Liguria

Ex Ilva, i giudici confermano lo stop a Taranto: ecco il piano per non chiudere Cornigliano


Genova. Situazione sempre più drammatica per l’ex Ilva. La Corte d’appello civile di Milano ha respinto l’istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia ed ex Ilva in amministrazione straordinaria e ha confermato il provvedimento con cui è stato disposto il blocco dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. Dunque lo stop agli impianti andrà messo in atto entro il 28 ottobre. E di conseguenza anche la fabbrica di Cornigliano, che al momento ha scorte fino ai primi di novembre, dovrebbe interrompere la produzione. A meno che non si trovi una soluzione.

Il nuovo provvedimento della Corte d’appello

“Il bilanciamento tra i contrapposti interessi” costituzionali “non può che far propendere a favore delle ragioni di tutela della salute“, si legge nel provvedimento. Per i giudici “nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute  al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo”. “La vita umana dei tarantini ha vinto – esultano i Genitori Tarantini, promotori della prima iniziativa.

“A seguito di questa decisione, riteniamo sia fondamentale che il governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell’ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi“, sollecitano Fim, Fiom e Uilm in una nota congiunta. “I lavoratori pretendono risposte e il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese – hanno spiegato -. Non accetteremo passivamente un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati. Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale con interventi ordinari e straordinari“.

Il tavolo tra Governo e sindacati è stato riconvocato per il 15 settembre. “Lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi – ha detto la premier Giorgia Meloni a Vercelli -. Però sicuramente continuiamo a fare del nostro meglio, c’era un tavolo già aperto che verrà riconvocato immediatamente per andare avanti a capire. È uno dei file sui quali stiamo spendendo il maggior numero di ore”.

La Fiom: “Acquistare acciaio per mandare rotoli a Genova”

“Ora la palla passa al governo, staremo a vedere le scelte – commenta Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom di Genova -. La nostra posizione resta uguale: bisogna mantenere la continuità produttiva attraverso l’acquisto sul mercato di bramme di acciaio da trasformare in rotoli nei laminatoi di Taranto e poi lavorare negli impianti del Nord“.

Genova chiede coils – aggiunge Armando Palombo, storico componente della Rsu per la Fiom -. Dando per scontato che l’area a caldo di Taranto è persa, le fabbriche del Nord devono essere alimentate con rotoli che possono arrivare da qualsiasi parte. Da un punto di vista tecnico si può fare: ci vogliono visione industriale, coraggio politico e chi ci mette i soldi. Il resto della siderurgia deve andare avanti, in attesa di piani futuristici che auspichiamo, ma che richiederanno anni”.

Una linea, quella che da settimane sostengono i sindacati genovesi per evitare lo stop totale degli stabilimenti ex Ilva, su cui esisterebbero concreti margini di approfondimento nel confronto con Palazzo Chigi. Il laminatoio a caldo di Taranto, infatti, non sarebbe interessato dal provvedimento della Corte d’appello di Milano e le linee di Cornigliano, cioè la zincatura e la banda stagnata, potrebbero andare a saturazione, con la possibilità di far rientrare gli operai in cassa integrazione e addirittura assumere ulteriore personale.

Ed è anche per questo che ad oggi, nonostante la promessa di un “autunno caldo” sul modello dei blocchi stradali del 2025 se non fossero arrivate risposte, i metalmeccanici stanno mantenendo un profilo basso all’insegna della cautela. A disposizione c’è ancora un pacchetto di otto ore di sciopero proclamato a livello nazionale, già espletato a Taranto ma non a Genova. Si resta sul piede di guerra, insomma, ma questo è il momento delle trattative da condurre con la massima discrezione.

Nel frattempo l’associazione delle imprese dell’indotto dell’ex Ilva ha fatto sapere ai sindacati che le aziende “intendono riprendere sin da subito l’iter previsto dalle procedure per il licenziamento collettivo“. L’associazione aveva momentaneamente sospeso la procedura dopo l’appello del governo.

 




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