A Villaurbana, la filosofia come semina di futuro: in tanti ieri sera per la prima giornata di Trìgu
Villaurbana
Da Antonio Ingroia a Maurizio Ferraris, il Festival dedicato ad Antioco Zucca apre la seconda edizione
Si è chiusa con una partecipazione attenta e coinvolta la prima giornata di Trìgu – Festival della Filosofia di Villaurbana, giunto alla sua seconda edizione e dedicato alla memoria del filosofo villaurbanese Antioco Zucca. Un appuntamento che la comunità rinnova all’inizio dell’estate come spazio di riflessione pubblica, confronto e crescita culturale.
Il tema scelto per il 2026, “Seminare il pensiero. Raccogliere il futuro”, attraversa l’intero programma come un invito a guardare alle nuove generazioni e alla formazione della coscienza civile attraverso gli strumenti della conoscenza, del dialogo e del pensiero critico.
Villaurbana decide di partire dalle radici. Dichiara il sindaco Paolo Pireddu. Per andare avanti è necessario comprendere e capire. Comprendersi per aiutarsi. Dedicare giornate all’incontro, alla riflessione, alla comprensione reciproca partendo proprio dalle nostre radici, dalla concretezza delle nostre tradizioni, continuiamo a pensare sia il modo migliore per fare il primo passo verso noi stessi, verso gli altri, verso l’accoglienza e la comprensione di ogni diversità in società nuove nelle quali si respirano valori autentici.
La giornata inaugurale ha proposto due momenti molto diversi tra loro ma accomunati dalla stessa tensione verso la comprensione del presente e la costruzione del futuro.
Ad aprire il Festival è stato Antonio Ingroia, magistrato e oggi avvocato, protagonista di un intenso dialogo con la professoressa Sabrina Sanna, curatrice delle attività culturali del Liceo Classico “Salvator Angelo De Castro” di Oristano.
Partendo dalla propria esperienza personale e professionale, Ingroia ha ripercorso gli anni della formazione nella Palermo segnata dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata, ricordando l’incontro con due figure che hanno segnato profondamente la sua vita e la storia civile del Paese: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
«Ho avuto la fortuna di averli entrambi come maestri in momenti diversi della mia vita», ha raccontato. «Avevano caratteri e approcci differenti, ma erano accomunati dalla stessa passione civile, dalla stessa dedizione alla giustizia e dalla stessa attenzione verso le persone e la cosa pubblica. Hanno vissuto la loro professione come una missione al servizio della collettività, continuando a svolgerla con coraggio anche quando erano pienamente consapevoli dei rischi che correvano».
Un racconto che ha restituito al pubblico non soltanto la memoria di due protagonisti della lotta alla mafia, ma anche una riflessione sul valore dell’esempio, della responsabilità personale e della legalità come fondamento della convivenza democratica.
La serata è proseguita nella suggestiva cornice della lolla della Casa Museo del Pane, trasformata per l’occasione in una moderna agorà del pensiero, con il lungo dialogo tra il filosofo Maurizio Ferraris e la giornalista Simona Scioni.
Per quasi due ore il fondatore del LabOnt, il Laboratorio di Ontologia dell’Università di Torino, e la giornalista hanno accompagnato il pubblico in una riflessione che ha attraversato alcune delle questioni più significative, già affrontate dal filosofo Zucca (presente, futuro, educazione, impegno civile nell’oggi,-vedi scheda fine nota) del nostro tempo: il senso dello studio della filosofia oggi, il ruolo della scuola e dell’educazione, i cambiamenti nei rapporti tra generazioni, la trasformazione del lavoro, dell’informazione e della comunicazione dei suoi valori fondanti anche nell’epoca digitale.
In un confronto vivace, costruito sul valore del dubbio e dell’argomentazione, Ferraris ha affrontato anche i temi dell’intelligenza artificiale, della teoria della documentalità e del rapporto tra tecnologia e società, tornando sulle intuizioni che già nel 2005 lo avevano portato a dedicare un libro al telefono cellulare, anticipandone l’impatto culturale e sociale.
Particolarmente significativa la riflessione sul rapporto tra presente e percezione della crisi.
«Siamo impauriti dal presente», ha osservato Ferraris. «Ci sentiamo disorientati di fronte alle guerre, alle fragilità delle democrazie, alle solitudini individuali e collettive. Ma siamo sicuri che il mondo di oggi sia davvero più fragile di quello di cento anni fa? Le democrazie di allora erano forse meno esposte ai rischi? E i giovani erano davvero meno soli? Forse il presente ci appare più drammatico semplicemente perché è il tempo che stiamo vivendo».
Un invito a guardare la contemporaneità con maggiore consapevolezza storica e con meno cedimenti alle semplificazioni, riaffermando il valore della filosofia come esercizio critico e strumento per interpretare la complessità.
