Lazio

L’ Apostrofo Rosa – Michelle Marie Castiello

Ci sono donne che non si limitano a inseguire i propri sogni: li trasformano in realtà, anche quando la vita mette loro davanti le sfide più difficili.

Michelle Marie Castiello è una donna che ha scelto di fare della determinazione, della libertà e della rinascita il filo conduttore del proprio percorso.

Alla guida di RID (Radio Incontro Donna) e della rivista Donne di Oggi – Business & Life, dà voce alle persone e alle loro storie, con la convinzione che dietro ogni donna ci sia una forza tutta da raccontare.

Oggi si racconta senza filtri, tra ambizioni, valori, fragilità e nuovi orizzonti.

Michelle Marie Castiello

Michelle, hai trasformato un’esperienza personale difficile in un progetto che parla di forza e rinascita. Oggi cosa significa, per te, essere una donna libera?

Oggi, per me, essere una donna libera significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, come decidere di vivere da sola, senza una relazione di coppia, e crescere una figlia facendo affidamento sulle proprie forze. La libertà ha tante sfumature, ma quella più importante è sentirsi libere di essere se stesse, di amarsi e di scegliere ciò che ci rende felici, senza paura delle critiche e del giudizio degli altri.

Significa non dover snaturare la propria essenza per compiacere qualcuno e, soprattutto, non scendere mai a compromessi che vadano contro i propri valori e la propria dignità. Perché essere libere, per me, significa prima di tutto essere fedeli a se stesse.

In questi anni hai incontrato tante donne attraverso la radio e la rivista. C’è una storia che ti ha particolarmente emozionata o lasciato un insegnamento?

Non credo che ci sia una storia più importante di un’altra, perché ogni donna che ho avuto il privilegio di ascoltare mi ha raccontato un percorso fatto di conquiste, sfide e rinascite. Ognuna, a modo suo, porta con sé qualcosa di unico e prezioso, e non me la sento di dire che una storia mi abbia insegnato più delle altre.

Del resto, anche la mia è intensa e toccante, e so quanto coraggio possa essere necessario per trasformare il dolore in una nuova possibilità.

Quello che più mi ha colpita, però, è stata l’umiltà delle donne che ho incontrato: donne che, nonostante le sofferenze vissute, non hanno lasciato spazio all’invidia o alla competizione, ma hanno scelto la solidarietà, l’ascolto e l’unione. È proprio questo che mi emoziona di più: scoprire che, anche dopo aver attraversato momenti difficili, è possibile tendersi la mano e trovare nella storia dell’altra non una rivale, ma un’unione.

La tua radio dà molto spazio al confronto e all’inclusione. Quanto è importante oggi creare luoghi in cui le persone possano dialogare senza pregiudizi?

Credo che oggi creare spazi in cui le persone possano dialogare liberamente, senza pregiudizi e senza paura di essere giudicate, sia fondamentale. Spesso abbiamo la sensazione di vivere in una società in cui siamo liberi di esprimerci, ma nella realtà non sempre è così, soprattutto nel mondo della comunicazione. E preferisco non aggiungere altro…

Attraverso RID, Donne di Oggi e l’associazione che stiamo fondando, vogliamo offrire proprio questo: luoghi in cui ciascuno possa esprimere la propria opinione, sentirsi ascoltato e confrontarsi con gli altri, sempre nel rispetto reciproco. Credo profondamente che la libertà di espressione sia un valore fondamentale, ma che debba sempre andare di pari passo con il rispetto e la responsabilità.

Abbiamo scelto di non dare spazio alla cronaca nera, per non alimentare allarmismi, né alla politica in senso stretto, temi di cui si parla già ampiamente altrove. Preferiamo concentrarci sulle persone, sulle loro esperienze, sulle idee e su tutto ciò che può creare connessioni, consapevolezza e inclusione. Perché il dialogo autentico nasce quando smettiamo di giudicare e iniziamo davvero ad ascoltare.

Sei riuscita a costruire una squadra molto eterogenea. Qual è la qualità umana che non può mai mancare in chi entra a far parte della famiglia RID?

L’umiltà. Lo ribadisco.

La radio è un mezzo che vive soprattutto di emozioni e immaginazione. Credi che proprio per questo abbia ancora qualcosa di unico rispetto ai nuovi media?

Credo che le emozioni possano essere trasmesse anche attraverso i nuovi media, se utilizzati nel modo giusto. La radio, però, conserva una forza tutta sua: la parola, capace di arrivare direttamente alle persone, senza il filtro e le distrazioni delle immagini. Chi ascolta è libero di immaginare, di dare un volto alle voci e di lasciarsi trasportare dalle emozioni, creando un legame intimo e personale con chi sta dall’altra parte del microfono.

