A Melicuccà la terza edizione della Festa della Poesia
Intervista a Nino Cannatà che racconta la terza edizione della Festa della Poesia, nel borgo di Melicuccà, dedicata a Lorenzo Calogero
Da oggi all’11 agosto 2026 Melicuccà torna a farsi capitale della parola poetica con la terza edizione della Festa della Poesia dedicata a Lorenzo Calogero, progetto ideato e curato da Nino Cannatà e promosso da Lyriks Edizioni. Più che un festival, la manifestazione si conferma come un laboratorio culturale aperto, dove poesia, teatro, musica, arti visive e paesaggio dialogano nel nome del grande poeta calabrese.
IL PROGRAMMA
Ad aprire il programma sarà l’ampliamento del Viale dei Canti, il museo poetico a cielo aperto ideato da Giuseppe Caccavale che quest’anno si arricchisce di un nuovo intervento legato a Fantino, suo amico scrittore, seguito dall’incontro inaugurale sul rapporto tra poesia e arti visive con Camilla Miglio, Marina Valensise e lo stesso Caccavale.
Cuore della Festa saranno i grandi dialoghi intorno all’opera di Calogero: il confronto con Leopardi, gli incontri con Milo De Angelis e Jorie Graham, insieme a voci contemporanee e calabresi come Alfredo Panetta, gli approfondimenti su Rilke e sul Cantico delle Creature e alla riscoperta di Gian Giacomo Menon. Spazio anche all’editoria, alla critica e a progetti originali come Alta gola, tra parola, canto e musica elettronica.
Molto intenso anche il capitolo dedicato alla memoria di Plinio Perilli, a quella di Amelia Rosselli e soprattutto di Giancarlo Cauteruccio, al quale sarà intitolata la Residenza d’artista di Palazzo Capua. Il momento culminante sarà la serata-evento di sabato 8 agosto, Il poeta della luce, grande omaggio corale al maestro del Teatro Studio Krypton. Accanto agli incontri, la Festa proporrà laboratori per bambini e ragazzi, percorsi nei luoghi di Lorenzo Calogero, attività di scrittura poetica e iniziative legate alla sostenibilità ambientale. Gran finale con la prima assoluta di Aereo suono odi nello spazio di Andrea F. Calabrese, nata da un frammento musicale ritrovato fra gli inediti del poeta. Un’edizione ricca e gratuita, pensata come esperienza di comunità, conoscenza e condivisione. Abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con Cannatà per parlare di questa edizione ma anche di Lorenzo Calogero e di Melicuccà come borgo della poesia.
Quali sono, a suo avviso, gli elementi più significativi del programma di quest’anno e quale filo ideale tiene insieme gli incontri?
«Il filo che tiene insieme gli appuntamenti di quest’anno è un dialogo corale e propositivo che, da Melicuccà, piccolo borgo fortemente simbolico, mette in relazione poeti, critici, musicisti, artisti, teatranti e studiosi. L’idea è che la cultura possa attivare processi di rigenerazione che nessun’altra forza è in grado di avviare con la stessa intensità. Mi piace pensarlo come ad un cantiere culturale in movimento».
Che cosa rappresenta per lei il festival e quale valore assume nel panorama culturale calabrese e nazionale?
«Si tratta di un percorso che ha preso forma nel Progetto Calogero e che già nel 2010-2011 ottenne un importante riconoscimento istituzionale in occasione del centenario della nascita e del cinquantenario della morte del poeta. Oggi la festa della poesia risponde a una necessità precisa: riattivare patrimoni culturali, sottrarli alla marginalità e restituirli a una dimensione viva, condivisa e contemporanea. Calogero non è più il simbolo di una dimenticanza, ma il centro propulsore di una rete di attività, incontri, laboratori e scoperte. Il valore del festival sta proprio qui: nel fare della poesia non un esercizio isolato, ma una forza capace di generare relazioni, coscienza civile e nuove opportunità per il territorio».
In che modo la voce di Lorenzo Calogero continua a ispirare il festival e a dialogare con la poesia contemporanea?
«Il festival crea l’occasione per misurarsi con Calogero, per conoscerlo davvero e per colmare un vuoto di attenzione che per troppo tempo lo ha circondato. Ma accanto agli incontri ci sono anche azioni concrete che rendono questo dialogo stabile e non episodico. Penso, per esempio, all’antologia bilingue Un’orchidea ora splende nella mano, pubblicata dalla casa editrice Lyriks: un volume italiano-inglese, arricchito da poesie anche inedite, manoscritti, fotografie e da un’opera di Emilio Isgrò che ne fa anche un oggetto d’arte. Tutto questo testimonia che la poesia non è solo contemplazione: è anche fare, costruire, restituire presenza e valore».
Le letture poetiche sono affiancate dal confronto con altri linguaggi: musica, teatro, arti visive, scuola. Quanto è importante questo dialogo per rendere la poesia più vicina al pubblico?
«È fondamentale, quasi naturale. La poesia così densa di immagini, suoni, visioni e stratificazioni, chiama già dentro di sé altri linguaggi. Per questo il festival si apre alla musica, al teatro, alle arti visive, alla sperimentazione e alla scuola. Accanto a Calogero si recuperano anche altre figure rimaste ai margini, come Franco Costabile e Alba Fiorio, in un lavoro di riscatto culturale che allarga lo sguardo e restituisce complessità al panorama poetico calabrese. Questa contaminazione non serve a semplificare la poesia, ma a renderla più accessibile senza tradirne la profondità. Il pubblico viene così accompagnato in un’esperienza viva, in cui la parola poetica entra in relazione con il presente e con sensibilità differenti».
In che modo un festival nato in un piccolo centro riesce anche a contrastare gli stereotipi sulla Calabria?
«Melicuccà dimostra che un piccolo borgo può diventare un presidio culturale stabile e autorevole. L’Aspromonte, la Costa Viola, la grotta di Sant’Elia, la Piana degli ulivi, sono luoghi che possiedono già un fascino profondo e che diventano un vettore potentissimo di bellezza, consapevolezza e persino attrazione culturale e turistica. Il festival propone un’immagine della Calabria come una terra capace di rigore, visione, accoglienza, bellezza alta e progettualità culturale».
Quale immagine o quale pensiero vorrebbe restasse nel pubblico al termine del festival?
«Mi auguro che ciascuno porti con sé una scoperta, un’emozione, una sorpresa. L’idea che resta, però, è soprattutto quella di una comunità di voci. Calogero, in una sua riflessione affidata a una lettera-saggio a Vittorio Sereni, immaginava la poesia come una serie di punti intercomunicanti, come una città tutta notturna in cui ogni punto comunica con l’altro. Ecco, questa immagine descrive perfettamente anche la festa della poesia di Melicuccà: un borgo che attraverso cultura, ecologia, accoglienza e poesia dimostra che i luoghi piccoli e decentrati possono tornare a essere vivi, generativi e centrali».
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