Liguria

Sampierdarena fa quadrato a difesa del Villa Scassi, assemblea pubblica contro il depotenziamento


villa scassi

Genova. Il trasferimento di Medicina nucleare dal Villa Scassi al San Martino ha alzato il livello di allarme tra le associazioni del territorio in merito al futuro dell’ospedale di Sampierdarena.

Il Villa Scassi da gennaio scorso è il secondo ospedale di Aom, dopo il San Martino, nell’ambito della riforma sanitaria voluta dalla Regione Liguria e che, in questi giorni, è al centro dell’attenzione per il caso Galliera.

L’associazione Officine Sampierdarenesi Gianfranco Agusti, insieme a Fp Cgil, Spi Cgil, Sunia e altre realtà danno quindi appuntamento al 17 novembre con un’assemblea pubblica alle 18 al Cap di via Albertazzi.

“Non vi faremo chiudere il Villa Scassi”, lo slogan sul volantino che contiene un appello alla partecipazione rivolto alla popolazione, alle associazioni e le organizzazioni di Sampierdarena, San Teodoro, della Valpolcevera e del Ponente cittadino.

“No al depotenziamento dell’ospedale Villa Scassi, per un ospedale del pomente pienamente funzionante”, si legge ancora sul volantino.

In merito al trasferimento di Medicina nucleare, oggetto di aspre polemiche da parte di sindacati e parte della politica – secondo cui prefigura il passaggio a futuri accorpamenti e a nuove chiusure di reparti – la direttrice di Aom, Monica Calamai, ha spiegato: “Villa Scassi non dispone di apparecchiature Pet e non esegue una serie di diagnostiche previste per la tipologia di servizio, mentre la concentrazione di alcune attività, soprattutto quelle ad alta tecnologia permette aggiornamenti costanti, maggiore continuità del servizio e una casistica adeguata a mantenere elevati gli standard di qualità”.

Ma le spiegazioni non hanno convinto il “Campo largo”. Secondo Stefano Giordano (M5s) “Stanno sistematicamente togliendo ossigeno all’ospedale, privandolo, un servizio dopo l’altro, delle competenze e delle eccellenze costruite negli anni, fino a rischiare di trasformarlo in una struttura prevalentemente destinata alla lungodegenza, sul modello del Gallino o del Celesia”.


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