Accoltellamento della vigilia di Natale ad Ancona. Condannato a 8 anni: «Poteva uccidere»
ANCONA Fino all’ultimo, rilasciando dichiarazioni spontanee in udienza, ha provato a dire che il suo intento «è stato solo quello di voler difendere un’amica» che lo aveva chiamato nel cuore della notte, dicendogli che il compagno la stava picchiando. Per l’accusa però, e anche per il medico incaricato dal giudice di analizzare le 5 coltellate subite, l’azione avrebbe avuto un solo fine: uccidere. L’evento morte non si è verificato per pura fortuna della vittima, per la rapidità dei soccorsi e per il tempestivo intervento chirurgico in ospedale.
Il verdetto
È stato condannato ieri, a 8 anni di reclusione, Cosimo De Iaco, 50 anni, pugliese e senza fissa dimora, accusato dell’accoltellamento avvenuto la vigilia di Natale dello scorso anno in una palazzina del viale della Vittoria. Tentato omicidio il reato contestato per aver inferto i fendenti, 4 all’addome e l’ultimo all’avambraccio, a un anconetano di 55 anni.
Il fatto
L’aggressione era avvenuta sul pianerottolo, appena fuori dall’appartamento della compagna di allora del 55enne.
La vittima aveva aperto la porta ed era iniziata una colluttazione. Il 50enne avrebbe avuto un coltello a serramanico con una punta acuminata, mai ritrovato, e con quello avrebbe sferrato i fendenti lasciando l’anconetano a terra sanguinante. Fu soccorso dalla Croce Rossa.
Poche ore dopo i carabinieri avevano individuato il responsabile, che si era presentato in pronto soccorso per farsi medicare e sostenendo che anche lui le aveva prese, e proceduto al fermo del pugliese (originario di Lecce). L’imputato è finito poi in carcere, dove si trova anche attualmente. La Procura aveva chiesto il giudizio immediato, trovando le prove subito schiaccianti, e la difesa di De Iaco, rappresentata dall’avvocato Francesco Napolitano, ha chiesto di procedere con il rito abbreviato che si è discusso ieri mattina davanti alla giudice Francesca De Palma. La vittima era parte civile con l’avvocato Raffaele Napolitano e avrà una provvisionale di 5mila euro come anticipo del risarcimento danni che dovrà essere definito in una eventuale causa civile.
I fendenti
Stando alla consulenza tecnica d’ufficio disposta dal giudice, l’ultima coltellata all’avambraccio si è verificata nel tentativo da parte della vittima di difendersi. Per il consulente ciascuna delle coltellate avrebbe potuto uccidere il 55enne («idoneità dell’azione a provocare la morte») perché sferrate su punti vitali. Un coltello dalla «capacità penetrante» che l’imputato si sarebbe portato dietro ma la premeditazione non è stata mai contestata.




