Mattarella: “I salari adeguati non sono un costo, i lavoratori non siano asserviti alle macchine”
No a una società “divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti tanti Lazzaro”.
Davanti ai maestri del lavoro, premiati con le stelle al merito al Quirinale, Sergio Mattarella, fa un ragionamento largo sul lavoro. Avverte: “Non intendiamo che possano svilupparsi – anche attraverso un uso perverso di logaritmi – nuove insidiose forme di asservimento”.
Dice: “Nessuno può essere asservito a ciascuno”.
È un tempo di rivolta. Ricco di inquietudini. Il Sud si ribella. I giovani scendono in piazza. Mattarella torna a difendere “il primato della persona”. Un primato che “va ribadito nelle vorticose trasformazioni che rischiano di incoraggiare pretese egemoniche di tecnocrazie che utilizzano le stesse tecno-scienze alle volte per ottenere un potere basato non sulla democrazia bensì sul profitto economico”.

Poi parla dei robot che potranno sostituire i lavoratori. La previsione interroga “il rapporto tra persona e lavoro. Vorremmo evitare che, tra qualche decennio, questa cerimonia possa essere sostituita da un concorso per l’umanoide più solerte”.
In sala parte un caldo applauso. Risate amare.
Dipende da noi, impedirlo. Mattarella lo dice chiaramente: “Non intendiamo rinunciare alla centralità della persona”.
Come? “Le tecnologie sempre più complesse, fino alle ultime generazioni dell’intelligenza artificiale, vanno rese alleate del benessere e della civiltà umana. Non dobbiamo temerle né guardarle con ostilità, con un tardivo ritorno neo-luddista”.
Dignità del lavoratore, quindi. L’Europa deve vigilare. Come? “Avversando atteggiamenti secondo i quali una appropriata dinamica salariale anziché rappresentare il corrispettivo della dignità del lavoratore sia costo da ridurre per ottenere competitività, mentre, al contrario, gli investimenti diretti alla sostituzione della forza lavoro”.
Source link




