Abruzzo

A Lanciano nasce il “Comitato per il no” al referendum sulla giustizia


A Lanciano nasce il “Comitato per il no” al referendum sull’ordinamento giudiziario. All’iniziativa hanno aderito: Pd, Avs, 5 Stelle, Coordinamento per la democrazia costituzionale, l’Altritalia, Anpi, Cgil, Auser, Nuova Gutenberg, Italia Nostra, Centro Studi Luigi Sturzo e molti liberi cittadini. Il Comitato annuncia l’avvio di un percorso di informazione e mobilitazione sul territorio, con iniziative pubbliche e momenti di confronto rivolti alla cittadinanza in vista del referendum.

Il primo appuntamento sarà sabato 7 febbraio 2026, alle 17.30 nella ex Casa di conversazione. Le “ragioni del no” saranno illustrate dal procuratore di Pescara Giuseppe Bellelli, dal magistrato, oggi in pensione, Ciro Riviezzo, già componente del Csm, presidente dell’Anm e del tribunale dell’Aquila, moderati dal giornalista Luca Prosperi.

“La riforma non velocizza, non semplifica, non migliora i problemi della giustizia in Italia – spiega il Comitato lancianese per il no – non interviene sulla carenza degli organici, sulle sedi, sulle cancellerie, sulle digitalizzazioni. La finalità reale del referendum non è nemmeno la separazione o distinzione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, che già è in atto in Italia, ma porre la magistratura sotto il potere politico, indebolendone l’azione e l’indipendenza, compromettendo il sistema di pesi e contrappesi disegnati nella Costituzione, intaccando l’equilibrio dei poteri e la separazione di essi che è garanzia di tutela dei diritti inalienabili di tutti i cittadini e le libertà di ciascuno. Per raggiungere queste finalità la legge Nordio frammenta il Consiglio superiore della magistratura in tre organi distinti, introduce il sorteggio secco per i soli componenti togati mentre i laici sono sorteggiati tra nomi indicati dai partiti di maggioranza, rimanda a future e ‘oscure’ leggi ordinarie l’effettiva struttura di tutto il sistema giudiziario. Minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e rendere il potere giudiziario collaborante, conforme, cooperante con l’indirizzo politico, risponde ad un preciso modello di Stato: non devono esistere poteri indipendenti ma un unico potere, quello politico, a cui tutti gli altri devono coordinarsi e entrare in sintonia”.


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