È proprio questa magia a rendere la radio un mezzo unico, capace di attraversare il tempo senza perdere il suo valore. Per questo, a mio parere, la radio non passerà mai di moda: potrà evolversi, cambiare forma e adattarsi ai tempi, ma la sua essenza resterà immortale.

Se dovessi descrivere RID con tre parole che ne raccontino l’identità oggi, quali sceglieresti e perché?

Professionalità, perché abbiamo tutti speaker esperti del settore. Eleganza per la location e per i modi di fare e di esprimersi, e umiltà, perché nessuno è più bravo di nessuno. Siamo tutti eccellentemente allo stesso livello.

Guardando al futuro della comunicazione, quali sono le sfide che ti incuriosiscono di più? Penso all’intelligenza artificiale, ai podcast, alle piattaforme digitali: come immagini l’evoluzione di RID?

Sono figlia dell’FM – Marco Baldini, un ex nostro speaker, mi ha soprannominata la signora delle antenne – e credo profondamente nel valore della radio tradizionale. Rispetto le nuove forme di comunicazione, come i podcast e le piattaforme digitali, ma non credo che possano funzionare in Italia.

L’intelligenza artificiale può sicuramente rappresentare un valido supporto nel social media marketing e nelle strategie di comunicazione, aiutandoci a raggiungere un pubblico sempre più ampio.

Quando, però, si parla di radiofonia, credo che la voce dello speaker debba restare autentica, umana e reale. Perché una voce non trasmette soltanto parole, ma emozioni, sensibilità e sfumature che nascono dall’esperienza e dall’umanità di chi parla.

Per il futuro di RID immagino quindi un’evoluzione digitale che ci permetta di crescere e di raggiungere nuove persone, senza perdere ciò che ci rende riconoscibili, lasciando sempre il nostro tocco Pink.

Dietro il lavoro c’è anche la Michelle privata. Come riesci a trovare un equilibrio tra la tua vita personale e i tanti progetti che segui ogni giorno?

Non è affatto semplice, soprattutto quando si è giovani e si hanno tanti progetti, sogni e responsabilità da portare avanti. Con il tempo, però, ho imparato che è fondamentale circondarsi di persone valide, perché è proprio questo che permette di trasformare il tempo da una questione di quantità a una questione di qualità.

Ho imparato a delegare, a fidarmi delle persone che scelgo di avere al mio fianco e questo mi ha aiutata a trovare un equilibrio maggiore anche nella vita familiare. Credo che non si possa fare tutto da sole e che riconoscere il valore degli altri sia una grande forma di consapevolezza.

Ma c’è un altro aspetto che considero fondamentale: avere accanto un partner che non ti ostacoli, che non ti tolga energia e non spenga i tuoi sogni, ma che sappia sostenerti, incoraggiarti e gioire dei tuoi traguardi. E chissà se lo troverò…

Se potessi lasciare un messaggio alle ragazze che sognano di lavorare nel mondo dell’editoria e della comunicazione, quale sarebbe?

Trovare un focus e avere un progetto innovativo, perché solo se si è creativi si può arrivare lontano. Fare tanta gavetta e saper parlare alle persone. Il tocco magico è la combo tra empatia e umiltà.

E se tuo padre potesse vedere oggi tutto quello che hai costruito, cosa pensi che ti direbbe?

Sono ormai dieci anni che ho perso mio padre, ma, essendo una persona molto credente, sento che da lassù ha accompagnato ogni mio passo: ha visto le mie lacrime, le difficoltà che ho dovuto affrontare, le sfide che ho superato, ma anche i tanti risultati che sono riuscita a raggiungere.

Mi piace pensare che oggi mi direbbe che ho imboccato la strada giusta e che sono a buon punto. In passato ho commesso degli errori, sia nelle scelte lavorative sia in quelle personali. Mi sono fidata di persone che non hanno creduto in me e che, in alcuni momenti, mi hanno fatta soffrire, allontanandomi dai miei obiettivi e facendomi perdere di vista la direzione che volevo seguire.

Ma ogni esperienza, anche la più dolorosa, mi ha insegnato qualcosa e mi ha aiutata a diventare la donna che sono oggi. Sento che mio padre e, adesso, anche mia madre al suo fianco mi guardano e mi proteggono.

Ed è anche grazie a loro che continuo a credere in me stessa e a portare avanti RID, un progetto in cui credo profondamente, perché credo nelle donne e nel sociale, e nel quale ho messo una parte importante della mia anima.

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