La Guardia di finanza in Regione, il governatore Acquaroli inferocito: «Pistarelli mi ha tradito»

«Buongiorno». «Lo è, un buongiorno?». Il viso è scuro, addolorato. Cammina per i corridoi del settimo piano di Palazzo Raffaello come se fossero carboni ardenti. Tra i difetti che si possono addebitare al governatore Acquaroli, non c’è la disonestà: scoprire che il suo ex capo di Gabinetto Pistarelli è coinvolto in un’inchiesta che lo vede accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, è peggio di una coltellata.
Decisioni da rivedere
«Mi sento tradito. E in colpa per avergli dato fiducia, ce l’ho messo io in quel ruolo. Mai mi sarei aspettato una cosa del genere», confida ai suoi. Sulle nomine ci sono ampi margini di miglioramento, obiettivamente. Ma se Bruschini all’Atim c’era arrivato con un bando e Santori alla Svem con l’endorsement della Lega, per Pistarelli il discorso è diverso: quello del capo di Gabinetto è un incarico fiduciario. È furente, il presidente: le notizie arrivano col contagocce, ma già i contorni sono foschi. Di prima mattina serra i ranghi della Regione per capire se ci siano funzionari infedeli indagati. Almeno dentro il Palazzo no, tutti lavorano ai loro posti: magra consolazione.
Fiamme gialle in casa
La Guardia di finanza è in una stanza poco distante per parlare con rappresentanti dell’Erdis e della Regione, singolarmente e tutti insieme. «Sono il primo ad essere arrabbiato e a sentirsi preso in giro», si sfoga Acquaroli con l’entourage tra una riunione e l’altra. Solo intorno alle 20 pubblica un video sui suoi profili social per esternare ciò che prova: «Non è stata una giornata facile, ma questo video è dovuto nei confronti della comunità marchigiana e di coloro che collaborano con noi a livello istituzionale». Il caleidoscopio di emozioni di un giovedì da dimenticare: «Prima l’incredulità e poi un misto tra amarezza e delusione. Se le accuse rivolte al mio ex capo di Gabinetto dovessero trovare conferma, se fosse vero, si potrebbe parlare di tradimento». Su più fronti. Il primo: «Nei confronti della comunità marchigiana, dei territori colpiti dal sisma del 2016 e di quanti confidavano nel nostro lavoro per riavere quanto gli era stato tolto in quei momenti drammatici». Il secondo, più intimo e personale: «Un tradimento nei confronti di chi l’ha scelto per rappresentare i valori in cui crede e di chi lo ha scelto per farsi aiutare nella sfida di migliorare le condizioni della nostra regione. Un tradimento nei confronti di chi ha creduto in lui, cioè il sottoscritto».
La distanza
Il pensiero corre a 6 anni fa, al momento in cui ha piazzato in campo i giocatori che lo avrebbero affiancato nella delicata partita da governatore: «Quando ho fatto quella scelta, all’inizio del mio mandato del 2020, sicuramente non potevo nemmeno immaginare lontanamente giornate come questa. So che quanto detto sarà oggetto, da parte di tanti, di critica e polemica. Però mi sentivo di condividere con la comunità marchigiana, che rappresento, il mio stato d’animo». La giornata da incubo si chiude, ma la scabrosa ombra che si è allungata sulla ricostruzione resta lì. Col senno di poi, Acquaroli riporterebbe indietro le lancette a quel 13 novembre 2020 per dissuadere il se stesso di allora dal conferire a Pistarelli un incarico di così alto profilo, che gli ha fruttato 90mila euro lordi l’anno fino al 12 dicembre, quando si è dimesso. «È stato dimesso», si erano subito affrettati a dire gli esponenti di FdI più vicini ad Acquaroli. Perché che qualcosa in Pistarelli non andasse, il governatore lo aveva capito. Tanto che nel rinnovargli il contratto a inizio novembre 2025, gli aveva dato solo 3 mesi di vita. «E cercati qualcos’altro perché poi te ne vai», la parafrasi delle sue parole.
Gemelli diversi
I due si conoscono da 30 anni, una vita trascorsa tra le fila del centrodestra marchigiano. Uno (Pistarelli) di Macerata; l’altro (Acquaroli) di Potenza Picena. Una vicinanza politica e geografica, ma una distanza siderale nell’approccio alla res publica. L’idillio iniziato nel 2020 si è incrinato in primis «perché quando lo cerchi non lo trovi mai, il lavoro non fa per lui», l’identikit di Pistarelli fatto a Palazzo Raffaello. Ma ora che è esplosa questa granata declinata in corruzione e associazione a delinquere, viene il dubbio che Acquaroli avesse scoperto anche altro sul suo ex capo di Gabinetto che non gli era piaciuto. Il passato non si cambia, ma l’insegnamento per il futuro va colto. Le Marche lo pretendono.




