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Acqua minerale, consumi in crescita ma il lusso perde terreno

Gli italiani hanno comprato 97 milioni di litri di acqua minerale in più tra giugno e luglio 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, spinti dall’ondata di calore dell’estate e dalle temperature sopra la media che hanno aumentato i consumi soprattutto nella grande distribuzione organizzata. Il dato, rilevato da Circana e letto insieme alle stime di Mineracqua, conferma il peso dell’acqua in bottiglia nel mercato italiano delle bevande, ma racconta anche un settore sotto pressione: crescono i volumi, arretra la fascia premium e i costi di packaging e logistica continuano a pesare sui margini delle aziende.

Acqua minerale, il caldo spinge i consumi nella grande distribuzione

Il caldo lungo dell’estate 2026 ha avuto un effetto diretto sugli scaffali: tra giugno e luglio le vendite di acqua minerale in Gdo sono salite del 3,6% rispetto all’anno precedente, con un picco del 5,3% nel Nord Italia, l’area più colpita dalle temperature elevate. «Le temperature superiori alla media stagionale hanno fatto aumentare i volumi venduti», ha spiegato Gaia Grassi, Cpg business development director Italia di Circana, indicando nella meteorologia il primo motore della domanda.

Il movimento arriva dopo un 2025 già in crescita, quando il mercato aveva segnato un +4% sull’anno precedente. Non si tratta, quindi, di un rimbalzo isolato: l’acqua resta uno dei prodotti più presenti nel carrello, acquistata spesso in grandi quantità e con una frequenza che aumenta nei mesi più caldi. Nei supermercati, in quei giorni di luglio, i bancali vicino agli ingressi sono tornati a svuotarsi in fretta. Un gesto abituale, quasi automatico.

Un mercato da oltre 16 miliardi di litri, ma con prezzi tra i più bassi d’Europa

Secondo le stime di Mineracqua, nel 2025 il mercato italiano dell’acqua in bottiglia ha superato i 16 miliardi di litri, considerando retail, porta a porta e consumi fuori casa. La fetta principale passa dalla distribuzione moderna: supermercati e discount rappresentano rispettivamente il 48% e il 30% dei volumi, per un totale di 12,6 miliardi di litri venduti e un incasso superiore ai 3 miliardi di euro.

Il paradosso è nei prezzi. Le acque minerali rappresentano circa tre quarti dei volumi e metà delle confezioni di bevande vendute nella distribuzione moderna, ma in valore pesano solo per il 22% del mercato complessivo del beverage. In Italia l’acqua resta una delle bevande meno care: al supermercato il prezzo medio è di 24 centesimi al litro, mentre nei discount si può scendere fino a 16 centesimi. In Europa, secondo il quadro del settore, solo la Grecia registra livelli inferiori.

La pressione promozionale fa il resto. L’acqua è un classico prodotto civetta, sempre presente nei volantini della Gdo, con offerte pensate per attirare clienti nel punto vendita. L’incidenza delle promozioni sulle vendite è pari al 23,6%, in lieve calo ma ancora alta. Così, nonostante un consumo pro capite indicato in 273 litri annui, un italiano medio spende meno di 100 euro l’anno per comprare acqua in bottiglia.

La fascia premium rallenta e le acque aromatizzate perdono volumi

Dentro un mercato in crescita, però, non tutti i segmenti corrono allo stesso passo. La fascia premium dell’acqua minerale, quella posizionata su prezzi più alti e spesso legata a vetro, design della bottiglia o consumo fuori casa, mostra segnali di arretramento. La spinta principale arriva oggi dai formati più convenienti, dalle confezioni famiglia e dai canali dove il prezzo resta decisivo, in primo luogo discount e supermercati.

Anche le acque aromatizzate registrano una contrazione dei volumi. Dopo una fase di forte curiosità, legata al desiderio di alternative leggere alle bibite zuccherate, il segmento sembra pagare il confronto con l’acqua naturale e frizzante nei mesi di caldo intenso. Il consumatore, davanti allo scaffale, sceglie spesso il prodotto più semplice e meno caro. “Quando fa caldo si va sul sicuro”, confidano diversi operatori della distribuzione, sintetizzando una dinamica che i numeri confermano.

Il quadro segnala una domanda solida ma più selettiva. L’inflazione degli ultimi anni ha lasciato tracce nelle abitudini di acquisto e molti clienti, anche su prodotti a basso costo unitario, guardano al prezzo al litro. La qualità resta un criterio, certo, ma la convenienza ha ripreso spazio. E nel caso dell’acqua minerale, più che altrove, pochi centesimi possono spostare grandi volumi.

Packaging e logistica pesano sui conti delle aziende

Per le imprese del settore, la crescita dei litri venduti non si traduce sempre in margini più ampi. Il nodo principale riguarda i costi industriali: packaging e logistica incidono fino all’80% sui costi delle aziende, secondo le indicazioni del comparto. Bottiglie, tappi, film plastici, cartone, trasporto su gomma e movimentazione nei magazzini compongono una voce pesante, resa più delicata dal basso prezzo finale del prodotto.

Il tema è semplice solo in apparenza. L’acqua pesa, occupa spazio, viaggia su grandi distanze e genera volumi enormi con margini unitari ridotti. Basta un aumento nei costi del carburante, della plastica o dei servizi di trasporto per comprimere la redditività. Le aziende, da parte loro, faticano a trasferire interamente questi rincari sul consumatore, perché lo scaffale dell’acqua è uno dei più sensibili al prezzo.

Resta poi la questione ambientale, sempre più presente nel dibattito pubblico, tra riduzione della plastica, cauzione sugli imballaggi e sviluppo del vuoto a rendere dove possibile. Il settore si muove, ma con equilibri complessi: domanda alta, prezzi bassi, costi logistici rigidi. L’estate 2026 ha confermato che gli italiani continuano a bere molta acqua minerale. Per le imprese, però, vendere di più non basta più.


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