La prima giornata del Festival si chiude così nel segno di due parole chiave che ne definiscono l’identità: responsabilità e conoscenza. Da un lato la testimonianza civile di chi ha vissuto in prima linea la stagione della lotta alla mafia; dall’altro la riflessione filosofica sulle trasformazioni del presente. Due percorsi diversi che convergono nella stessa convinzione: il futuro si costruisce seminando pensiero, confronto e consapevolezza.
Il Festival proseguirà nei prossimi giorni con nuovi incontri, dialoghi e occasioni di approfondimento dedicate ai grandi.

Un momento della prima giornata del festival
Per la seconda giornata di oggi – sabato 6 giugno – il programma prevede alle 19 l’apericena con delitto a cura del Comitato Santa Margherita mentre alle 21, nella località Is Aruttas Santas spazio all’evento esperienziale “Yoga al tramonto, bagno sonoro e allineamento agli astri” a cura di Gabriella Sechi e Antonio Muntoni. Gli eventi esperienziali curati da Gabriella Sechi e Antonio Muntoni, tra yoga, suoni e allineamento agli astri, introducono un’altra forma di pensiero: quella che nasce dal corpo, dal respiro, dal rapporto con la natura. In un Festival che riflette sul grano, sulla terra, sulla concretezza dei gesti quotidiani, queste pratiche riportano l’attenzione alla dimensione dell’equilibrio, dell’ascolto, della presenza. Seminare il pensiero significa anche fermarsi, ritrovare un ritmo, riconnettersi con ciò che è essenziale. È un modo diverso, ma profondamente coerente, di coltivare interiorità e consapevolezza, elementi che Zucca considerava parte integrante della ricerca della verità.
Domenica 7 giugno, si inizierà dalla mattina, alle 9.30 con nuovo un’evento esperienzale “Yoga in Montagna” mentre alle 10 la via l’attività di Orienteering a cura della Federazione di Orienteering.
Spazio alle 10.30 al convegno “Il patrimonio archeologico di Villaurbana: ricerca, tutela e valorizzazione” con gli archeologi Riccardo Locci e Maura Vargiu, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, presso la Casa del Pane.
Il festival prosegue la sera, alle 19, con il concerto musicale del quintetto d’archi, dell’Accademia della Sardegna sempre nella Casa del Pane. A seguire, alle 20 l’aperitivo del gusto mentre alle 21, gli eventi di intrattenimento con Flavio Soriga e accompagnamento musicale, sempre ospitati nella Casa Del Pane.
Il convegno dedicato alla cultura identitaria della Sardegna e il concerto dell’Accademia della Sardegna riportano al centro la memoria, la tradizione, la continuità. La cultura materiale e immateriale dell’isola diventa un esempio concreto di come le comunità custodiscano semi antichi che continuano a germogliare. La Sardegna, con la sua storia di resilienza, di lavoro, di comunità, incarna perfettamente l’idea che il futuro non si costruisce cancellando il passato, ma trasformandolo in una risorsa viva. È un dialogo diretto con il tema della cultura come semina.
La presenza di Flavio Soriga, con la sua capacità narrativa di attraversare identità, luoghi e generazioni, porta nel Festival la dimensione del racconto come strumento di comunità. Le storie, come i semi, viaggiano, si depositano, germogliano in chi le ascolta. Soriga rappresenta la possibilità di unire leggerezza e profondità, ironia e radicamento, mostrando come la parola possa diventare un ponte tra solitudini e appartenenze.
Il festival si chiuderà mercoledì 10 giugno, alle 18 con un’altra lectio magistralis stavolta a cura del professor Vincenzo Schettini. Modera la giornalista Simona Scioni. Alle 20 l’aperitivo del gusto e in chiusura, alle 21, il concerto musicale con Maestro Luca Piana Presso la Casa Del Pane
La lectio di Vincenzo Schettini, divulgatore scientifico amatissimo dai giovani, moderata dalla giornalista Simona Scioni, introduce un’altra prospettiva ancora: quella della conoscenza come entusiasmo, come accessibilità, come possibilità di comprendere il mondo attraverso la meraviglia. Schettini porta nel Festival l’idea che il sapere non sia un recinto, ma un campo aperto, e che ogni ragazza e ogni ragazzo possa trovare nella scienza un modo per orientarsi. È un contributo che parla direttamente al futuro, alla necessità di formare menti curiose, capaci di leggere la complessità senza paura. Il suo approccio incarna perfettamente l’idea di educazione come semina.
Infine, il concerto del Maestro Luca Piana restituisce al Festival la dimensione dell’armonia, della misura, dell’ascolto reciproco. La musica, come il pane, è un bene condiviso: nasce da mani diverse, da strumenti diversi, ma vive solo se qualcuno la accoglie. È un modo per chiudere il percorso ricordando che il pensiero non è solo ragionamento, ma anche sensibilità, vibrazione, risonanza.
In questo intreccio di voci, discipline e linguaggi, il Festival compone un’unica grande narrazione: quella di un borgo che sceglie di seminare pensiero per raccogliere futuro, e che affida a ogni ospite un seme diverso, ma parte della stessa terra.
