Basilicata

Crotone, l’ex consigliere regionale Sculco: «Le perizie sulle intercettazioni mi scagionano»

Dopo la richiesta di condanna a 21 anni nel maxi processo Glicine in corso a Crotone l’ex consigliere regionale Sculco si difende


CROTONE – Le perizie sulle trascrizioni delle intercettazioni dimostrerebbero l’estraneità di Enzo Sculco ai fatti contestati dalla Dda di Catanzaro nel maxi processo “Glicine-Acheruntia”. È questo il perno della conferenza stampa convocata dall’ex consigliere regionale e dal suo difensore, l’avvocato Mario Nigro, all’indomani della requisitoria con cui il pm Antimafia Alessandro Rho ha chiesto nei suoi confronti una condanna a 21 anni di reclusione, ritenendolo promotore di un comitato d’affari politico-istituzionale con legami con la ‘ndrangheta.

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L’autodifesa di Sculco

L’ex esponente politico ha aperto l’incontro ripercorrendo la genesi dell’attività d’indagine a suo carico e contestando l’impostazione della Procura. «Dal 2014 su richiesta del procuratore Guarascio vengo intercettato, per 8 anni non si riscontra nulla e allora vanno a prendere il pentito Francesco Farao e si inventano Maurizio Del Poggetto che non conoscevo». Sculco ha rivendicato la linea tenuta in aula e l’apporto delle perizie foniche disposte dal Tribunale. «Ho avuto voglia di intervenire più volte nel corso del processo e il Collegio giudicante me lo ha consentito. Dalla perizia sulle trascrizioni delle intercettazioni emerge che nel colloquio sulla Fiera mariana io non ci sono, e questo lo denuncerò. Il pm torna all’età della pietra e ignora gli sviluppi del dibattimento, come dimostra la memoria di 2500 pagine da lui depositata».

L’analisi delle intercettazioni

Entrando nel merito di singoli episodi, l’ex consigliere ha citato alcuni passaggi dell’inchiesta. «Crugliano Pantisano chiedeva un incarico in Provincia e per accreditarsi fa riferimento a un portatore di voti a San Leonardo di Cutro ma io osservo che quella è zona minata». Sul volume delle attività captative ha aggiunto: «Mi hanno intercetto Ros, Dia, Guardia di finanza, polizia di Stato. Ma le mie migliori amiche sono le intercettazioni. L’accusa che mi fa più male è il coinvolgimento di mia figlia Flora (l’ex consigliera regionale per cui la Dda di Catanzaro chiede 5 anni, ndr) che non c’entra nulla. Io mi difenderò con le unghie e con i denti e non mollerò un minuto per ottenere giustizia. La perizia chiarisce che non ho pronunciato io l’espressione “il cognato della ‘ndrangheta”. Prendo voti a Cirò Marina perché è la mia seconda patria e là ho svolto attività di sindacalista Cisl occupandomi della vertenza Sali italiani e non certo per l’appoggio del clan. Parleremo con prove in mano come già fatto. Prove ulteriormente rafforzate dalle perizie».

L’intervento dell’avvocato Nigro

A delineare il quadro tecnico-giuridico è stato poi l’avvocato Nigro, che ha criticato la sovrapposizione tra la fase delle indagini e gli esiti della fase dibattimentale. «L’ufficio d’accusa porta avanti la tesi che sosteneva nel corso delle indagini preliminari. Il pentito Francesco Farao, per esempio, viene smentito da nostri testimoni e lui stesso in aula sostiene di non aver votato Flora Sculco. Un pm non vince il processo se Sculco viene condannato, ma se Sculco ha commesso un reato e per questo viene condannato. Il pm ha l’obbligo di non trascurare le prove a favore dell’imputato ma non lo ha fatto».

Quelle «differenze siderali»

Nigro si è quindi soffermato sulle «differenze siderali» che esisterebbero tra i brogliacci della polizia giudiziaria e le trascrizioni peritali. «Cento udienze, 71 faldoni di perizia, 12 anni di intercettazioni continue di quattro forze di polizia e alla fine abbiamo una richiesta biblica. Ma non c’è una sola conversazione in cui Sculco dice “faccio questo in cambio di questo”, come emerge dalle intercettazioni periziate. Sculco ha dalla sua parte la mafia? Ma Sculco disconosce Maurizio Del Poggetto che peraltro non è dimostrato che apporti vantaggio alla cosca Megna».

Il difensore ha infine censurato la qualificazione giuridica e l’impostazione generale dell’accusa: «Non c’è nesso eziologico tra l’associazione mafiosa e i reati contro la PA. Non c’è una sola intercettazione da cui si ricava che Sculco abbia incassato un solo centesimo per commettere un reato».


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