Il caldo in città è deleterio dopo un'operazione

Tra le domande di rito da rivolgere ai pazienti dimessi dopo un intervento potrebbe essere necessario aggiungere: «Ha in casa l’aria condizionata?». Le temperature eccessive nelle isole di calore urbano sono collegate a un recupero più difficile in seguito a un’operazione chirurgica. Lo sostiene una ricerca presentata al congresso dell’American College of Surgeons 2026 tenutosi a Washington.
In base al lavoro su 700.000 pazienti, coloro che vivono in aree urbane con temperature più elevate corrono un rischio più alto di non riprendersi in modo adeguato dopo un’intervento (e quindi, per esempio, di dover essere riammessi in ospedale). Un altro effetto collaterale di un’architettura urbana impreparata a proteggerci dalla crisi climatica.. Una minaccia al pieno recupero. Secondo l’analisi, guidata dall’Ohio State University, al di sopra di una soglia di intensità dell’isola di calore urbana di 2,19 °C – un parametro che misura la differenza di temperatura tra le aree urbanizzate e quelle circostanti – ogni grado aggiuntivo di calore è associato a una probabilità maggiore dell’8% di non raggiungere gli esiti desiderati dopo un’operazione.
Il decorso post-operatorio “da manuale” considerato nello studio prevedeva l’assenza di complicazioni, di giorni di degenza aggiuntivi, di ulteriori ricoveri dopo le dimissioni e la sopravvivenza per almeno 30 giorni dopo l’intervento.. Queste condizioni auspicabili per ogni paziente sono però più difficili da realizzare nelle isole di calore urbano, aree densamente edificate nelle quali le modifiche del territorio, le attività dell’uomo e i materiali da costruzione usati determinano un divario nelle temperature rispetto alle zone circostanti.
Mancanza di vegetazione e di suolo naturale, edifici alti e ravvicinati, emissioni dovute al traffico su strada e agli impianti domestici, e l’abbondanza di cemento, asfalto e altri materiali che assorbono calore possono determinare, tra le isole di calore e le zone rurali esterne, differenze di temperatura che vanno dagli 0,5°C e ai 3°C per una città di medie dimensioni.. Diritto a guarire non equamente distribuito. La correlazione tra isole di calore e ostacolo a guarire è risultata più evidente nelle aree a più alta vulnerabilità sociale ed economica, dove le probabilità di non disporre di aria condizionata domestica o di trovarsi in quartieri dall’effetto isola di calore urbano sono più marcate.
L’accesso al raffrescamento non è purtroppo garantito a tutti indistintamente. Pazienti a basso reddito, o che vivono in condizioni di disagio abitativo, pazienti anziani o con patologie croniche o disabilità potrebbero risentire maggiormente di questo effetto.
L’associazione tra eccesso di calore urbano e cattiva convalescenza risulta inoltre più forte nei pazienti reduci da interventi oncologici, da procedure di emergenza o ad alto rischio di malattie cardiache. Quest’ultima tipologia di pazienti potrebbe avere una minore tolleranza allo stress indotto da disidratazione e altre alterazioni dell’equilibrio idrico.. La raccomandazione: pianificare le dimissioni. Per i medici, i risultati potrebbero essere un invito a organizzare con maggiore attenzione le dimissioni dei pazienti: chiedere, per esempio, se abbiano accesso a ventilatori o condizionatori, se conoscano spazi pubblici raffrescati vicino a casa, e se abbiano la possibilità rimanere idratati, servirà ad assicurarsi che ci siano le condizioni per un corretto recupero da un intervento..
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