Il tema: Seminare il pensiero. Raccogliere il futuro
Il borgo torna a essere un luogo in cui il pensiero nasce dalla realtà, dal lavoro, dalla responsabilità quotidiana. L’omaggio ad Antioco Zucca non è un gesto formale, ma il riconoscimento di un’eredità che invita a interrogarsi sul senso del vivere comune e sulla necessità di coltivare conoscenza e impegno civile. Zucca ricorda che il pensiero non è un privilegio, ma un dovere verso la comunità, uno strumento per orientarsi in un tempo complesso e per non smarrire la misura delle cose.
In una comunità abituata a osservare la terra prima di ogni gesto, la metafora della semina diventa un’immagine di futuro. Non si tratta di custodire un passato, ma di trasformare quella sapienza in un atto di responsabilità: seminare valori, legalità, comprensione reciproca, capacità critica. Ogni gesto produce conseguenze, ogni scelta costruisce o indebolisce il tessuto civile. In un’epoca in cui la disponibilità materiale non colma le fratture sociali, la semina diventa un invito a ricomporre ciò che si è disperso e a restituire profondità al vivere quotidiano.
Il Festival assume così una funzione che va oltre la riflessione: diventa un laboratorio di pensiero civile e, insieme, un’occasione concreta per attivare percorsi di crescita individuale e collettiva. Qui la filosofia torna a essere strumento di orientamento, la legalità diventa pratica quotidiana, la conoscenza si fa esercizio condiviso. L’incontro non è semplice convivenza, ma apertura di nuove prospettive, dialogo tra esperienze diverse, costruzione di un immaginario comune capace di generare trasformazioni nel tempo.
È un invito a guardare il presente con lucidità e a immaginare il futuro con responsabilità, sapendo che una comunità si costruisce attraverso gesti continui, attraverso la cura del bene comune, attraverso la scelta di non rinunciare alla complessità.
Villaurbana si propone come un centro che parla al mondo non per rivendicare un passato, ma per affermare un modo di guardare avanti: generare incontro, costruire futuro, dare avvio a processi che continuano oltre i giorni del Festival.
In questo orizzonte, il Festival diventa un esercizio collettivo di pensiero e di azione, un luogo in cui la comunità si riconosce, si rinnova e si mette in cammino. Un invito a ritrovare la misura, la profondità e la responsabilità del vivere insieme, trasformando la riflessione in pratica e la pratica in cambiamento.
Il progetto
La seconda edizione di Trìgu. Festival della Filosofia nasce all’interno del progetto TRIGU – Rigenerazione urbana e valorizzazione dei beni storici culturali, materiali e immateriali del Comune di Villaurbana, nell’ambito dell’Investimento 2.1 “Attrattività dei borghi” del PNRR, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU e gestito dal Ministero della Cultura.
Un progetto che unisce la cura del territorio alla cura del pensiero, perché entrambi richiedono tempo, attenzione e comunità. Il tema dell’anno, “Seminare il pensiero. Raccogliere il futuro”, non è uno slogan, ma un modo di stare al mondo.
Seminare il pensiero significa riconoscere che ogni gesto, ogni parola, ogni relazione può essere un seme; significa partire da ciò che è essenziale: lealtà, onestà, solidarietà civile, aiuto reciproco, valori che da sempre tengono insieme le comunità e che nessuna tecnologia può sostituire.
Il Festival nasce per superare solitudini e atomizzazioni del lavoro e delle vite cui spesso la contemporaneità costringe. Per restituire alle persone un luogo, fisico o digitale, in cui ritrovarsi, confrontarsi, ascoltarsi. Perché un borgo non è solo un perimetro urbano: è una dimensione, un ritmo condiviso, un modo di vivere. In questo quadro, il pensiero di Zucca torna a essere nitido.
Come ricorda il documento originale, “Antioco Zucca sviluppò un pensiero fortemente influenzato dal positivismo novecentesco italiano e dalla volontà di spiegare scientificamente l’esistenza” e “la sua riflessione filosofica si concentrò sulla ricerca della verità, con un marcato interesse per il concetto di infinito”. Il suo infinito non è un altrove irraggiungibile, ma un orizzonte che si allarga ogni volta che l’essere umano affina gli strumenti della conoscenza. Per questo, nel Festival, l’infinito oltre la siepe diventa anche l’infinito concreto della spiga.
Il grano come seme essenziale, come cibo, come origine di una vita civile fondata sul bisogno primario di un vivere comune. Un infinito che non si contempla soltanto, ma si tocca, si impasta, si divide, si condivide. Il Festival si svolgerà nelle strade del borgo e nei suoi luoghi simbolici, trasformando Villaurbana in un laboratorio di idee e relazioni. Le piazzette, i siti archeologici, le aree campestri diventeranno spazi di ascolto e partecipazione, dove residenti e visitatori potranno condividere conoscenza, esperienze, visioni.

Il pubblico presente ieri
Sabato, 6 giugno 2026
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