Pace, un impegno che le istituzioni sono chiamate a rinnovare

Nel quarantesimo anniversario dello Spirito di Assisi, la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha inaugurato l’incontro internazionale “Pace disarmata e disarmante” con un messaggio rivolto ai rappresentanti delle religioni, delle Chiese, delle istituzioni, della cultura e della società civile. Una cerimonia particolarmente significativa nell’anno dell’Ottavo Centenario Francescano, che vede l’Umbria ancora una volta al centro del dialogo per la pace mentre il mondo è attraversato da guerre e divisioni.
“Dobbiamo dare ai giovani la speranza di futuro: possiamo essere, ognuno di noi può essere un costruttore di pace” ha detto Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, rievocando una memoria personale dell’incontro del 1986, quando, da bambina e insieme ad altri coetanei vestiti di bianco, componeva la colomba sul prato della Basilica di San Francesco, a testimonianza di una storica giornata convocata da san Giovanni Paolo II che segnò Assisi e il mondo. Oggi, da presidente, ha portato questo ricordo all’assemblea inaugurale come richiamo all’impegno che le istituzioni sono chiamate a rinnovare, specialmente verso le nuove generazioni.
Nel suo messaggio, Proietti ha sottolineato come la pace non debba essere solo celebrata, ma praticata con responsabilità. Ha ricordato l’articolo 4 dello Statuto regionale, che riconosce nella pace un diritto fondamentale della persona e dei popoli, e l’impegno della Regione nella sua promozione, anche attraverso la recente istituzione, nel 2024, dell’assessorato alla Pace. Un’iniziativa che riflette l’identità e il patrimonio spirituale dell’Umbria.
Al centro del discorso, il rifiuto dell’indifferenza: la presidente ha ammonito contro il pericolo di non ascoltare più il grido delle vittime delle guerre, dei bambini, delle persone colpite da miseria e sfruttamento, e l’assuefazione alle immagini della sofferenza, in particolare quelle provenienti dalla Terra Santa. Lo Spirito di Assisi, ha ribadito, rappresenta ancora oggi un seme di speranza e una spinta a una responsabilità concreta, grazie anche all’opera della Comunità di Sant’Egidio.
L’intervento di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha arricchito il momento inaugurale con una riflessione sul significato dell’incontro del 1986 e sulla necessità di non limitarsi a commemorare il passato. Riccardi ha riaffermato l’urgenza del dialogo come pratica decisiva, soprattutto in un tempo in cui la guerra rischia di tornare a essere accettata come strumento politico. “La pace è un cantiere aperto a tutti, non un compito riservato agli specialisti, ma una responsabilità universale” ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, sottolineando la forza del dialogo, dell’incontro e della preghiera come strumenti di pace disarmata, in grado di contrastare i linguaggi della minaccia e ricostruire legami tra persone e comunità. Il percorso aperto ad Assisi ha favorito l’unione, senza confusione, delle diverse identità religiose, promuovendo amicizia e conoscenza reciproca per affrontare le sfide dei conflitti.
Nel suo discorso, la presidente Proietti ha espresso gratitudine ad Andrea Riccardi, al presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo e a tutti gli operatori e volontari impegnati quotidianamente per la pace, talvolta anche a rischio della vita. Un ringraziamento anche a Papa Leone XIV, nel solco tracciato da Papa Francesco, per il costante impegno a favore della pace.
Concludendo, Proietti ha affidato all’immagine di una “pioggia leggera” e di una “brezza leggera” il significato di una nonviolenza capace di spegnere i conflitti e alimentare una rivoluzione culturale che parta dai giovani. Un impegno che invita tutti a essere parte di un movimento collettivo, proprio come i bambini della colomba del 1986, uniti nella speranza. “Dobbiamo avere più coraggio nel muovere cuori, animi, intelligenze verso il grande sogno della pace, nella certezza che del coraggio della pace non ci si pente mai” ha concluso Proietti.
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