Esposizione storica del tartufo a Città di Castello

Non c’è dubbio che il tempo non fa che accrescere il fascino del tartufo. E che man mano che questo sapore deciso, forte e per alcuni insopportabile, raggiunge latitudini lontane, ne diventa maggiore l’attrazione, la domanda ma anche la curiosità. Anche quella di tipo culturale: dalla scoperta, alla cerca e fino alla valorizzazione.
Un secondo museo del tartufo nasce in Umbria, questa volta a Città di Castello, viene annunciato con oltre 200 pezzi che raccontano la storia dei cavatori. Non è ancora chiaro quanto questa iniziativa ambisca ad essere muse o quanto una esposizione ancorché permanente. Tuttavia l’ambizione di chi l’ha realizzato sembra essere quella di affermarlo come museo.
Questa volta nasce dalla passione di Saverio Bianconi, 72 anni, per raccontare la storia della cerca e cavatura del tartufo. A Città di Castello, una stanza della sua residenza e del laboratorio raccoglie oltre 200 oggetti, libri e documenti che si incaricano di raccontare la tradizione dei tartufai dell’Altotevere.
Ci sono vanghini, bilance di precisione, bisacce, la bicicletta del cavatore e testi rari, tra cui una pagina sul tartufo tratta da un erbario del Cinquecento attribuito a Mattioli. Tra i pezzi curiosi figurano un tartufo cresciuto dentro una chiocciola, uno sviluppatosi in un ramo secco e una grande affettatrice recuperata in un mercatino. La raccolta ripercorre anche le tecniche di ricerca più antiche, quando si utilizzavano sia i cani sia i maiali.
La cerca e cavatura del tartufo è riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. In Umbria il principale riferimento museale già strutturato è il Museo del Tartufo Urbani di Scheggino, in Valnerina, dedicato alla storia della famiglia che ha contribuito allo sviluppo della lavorazione e commercializzazione del prodotto. La raccolta di Bianconi si aggiunge a questo patrimonio, anche se non risulta censita come museo autonomo con apertura permanente.
In Italia esistono altre realtà dedicate al settore, dal Museo del Tartufo di San Giovanni d’Asso, in Toscana, al Mudet di Alba, in Piemonte, legato alla Fiera internazionale del tartufo bianco, fino al Trumu di Borgocarbonara, in Lombardia, e al Museo del Tartufo di Fragno, in provincia di Parma. Anche Francia e Spagna hanno strutture specializzate, tra cui la Maison de la Truffe et du Tricastin e il Museo de la Trufa di Metauten.
La raccolta tifernate sarà in parte esposta durante la 46ª edizione del Salone nazionale del Tartufo bianco pregiato, in programma a Città di Castello dal 31 ottobre al 1° novembre e nei fine settimana del 7-8 e 14-15 novembre. Il programma prevede mercato del tartufo, prodotti del territorio, cucina, showcooking ed eventi.
Il Consorzio Pro-Centro ha annunciato allestimenti nel centro storico, con piante stagionali e bandiere dedicate al tartufo, oltre a menù a tema nei locali aderenti. L’obiettivo è coinvolgere il centro cittadino durante i tre fine settimana della manifestazione.
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