Friuli Venezia Giulia

Ex Tonini, Zanolla chiede chiarezza sulla gestione dopo la gara vinta da Lush


La vicenda dell’ex Tonini, uno dei locali storici di Palazzo D’Aronco, finisce al centro di un’interrogazione presentata dal consigliere comunale Michele Zanolla di Identità civica, al sindaco De Toni e alla giunta. Il nodo sollevato riguarda il passaggio tra l’aggiudicataria della gara pubblica, Lush Italia Srl, e la gestione attuale del negozio, che risulta affidata a una società amministrata dalla moglie di Guido Caufin, manager del Distretto del Commercio.

La gara e il ruolo di Caufin

Zanolla ricostruisce la vicenda partendo dalla procedura di assegnazione. Negli atti preliminari alla gara compare una relazione firmata da Caufin, il cui curriculum evidenzierebbe precedenti rapporti professionali con due delle tre società che hanno poi partecipato alla selezione. Una società di consulenza di cui Caufin è senior partner dichiara inoltre di lavorare con marchi collegati ad alcune delle concorrenti. I requisiti di partecipazione alla gara erano, secondo Zanolla, particolarmente restrittivi: era necessario rappresentare marchi presenti in più Paesi, anche esteri, una condizione che avrebbe di fatto limitato l’accesso agli imprenditori locali. Dopo l’aggiudicazione, Caufin avrebbe partecipato anche agli incontri tra Lush e gli uffici comunali su questioni tecniche e contrattuali.

Le domande dell’interrogazione

Con l’interrogazione, il consigliere chiede di sapere con chi il Comune abbia sottoscritto il contratto di concessione, a quale titolo una società diversa dall’aggiudicataria gestisca oggi il punto vendita e quali autorizzazioni siano state rilasciate. Chiede inoltre di chiarire se Lush avesse proposto di affidare la gestione a Caufin, e di fare luce sui ritardi nella sottoscrizione del contratto. Solleva anche il tema di una possibile richiesta di contributi a valere sul Fondo comunale di rilancio economico da parte di un’altra società amministrata dalla moglie di Caufin, sulla base di preventivi emessi da Lush. Zanolla è esplicito nel precisare i limiti delle sue osservazioni: “Non sostengo che questi elementi dimostrino, da soli, che siano state commesse irregolarità. Ritengo però necessario capire quanto l’Amministrazione sapesse dei rapporti tra i soggetti coinvolti e quali verifiche abbia effettuato”. E conclude: “Quando si tratta di un bene pubblico, la correttezza delle procedure conta quanto il risultato e su questo l’Amministrazione deve rispondere ai cittadini”.

La risposta del Comune

L’Amministrazione comunale ha risposto attraverso l’assessore al patrimonio Gea Arcella e il vicesindaco e assessore al commercio Alessandro Venanzi. “La concessione è stata aggiudicata a Lush Italia Srl, società che rappresenta l’unico interlocutore contrattuale ed economico del Comune. Le modalità attraverso le quali il concessionario organizza la propria attività commerciale rientrano nelle autonome scelte imprenditoriali della società, nel rispetto degli obblighi previsti dal contratto – spiega Arcella –. Il Comune non interviene nella definizione di questi rapporti imprenditoriali. La titolarità della concessione e gli obblighi contrattuali ed economici nei confronti del Comune sono esclusivamente di Lush, la casa madre con cui il Comune ha relazione diretta”. Venanzi aggiunge: “È importante distinguere chiaramente le competenze pubbliche dalle decisioni che spettano agli operatori privati. Il nostro unico obiettivo da subito è stato quello di promuovere il rilancio economico della città, favorire nuovi investimenti e rendere il nostro centro storico sempre più attrattivo. Le procedure di assegnazione hanno seguito un percorso amministrativo autonomo, chiaro e trasparente. L’arrivo di Lush rappresenta un risultato positivo per il commercio cittadino e per la valorizzazione di uno spazio importante del nostro centro storico”.


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