirono e subito pace fu fatta”. Presso Cortona, dove si fermò nel 1211, Francesco fondò il convento di Celle; sul monte de La Verna ricevette le stigmate che avrebbe portato fino alla morte. Il territorio è oggi percorso dai cammini “Le vie di Francesco”, promossi dalla regione Toscana.

La mostra – presentata ieri a Roma alla presenza di Natalie Dentini (Fondazione Guido d’Arezzo) e Franco Scortecci (estra) e Cristina Acidini (curatrice) – è promossa dal comune di Arezzo e dalla Fondazione Cr Firenze con la Fondazione Guido d’Arezzo, in collaborazione con la diocesi di Arezzo-Cortona e Sansepolcro, la Direzione regionale Musei nazionali Toscana del ministero della Cultura, Fondazione Arezzo Intour e Discover Arezzo. La curatela è affidata a Cristina Acidini, con il comitato scientifico presieduto da Carlo Sisi e composto da Sandro Bellesi, Stefano Casciu, Liletta Fornasari e Angelo Tartuferi. Main sponsor è Estra; sostengono l’iniziativa anche Coingas, Caurum, Unicoop Firenze e Tesi.























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