Umbria

A Collescipoli è guerra tesseramento pro loco, il presidente: «Prima collaboriamo»

«Non voglio alimentare polemiche» è la premessa del presidente della pro loco di Collescipoli Roberto Laurenzi, raggiunto telefonicamente da Umbria24 per conoscere la sua versione sulle fratture che, nel borgo, sono venute a crearsi tra associazioni. Il caso, come noto, è finito all’attenzione della Seconda commissione consiliare del Comune di Terni e sta anzi per approdare anche sotto la lente dell’organismo di Controllo e garanzia. In buona sostanza, a fronte di un numero consistente di richieste di ingresso nella pro loco, da parte di chi si spende per animare la frazione, si registrano, da parte del direttivo, solo dinieghi. Ora arriva la proposta di collaborare ma, da quanto si percepisce, i denti avvelenati sono diffusi.

Il presidente della pro-loco, che ufficialmente per impegni lavorativi non ha preso parte alla recente seduta di commissione, a Umbria24 spiega: «Quello che sta accadendo a Collescipoli purtroppo è una guerra tra poveri. Quello che non viene detto in queste audizioni – dice e a proposito di quanto emerso a Palazzo Spada – è che c’è una chiusura da parte delle associazioni che si sono costituite da poco o comunque che si sono unite al progetto della associazione Thyrus per quanto riguarda il Bac». Stando alla versione di Laurenzi, nel momento in cui il Comune ha fatto il bando per la concessione dell’ex monastero di Santa Cecilia, le associazioni coinvolte avrebbero detto al presidente della Thyrus (Marco Diamanti ndR) che se la pro loco fosse entrata in questo progetto, si sarebbero tirati indietro. «Queste associazioni hanno assunto un atteggiamento ostile nei confronti della pro loco e per ostile non intendo dire solo le malelingue, la disinformazione e le come dire e le affermazioni al limite della calunnia e della diffamazione, ma parliamo anche di atti concreti veri e propri e cioè noi facciamo qualche tipo di manifestazione, ci arriva subito la segnalazione ai vigili, ci fanno l’esposto, siamo come sotto assedio. Io non sono il feudatario come qualcuno dice, piuttosto sono gli altri che stanno personalizzando su di me la questione del tesseramento, tuttavia – argomenta – esiste un consiglio direttivo, esiste una delibera del consiglio direttivo, che ha deliberato il diniego a determinate richieste, ed esiste un’assemblea dei soci».

Laurenzi sul punto tiene a separare la parte politica da quella giuridica: «Tecnicamente – spiega – se a queste persone la decisione di non essere ammessi non va bene, possono fare ricorso all’assemblea dei soci che, se non appositamente convocata, ne discuterà la prima assemblea utile». Per come temporalmente si sono sin qui sviluppate le cose, a detta di Laurenzi non ci sarebbe stata l’opportunità di riunire l’assemblea per discutere il punto. Il presidente della pro loco riferisce inoltre di una riunione recente che voleva essere risolutiva, coi rappresentanti delle altre associazioni ma che non ha avuto esito positivo sempre per un atteggiamento che lui ritiene ostile da parte degli altri.

Così, quando il Comune ha già deciso di segnalare il caso alla Regione, Laurenzi lancia una proposta: «L’assenza della tessera non esclude collaborazioni. E allora collaboriamo. Per esempio per Borgo Muse. E le istanze per il tesseramento le rimandiamo a ottobre quando avremo collaborato. Se vogliamo trovare una soluzione noi siamo disponibili, ma basta con le polemiche, basta con le affermazioni strumentali che non servono assolutamente a niente. Ripeto, è una guerra tra poveri. Usiamo il buon senso e arriviamo a soluzione tranquilla e pacifica». Ma anche Palazzo Spada pare convenire con le associazioni che il meccanismo di esclusione messo in atto dalla pro loco sia incomprensibile e controproducente: «Mi dispiace dirlo – si difende Laurenzi – ma alcuni personaggi del Comune, non si stanno comportando come figura terza. Facciamo le riunioni e se secondo loro sono ridicole delle nostre affermazioni e in base a quali criteri sono ridicole? Se io ti dico “Mi hanno dato uno schiaffo forte, ma su, ma dai, è un buffetto; mi hanno dato una zampata, ma no, ma guarda che è un calcetto”».

I pozzi insomma sono piuttosto avvelenati, per dirla con una metafora, e la frase di chiusura di Laurenzi, che sullo sfondo intravede interessi personali e mire sul palazzo comunale che la pro loco ha in concessione scaduta, la dice lunga in questo senso: «Noi abbiamo prove per dimostrare, da un punto di vista giuridico, che le nostre affermazioni corrispondono al vero. Io non voglio arrivare alle vie legali, ma sono in grado di sostenere qualunque azione. Cioè se c’è qualcuno ci attacca, noi ci difendiamo Da un punto di vista giuridico stiamo rispettando lo statuto. La proposta però è ‘Mettiamo da parte il tesseramento, lavoriamo insieme, facciamo una manifestazione insieme. Una volta che uno lavora gomito a gomito, spalla a spalla, superati i primi momenti di diffidenza, le cose si appianeranno tutte e allora dopo non ci saranno problemi».

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